A Palazzo Albergati di Bologna arrivano i “rivoluzionari del ‘900”

Marcel Duchamp LHOOQ 1919

In mostra uno dei periodi più dirompenti di tutta la storia dell’arte. Marcel Duchamp, Man Ray, René Magritte, Max Ernst, Francis Picabia, Kurt Schwitters, Salvador Dalì: il gotha del Dada e del Surrealismo completato dalla presenza del più “giovane” ma altrettanto eversivo Jackson Pollock

BOLOGNA – Marcel Duchamp, Man Ray, René Magritte, Max Ernst, Francis Picabia, Kurt Schwitters, Salvador Dalì, I rivoluzionari del ‘900” sono protagonisti dal 17 ottobre a Palazzo Albergati di Bologna. La mostra a cura di Amina Kamien-Kazhdan e David Rockefeller offre una rara occasione di trovarsi a tu per tu con un numero incredibile di opere icona, come la dissacrante “Gioconda con i baffi” di Duchamp o Le Chateau de Pyrenees di Magritte e poi ancora l’eccentrico Surrealist Essay di Dalì, il ready made duchampiano Waistcoat for Benjamin Peret, la paradossale Main Ray di Man Ray, i mondi visionari di Yves Tanguy, i ritratti scomposti di Picabia. Sono in totale 180 le opere in esposizione tra quadri, sculture, fotografie, collage, ready-made, più una serie di preziosi documenti. Completa il percorso espositivo la presenza del più “giovane” ma altrettanto eversivo Jackson Pollock.

Gran parte dei pezzi in mostra per “Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del ‘900”  è approdata all’Israel Museum tra il 1972 e il 1998 dalla leggendaria raccolta milanese di Arturo Schwarz, uno dei collezionisti più atipici nel panorama italiano.

Matteo Scardovelli, amico e per alcuni anni collaboratore di Schwarz, racconta: “Nell’inverno 2005-2006 mi trovavo a casa sua per aiutarlo a sistemare l’enorme biblioteca. Fuori aveva iniziato a nevicare. Per ripulire il vialetto di casa Arturo stava dando istruzioni al maggiordomo di usare un badile che teneva nel suo studio, ma che in realtà è un’opera di Marcel Duchamp (Anticipo del braccio rotto, 1915). L’ho fermato all’ultimo minuto, altrimenti avrebbe davvero utilizzato un’opera d’arte per spalare la neve! Questo mostra quanto Arturo sia surrealista non tanto nell’estetica, ma in primo luogo nel modo di vivere e di vedere le cose. ‘Il surrealismo è una filosofia di vita’, l’ho sentito ripetere qualche decina di volte”. 

Il percorso della mostra si articola in sezioni dedicate ai temi più cari a Surrealisti e Dada, come “Illusioni e paesaggi da sogno” o “Automatismo, biomorfismo e metamorfosi”, per scoprire le più inquietanti ibridazioni tra umano, organico e inorganico. “Meravigliose giustapposizioni” sorprenderà con fotomontaggi, collage e spiazzanti assemblaggi di oggetti, mentre “Desiderio” esplorerà il mito della donna nelle sue declinazioni più oscure, tra cui il celebre Le rêve de Vénus di Dalì. 

La mostra sarà visitabile fino all’11 febbraio 2018. “Se pensate che la rivoluzione sia un televisore HD forse questa mostra non fa per voi”.

Vademecum

Dal 16 Ottobre 2017 al 11 Febbraio 2018
Bologna, Palazzo Albergati
Biglietto: intero € 14, ridotto € 12 (65 anni compiuti (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti;
studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento);
militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili;
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti);
dipendenti e agenti (muniti di badge) e clienti (muniti di dem nominale) Generali Italia).
Gratuito bambini fino a 4 anni non compiuti e altre categorie
Info: +39 051 030141
www.palazzoalbergati.com

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Archeologia. Trovati in Eritrea i resti di due chiese paleocristiane

Archeologia. Trovati in Eritrea i resti di due chiese paleocristiane

La scoperta conferma come nel Corno d’Africa il cristianesimo si diffuse molto presto consolidandosi dopo l’editto di Costantino. La ricostruzione delle due chiese e di altri reperti saranno in mostra a novembre al Museo Castiglioni di Varese

MILANO – Sono stati rinvenuti in Eritrea alcuni resti di quelle che possono considerarsi le chiese più antiche del Corno d’Africa. A riportare alla luce i reperti è stata una missione archeologica italo-eritrea che è al lavoro sul posto dal 2011 e che ha già riportato alla luce  l’antico porto di Adulis sulle rive del Mar Rosso. 

