Chimica, fisica, psiche, spirito. Riccardo Angelini nelle Marche

Tomav – Torre di Moresco Centro Arti Visive ‒ fino al 20 gennaio 2019. Delicata e complessa è l’operazione tecnica che produce le opere in esposizione a Moresco, e delicata e complessa è la lettura che emerge da esse e dall’allestimento “coclide” che la torre eptagonale del Tomav consente. Quattro i piani espositivi, come quattro i livelli di lettura.

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Quattro artiste donne italiane, attive dal Cinquecento all’Ottocento, in asta da Sotheby’s New York

Fede Galizia,

Mercoledì 30 gennaio saranno messe all’incanto alcune opere di pittrici, da Fede Galizia ad Artemisia Gentileschi, da Giulia Lama ad Antonietta Brandeis nella piccola sezione“The female triumphant”

NEW YORK – All’asta dei “Master Paintings” di Sotheby’s a New York di mercoledì 30 gennaio verrà proposta una piccola ma preziosa sezione di opere, dal titolo “The female triumphant”, realizzate da quattro artiste donne italiane, attive dal Cinquecento all’Ottocento. 

Si tratta delle opere di Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Giulia Lama ed Antonietta Brandeis. In particolare di Fede Galizia (Milano 1578-1630), una delle figure più significative nella pittura di nature morte, figlia del pittore Nunzio Galizia, viene proposto il dipinto “Vaso di vetro con pesche, fiori di gelsomino, mele cotogne e una cavalletta”, opera stimata 2/3 milioni di dollari. Il dipinto è una delle 20 nature morte di Galizia che sono giunte fino a noi.

Artemisia Gentileschi (Roma 1593-Napoli 1656), figlia di Orazio Gentileschi, sicuramente la più celebre pittrice dell’età moderna, viene presentata in asta con il dipinto “San Sebastiano e Irene”. Il dipinto, stimato 400/600 mila dollari, rappresenta Irene e Lucina che soccorrono amorevolmente il disertore Sebastiano ferito da diverse frecciate.

Si tratta di una scena realizzata in stile caravaggesco con una sola fonte di luce proveniente dall’interno della composizione: una candela accesa. Artificio questo che contribuisce a dare maggior teatralità e dramma al dipinto. L’opera è stata datata dagli esperti intorno al 1630, dopo l’arrivo a Napoli dell’artista. Il dipinto è stato paragonato a “Giuditta e la sua serva” (1625-1630), conservato al Detroit Institute of Art, e all’“Annunciazione” (1630), custodita al Museo di Capodimonte di Napoli. 

 

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