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Young Digitals e Artribune: sinergia su Instagram per raccontare la mostra di Marina Abramović

Uno storytelling interattivo per raccontare l’arte contemporanea. È questo l’obiettivo della collaborazione tra Artribune e Young Digitals. Lo studio creativo digitale vi porterà dentro la mostra di Marina Abramović a Firenze usando solo le stories di Instagram. Appuntamento sul canale di Artribune mercoledì 14 novembre

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I ”Fragili tesori dei Principi” in mostra a Palazzo Pitti

I ”Fragili tesori dei Principi

Dal 13 novembre al 10 marzo 2019, una esposizione a cura di Rita Balleri, Andreina d’Aglian e Claudia Lehner-Jobst, realizzata in collaborazione con la collezione del Principe di Liechtenstein (Vaduz-Vienna)

FIRENZE – Prende il via, martedì 13 novembre, la mostra “Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze”, allestita nelle sale del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti. 

La rassegna racconta lo stretto legame tra due manifatture, quella di Richard Ginori a Doccia a Sesto Fiorentino, le cui porcellane prodotte riflettevano un gusto internazionale, che teneva conto della tradizione fiorentina, ma anche degli influssi del lontano Oriente e in particolare cinesi, e quella viennese fondata nel 1718 da Claudius Innocentius Du Paquier. 

In esposizione porcellane, dipinti, sculture, commessi in pietra dura, cere, avori, cristalli, arazzi, arredi e incisioni.

Per prosperare, la manifattura fiorentina doveva aprirsi anche alle novità provenienti da fuori, e l’atmosfera e la produzione artistica – a Doccia, ma in generale nella Firenze dei Lorena erano improntate a un criterio di eccellenza cosmopolita. La porcellana non fa eccezione, e diventa non solo lo specchio di quanto veniva sperimentato nelle altre forme d’arte, ma riflette altresì tutta una serie di abitudini e mode sociali, in un’epoca di grandi cambiamenti, anche alimentari. Nel 1663 i Medici si procacciarono per primi, importandola dalla Spagna, la cioccolata, e fu subito amore. 

Come spiegato dal direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, la cioccolata e il caffè ”resero necessaria la creazione di nuovi oggetti e di vasellame, che possiamo immaginarci tintinnare e splendere nel Kaffeehaus fatto erigere apposta a Boboli su progetto di Zanobi del Rosso, terminato nel 1785 circa (e che riaprirà a breve, dopo una campagna di restauri). Un altro gioiello architettonico voluto da Pietro Leopoldo, rotondo e bombato, ispirato al barocchetto viennese: è una costruzione di mattoni e calce, ma da lontano sembra una fantasia in porcellana di Doccia, quasi una chicchera gigante, con una cupoletta per coperchio”. 

Johann Kräftner, direttore del Lechtenstein The Princely Collections, Vaduz-Vienna, sottolinea: “La collaborazione europea e un pensiero che travalica i confini nazionali si manifestano nelle vicende delle due Manifatture, appartenenti a una storia comune di governo e collezionismo confluite in questa stessa rassegna espositiva che si deve all’attuale cooperazione tra le due istituzioni e i loro collaboratori e collaboratrici. Una mostra che ripercorre questa lunga storia non a Vienna, dove venne già esaminata nella esposizione Barocker Luxus Porzellan del 2005, bensì a Firenze, dove le idee hanno trovato un comune terreno fertile”.

Le opere in esposizione provengono da prestiti nazionali e internazionali, dai più importanti musei europei e statunitensi, oltre a diverse collezioni private.

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I ”Fragili tesori dei Principi” in mostra a Palazzo Pitti

I ”Fragili tesori dei Principi

Dal 13 novembre al 10 marzo 2019, una esposizione a cura di Rita Balleri, Andreina d’Aglian e Claudia Lehner-Jobst, realizzata in collaborazione con la collezione del Principe di Liechtenstein (Vaduz-Vienna)

FIRENZE – Prende il via, martedì 13 novembre, la mostra “Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze”, allestita nelle sale del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti. 

La rassegna racconta lo stretto legame tra due manifatture, quella di Richard Ginori a Doccia a Sesto Fiorentino, le cui porcellane prodotte riflettevano un gusto internazionale, che teneva conto della tradizione fiorentina, ma anche degli influssi del lontano Oriente e in particolare cinesi, e quella viennese fondata nel 1718 da Claudius Innocentius Du Paquier. 

In esposizione porcellane, dipinti, sculture, commessi in pietra dura, cere, avori, cristalli, arazzi, arredi e incisioni.

Per prosperare, la manifattura fiorentina doveva aprirsi anche alle novità provenienti da fuori, e l’atmosfera e la produzione artistica – a Doccia, ma in generale nella Firenze dei Lorena erano improntate a un criterio di eccellenza cosmopolita. La porcellana non fa eccezione, e diventa non solo lo specchio di quanto veniva sperimentato nelle altre forme d’arte, ma riflette altresì tutta una serie di abitudini e mode sociali, in un’epoca di grandi cambiamenti, anche alimentari. Nel 1663 i Medici si procacciarono per primi, importandola dalla Spagna, la cioccolata, e fu subito amore. 

Come spiegato dal direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, la cioccolata e il caffè ”resero necessaria la creazione di nuovi oggetti e di vasellame, che possiamo immaginarci tintinnare e splendere nel Kaffeehaus fatto erigere apposta a Boboli su progetto di Zanobi del Rosso, terminato nel 1785 circa (e che riaprirà a breve, dopo una campagna di restauri). Un altro gioiello architettonico voluto da Pietro Leopoldo, rotondo e bombato, ispirato al barocchetto viennese: è una costruzione di mattoni e calce, ma da lontano sembra una fantasia in porcellana di Doccia, quasi una chicchera gigante, con una cupoletta per coperchio”. 

Johann Kräftner, direttore del Lechtenstein The Princely Collections, Vaduz-Vienna, sottolinea: “La collaborazione europea e un pensiero che travalica i confini nazionali si manifestano nelle vicende delle due Manifatture, appartenenti a una storia comune di governo e collezionismo confluite in questa stessa rassegna espositiva che si deve all’attuale cooperazione tra le due istituzioni e i loro collaboratori e collaboratrici. Una mostra che ripercorre questa lunga storia non a Vienna, dove venne già esaminata nella esposizione Barocker Luxus Porzellan del 2005, bensì a Firenze, dove le idee hanno trovato un comune terreno fertile”.

Le opere in esposizione provengono da prestiti nazionali e internazionali, dai più importanti musei europei e statunitensi, oltre a diverse collezioni private.

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