Il team è guidato dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni e comprende  archeologi dell’UniversitàCattolica di Milano, dell’Università Orientale di Napoli, ed è affiancato dagli architetti del Politecnico di Milano, incaricati del restauro dei monumenti portati alla luce dagli scavi. Responsabile scientifica delle missioni è la Prof.ssa Serena Massa (Universita’ Cattolica di Milano).

I resti delle due chiese paleocristiane venute alla luce, una delle quali risalente alla seconda  metà del IV secolo a dimostrazione della precoce espansione del Cristianesimo nella zona pochi decenni dopo l’Editto di Costantino che, nel 313 d.C., saranno protagonisti,  insieme ad altri reperti, di una mostra che si terrà al Museo Castiglioni di Varese a partire dal 17 novembre. 

Le due chiese saranno ricostruite prendendo spunto da quanto emerso dagli scavi. 

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Inaugurata ArtVerona. Per quattro giorni la città si veste di cultura, arte e bellezza

Inaugurata ArtVerona. Per quattro giorni la città si veste di cultura, arte e bellezza

La 13ª edizione della rassegna, in programma fino a lunedì 16 ottobre, si presenta come un evento diffuso in molti luoghi conosciuti e da scoprire di Verona. Grazie al portafoglio di manifestazioni la fiera fa della cultura l’elemento trasversale che unisce il mondo dell’impresa

VERONA  Al via ArtVerona | Art Project Fair che nella mattina del 13 ottobre è stata inaugurata alla presenza di Romano Artoni, consigliere di amministrazione di Veronafiere, Adriana Polveroni, nuova direttrice Artistica di ArtVerona, Federico Sboarina, Sindaco di Verona, Pino Caldana, Vicepresidente della Provincia di Verona, Elisa De Berti, Assessore della Regione Veneto. 

Durante la serata del 13 e del 14 ottobre saranno inaugurate le mostre “Il mio corpo nel tempo. Lüthi, Ontani, Opalka” alla Galleria d’Arte Moderna A. Forti (13 ottobre-28 gennaio) e “Iconoclash. Il conflitto delle immagini”  al Museo di Castelvecchio (13 ottobre-7 gennaio), e la performance di Daniel Spoerri dal titolo “Banchetto Palindromo” in scena al Palazzo dei Mutilati (14 ottobre).

Per snocciolare qualche numero relativo alla Fiera dedicata al Moderno e al Contemporaneo ricordiamo che quest’anno sono presenti oltre 140 gallerie, di cui 35 presenti per la prima volta, 14 nuove realtà indipendenti e 20 nel settore editoria, 480 coppie di collezionisti vip italiani e stranieri ospitati in città, 30 in più rispetto al 2016.

In questi giorni saranno molti gli appuntamenti che daranno attenzione anche al mondo dei giovani, sia artisti che potenziali collezionisti. In particolare il Festival Veronetta, un progetto d’arte partecipativa che interessa l’omonimo quartiere sull’asse di via XX Settembre, una delle zone più vivaci della “swinging” Verona.

Ricordando che la Fiera è anche un momento di connessione con il mondo dell’impresa, Romano Artoni, consigliere di amministrazione Veronafiere, ha sottolineato: “La possibilità di proporre occasioni di sinergia tra mondo dell’arte e quello dell’impresa, quali protagonisti all’interno di contesti di business di eccellenza a livello mondiale come quello dello vino, del marmo, dell’equitazione può essere un’importante chiave di sviluppo per ArtVerona e del business dei propri espositori. Dal punto di vista artistico negli ultimi anni ArtVerona ha disegnato il proprio profilo, rispetto ai competitor italiani, puntando principalmente sulla valorizzazione del sistema dell’arte italiano, mettendo al centro la vocazione alla ricerca e alla sperimentazione artistica, la propensione al talent scouting e il supporto di giovani leve, siano esse artisti, galleristi, collezionisti o curatori”.

