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Francesca Leone per la prima volta in Spagna

Si intitola Domus la prima personale di Francesca Leone (Roma, 1964) a Madrid. Il titolo allude all’edificio che la ospita, il patio de caballos al piano terra dell’ottocentesco Palacio de Gaviria, recuperato dopo i recenti restauri come spazio per l’arte contemporanea. Dove fino a qualche tempo fa c’erano solo negozietti pieni di paccottiglia, ora c’è un piccolo luminoso cortile coperto, sul quale si affacciano tre ampie sale. Nei saloni nobili al primo piano, invece, Arthemisia ha allestito un’ampia retrospettiva dedicata a Tamara de Lempicka.

LA SECONDA VITA DEGLI SCARTI DELL’EDILIZIA

Una ventina di opere di Francesca Leone si integrano con il tono decadente del palazzo costruito dal marchese di Gaviria nella metà del XIX secolo. I materiali di scarto dell’edilizia, provenienti da discariche, veri e propri ferri vecchi assemblati dall’artista con forza passionale, riprendono vita ed emanano poeticità. Ci sono grandi pezzi di lamiera dipinti a olio, e giuntati da sottili griglie, dove oltre gli squarci e la ruggine si scorgono echi di paesaggi naturali; grandi lastre di cemento armato, scrostate e irregolari, che con un suggestivo montaggio lasciano intravvedere giganti dettagli di volti dipinti alla maniera classica, imprigionati dietro grate di metallo arrugginito. Un fregio di lamiera lungo venti metri, decorato con macchie a olio con effetti naturalistici, dialoga con il fregio in gesso già esistente in una sala, che simula la decorazione di una domus romana; lastre di cemento verticali sono decorate con elementi acuminati o piccoli dettagli geometrici: danno vista agli austeri Monaci, serie creata per la recente mostra al Real Albergo dei Poveri di Palermo.

Francesca Leone. Domus. Installation view at Palacio de Gaviria, Madrid 2018
Francesca Leone. Domus. Installation view at Palacio de Gaviria, Madrid 2018

RESTI UMANI SOTTO UNA GRIGLIA

Ma è senza dubbio l’adattamento allo spazio di Our Trash ‒ installazione già presentata alla Triennale di Milano nel 2015 ‒ l’opera che più colpisce a Madrid. Si può camminare sulla grande griglia d’acciaio ricoperta in plexiglass, come quelle dei comuni marciapiedi, nella quale sono incastonati, come delicati fiori in un giardino di pattumiera, i resti inconsapevoli del passaggio umano: mozziconi, carte di caramelle, pezzi di plastica colorata.
La mia è un’opera di denuncia ma anche di rivincita”, spiega l’artista romana, figlia del celebre regista cinematografico Sergio Leone. “Non voglio essere brutale, cerco sempre una nota di poesia, di armonia e di leggerezza negli oggetti in disuso che recupero. Nella mia arte non c`è solo il richiamo al degrado dell’ambiente, ma anche alla memoria, al paesaggio interiore”.
Evidente il richiamo all’Arte Povera, e in particolare a Giuseppe Uncini, per la forte valenza concettuale dei materiali impiegati. “Francesca ha la capacità di rileggere in chiave contemporanea la tradizione pittorica e scultorica del Novecento”, spiega Danilo Eccher, curatore della mostra. “Interviene infatti con dettagli poetici come la pittura per trasformare la brutalità degli elementi che utilizza”.

RICORDI CINEMATOGRAFICI DI SPAGNA

Proveniente da una celebre famiglia di artisti, da bambina Francesca ha trascorso intere estati in Andalusia, dove il padre Sergio girava i mitici spaghetti western. “Della Spagna ho dei bellissimi ricordi: avevo solo quattro, cinque anni e con mio padre trascorsi lunghe giornate in mezzo alla natura. Ho ancora in mente le lande deserte e i sapori del cibo spagnolo, l’arroz con leche e il profumo del churro”.

Federica Lonati

Madrid // fino al 30 novembre 2018
Francesca Leone ‒ Domus
PALACIO DE GAVIRIA
Calle Arenal 9

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