Agenda eventi importanti di venerdì 13 ottobre:

ore 14.30 Saluto di benvenuto di Adriana Polveroni, direttrice artistica di ArtVerona

Area Talk (padiglione 12)

ore 19.30 Inaugurazione mostra “Il mio corpo nel tempo. Luethi, Ontani, Opalka” Galleria d’Arte Moderna A. Forti Palazzo della Ragione Cortile Mercato Vecchio, 6 Verona

Agenda eventi importanti di sabato 14 ottobre:

ore 14.30 “Il collezionismo di ieri e di oggi nell’ottica dei Family Office. L’arte come ponte tra generazioni”

A seguire: presentazione dei risultati dell’indagine condotta da ArtVerona e Collezione da Tiffany che

traccia il profilo del collezionista italiano. Area Talk (padiglione 12)

ore 19.30 Inaugurazione mostra “Iconoclash. Il conflitto delle immagini”

Museo di Castelvecchio Corso Castelvecchio, 1 Verona

ore 21.00 Cena Palindroma di Daniel Spoerri

(evento riservato, per prenotazioni: vip@artverona.it; info@boxartgallery.com; tel. 045 8298425 045 8000176)

Palazzo dei Mutilati, Via dei Mutilati, 8 Verona

Info e orari su www.artverona.it

 

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Scouting tra gli stand

Verona. Nata nel 2004 con l’ambizione di essere un punto di riferimento per il sistema italiano dell’arte moderna e contemporanea, ArtVerona apre la stagione fieristica in Italia. La 13ma edizione si svolge a Veronafiere dal 13 al 16 ottobre ed è la prima diretta da Adriana Polveroni.Rimanendo nel solco tracciato dal predecessore Andrea Bruciati (chiamato a dirigere Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli), la giornalista e critica d’arte concede una maggiore apertura agli espositori stranieri, che passano dai cinque dello scorso anno a una decina. L’idea, in sostanza, è di puntare anche su artisti e gallerie italiani presenti all’estero e su gallerie straniere attive in Italia. Non per «inseguire un’internazionalità di secondo livello, spiega Silvia Evangelisti (già a capo di ArteFiera a Bologna e ora consulente nel board della fiera veronese e presidente della commissione del Premio Icona). Il tema non è quello di un’assoluta nazionalità, bensì quello della qualità delle proposte selezionate con attenzione e rigore».È un obiettivo supportato dalla partnership con l’Angamc-Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea. Delle 140 gallerie selezionate, trenta partecipano per la prima volta. La dimensione internazionale è concentrata nella sezione «Grand Tour» con cinque espositori (su sei) provenienti dall’estero (tra questi Emalin di Londra e Rolando Anselmi di Berlino). Nella sezione Scouting, che insieme alla precedente costituisce una novità, giovani talenti proposti da sedici gallerie. Confermate la Main Section, con 110 gallerie di spicco (tra cui De Primi Fine Art di Lugano, Guidi&Schoen di Genova, i torinesi Peola e Mazzoleni, Poleschi Arte di Lucca e Milano e la fiorentina Tornabuoni); Raw Zone, con progetti monografici e sperimentali di otto espositori e i8-spazi indipendenti, con quattordici partecipanti.Non manca l’area riservata a editoria e servizi per l’arte con venti stand. Tra le varie iniziative da segnalare in fiera, «Free Stage», un progetto della Polveroni che coinvolge giovani artisti non ancora rappresentati da gallerie, promossi da colleghi delle generazioni precedenti.

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Florence Biennale. Premio “Lorenzo il Magnifico”

Florence Biennale. Premio

I prestigiosi riconoscimenti sono stati assegnati  a Ars Aevi – Museo di arte contemporanea di Sarajevo nella persona di Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto e all’artista ghanese El Anatsui

FIRENZE – Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto Ars Aevi, nasce a Banja Luka, Bosnia Erzegovina, nel 1946. Dal 1947 vive a Sarajevo. L’idea del Progetto Ars Aevi è nata a Sarajevo nella primavera del 1992, e dall’anno seguente Hadžiomerspahić si è dedicato alla costituzione di una collezione d’arte contemporanea per Sarajevo. L’architetto Renzo Piano ha i suoi progetti architettonici per il futuro Museo di Sarajevo. Nel 2016 l’Unione Europea ha compiuto uno studio di fattibilità per la costruzione del Museo Ars Aevi a Sarajevo. Frattanto, il Consiglio Comunale della città di Sarajevo ha approvato l’iniziativa di candidare il Progetto Ars Aevi al Premio Nobel per la pace nell’anno 2018. Recentemente il Consiglio comunale di Sarajevo ha preso la decisione di trasformare la Fondazione Ars Aevi in un Ente pubblico della città denominato “Museo di Arte Contemporanea Ars Aevi” di Sarajevo. Molte sono le persone che hanno svolto un ruolo significativo nei vent’anni del processo di costituzione della Collezione Ars Aevi, inclusi Claudio Martini, Massimo Cacciari, Marco Baccin e altri soggetti illustri. Molti di loro sono direttori artistici di musei europei che si sono impegnati nel coinvolgere artisti e possibili benefattori nella formazione della Collezione di Ars Aevi, costituita dai contributi qui menzionati. La Florence Biennale conferisce il Premio Speciale “Lorenzo il Magnifico” al costituendo Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo quale progetto ispirato a principi di pace per un futuro all’insegna della creatività nella vita di una città che ha subito devastazioni.

Il 13 ottobre è stato conferito il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera all’artista ghanese El Anatsui.  Nato nel 1944 ad Anyanko, nella regione del Volta in Ghana, El Anatsui è cresciuto in una missione e si è formato al College of Art di quella che oggi è la Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumase. Dal 1975 è docente alla University of Nigeria-Nsukka (UNN) nella provincia di Enugu e da alcuni anni è a capo del Dipartimento di Scultura. Vive e lavora a Nsukka, pur mantenendo uno stretto legame con il suo Paese natale, le cui espressioni culturali – insieme ad altri retaggi dell’Africa e alle suggestioni dell’Occidente – hanno ispirato il suo fare creativo. Emerge come artista a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in un periodo dominato dai movimenti nati nel cosiddetto “continente nero” ormai indipendente dall’impero britannico, e debutta con la sua prima mostra personale in Nigeria nel 1976.

Nel 1980 vince la residenza d’artista alla Cummington Community of the Arts in Massachussets, esperienza che eleva la sua sensibilità di artista e gli apre scenari internazionali. Soprattutto agli inizi della sua carriera El Anatsui impiega materiali naturali quali il legno, una presenza costante nella sua produzione artistica che si ritrova per esempio in Club Windows (2002) e Devotees (1987). Di argilla e manganese sono Chambers of Memory (1977), la serie Broken Pots (1978) e Gbeze (1979), opere che accendono una riflessione sul ciclo vitale degli oggetti promuovendo il concetto di rinnovamento, rinascita, reincarnazione e dunque speranza in opposizione a morte, distruzione, disintegrazione e degrado. Recuperando oggetti usati e parti di essi, El Anatsui realizza lavori tesi a richiamare l’attenzione sul rapporto Uomo-Natura, per esempio Earth’s Skin (2008), ma soprattutto sulle dinamiche relazionali e culturali nella società contemporanea come in They Saw Us through Puffs of Smoke (2011) e Stressed World.

Queste e molte altre installazioni in foggia di grande arazzo evocano l’estetica e il simbolismo del kente, il tessuto che il padre dell’artista soleva tessere rinnovando la tradizione degli Ewe e degli Ashanti in Ghana, abili anche nella lavorazione dei tessili e dei metalli. La parola gawu, che nella lingua degli Ewe può significare sia “metallo” sia “mantello pregiato”, riassume in sé il senso dei lavori che El Anatsui ha realizzato con filo di rame e metallo recuperato da rifiuti quali lattine, anelli e/o tappi di alluminio da bottiglie di liquori, grattugie di ferro e lastre per la stampa disperse nel territorio della Nigeria come di altri Paesi che stentano a riciclare i prodotti di un “sistema alieno” a fine vita. El Anatsui restituisce loro un’aura preziosa come l’oro in opere di straordinaria bellezza e originalità, che paiono avvalorare la teoria dell’esistenza di un “magnetismo vitale” negli elementi e in tutte le cose inanimate formulata da Franz Anton Mesmer. Questo anche perché la “fluidità”, la policromia e la “trasparenza” delle installazioni “tessil-metalliche” dell’artista, fanno si che esse appaiano come presenze dinamiche, mutevoli.

Oggi El Anatsui vanta 50 anni di carriera, raccontata nella monografia El Anatsui: Art & Life di Susan M. Vogel (Prestel, 2012) e nel film diretto dalla stessa autrice, Fold Crumple Crush: the Art of El Anatsui (2011).

Quest’anno la Florence Biennale conferisce a El Anatsui il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera “per aver magistralmente intrecciato memorie e significati nel suo rappresentare l’essenza dell’Africa ispirando un pubblico globale attraverso la riscoperta dell’inestricabile rapporto fra Uomo e Natura. La sua arte si estrinseca in innumerevoli lavori di grande impatto visivo realizzati sperimentando creativamente materiali di recupero quali metalli e legno, con cui ha mostrato al mondo che ‘la povertà dei materiali impiegati nell’arte non preclude in alcun modo il raccontare storie meravigliose di grande ricchezza”.

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Florence Biennale. Premio “Lorenzo il Magnifico”

Florence Biennale. Premio

I prestigiosi riconoscimenti sono stati assegnati  a Ars Aevi – Museo di arte contemporanea di Sarajevo nella persona di Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto e all’artista ghanese El Anatsui

FIRENZE – Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto Ars Aevi, nasce a Banja Luka, Bosnia Erzegovina, nel 1946. Dal 1947 vive a Sarajevo. L’idea del Progetto Ars Aevi è nata a Sarajevo nella primavera del 1992, e dall’anno seguente Hadžiomerspahić si è dedicato alla costituzione di una collezione d’arte contemporanea per Sarajevo. L’architetto Renzo Piano ha i suoi progetti architettonici per il futuro Museo di Sarajevo. Nel 2016 l’Unione Europea ha compiuto uno studio di fattibilità per la costruzione del Museo Ars Aevi a Sarajevo. Frattanto, il Consiglio Comunale della città di Sarajevo ha approvato l’iniziativa di candidare il Progetto Ars Aevi al Premio Nobel per la pace nell’anno 2018. Recentemente il Consiglio comunale di Sarajevo ha preso la decisione di trasformare la Fondazione Ars Aevi in un Ente pubblico della città denominato “Museo di Arte Contemporanea Ars Aevi” di Sarajevo. Molte sono le persone che hanno svolto un ruolo significativo nei vent’anni del processo di costituzione della Collezione Ars Aevi, inclusi Claudio Martini, Massimo Cacciari, Marco Baccin e altri soggetti illustri. Molti di loro sono direttori artistici di musei europei che si sono impegnati nel coinvolgere artisti e possibili benefattori nella formazione della Collezione di Ars Aevi, costituita dai contributi qui menzionati. La Florence Biennale conferisce il Premio Speciale “Lorenzo il Magnifico” al costituendo Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo quale progetto ispirato a principi di pace per un futuro all’insegna della creatività nella vita di una città che ha subito devastazioni.

Il 13 ottobre è stato conferito il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera all’artista ghanese El Anatsui.  Nato nel 1944 ad Anyanko, nella regione del Volta in Ghana, El Anatsui è cresciuto in una missione e si è formato al College of Art di quella che oggi è la Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumase. Dal 1975 è docente alla University of Nigeria-Nsukka (UNN) nella provincia di Enugu e da alcuni anni è a capo del Dipartimento di Scultura. Vive e lavora a Nsukka, pur mantenendo uno stretto legame con il suo Paese natale, le cui espressioni culturali – insieme ad altri retaggi dell’Africa e alle suggestioni dell’Occidente – hanno ispirato il suo fare creativo. Emerge come artista a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in un periodo dominato dai movimenti nati nel cosiddetto “continente nero” ormai indipendente dall’impero britannico, e debutta con la sua prima mostra personale in Nigeria nel 1976.

Nel 1980 vince la residenza d’artista alla Cummington Community of the Arts in Massachussets, esperienza che eleva la sua sensibilità di artista e gli apre scenari internazionali. Soprattutto agli inizi della sua carriera El Anatsui impiega materiali naturali quali il legno, una presenza costante nella sua produzione artistica che si ritrova per esempio in Club Windows (2002) e Devotees (1987). Di argilla e manganese sono Chambers of Memory (1977), la serie Broken Pots (1978) e Gbeze (1979), opere che accendono una riflessione sul ciclo vitale degli oggetti promuovendo il concetto di rinnovamento, rinascita, reincarnazione e dunque speranza in opposizione a morte, distruzione, disintegrazione e degrado. Recuperando oggetti usati e parti di essi, El Anatsui realizza lavori tesi a richiamare l’attenzione sul rapporto Uomo-Natura, per esempio Earth’s Skin (2008), ma soprattutto sulle dinamiche relazionali e culturali nella società contemporanea come in They Saw Us through Puffs of Smoke (2011) e Stressed World.

Queste e molte altre installazioni in foggia di grande arazzo evocano l’estetica e il simbolismo del kente, il tessuto che il padre dell’artista soleva tessere rinnovando la tradizione degli Ewe e degli Ashanti in Ghana, abili anche nella lavorazione dei tessili e dei metalli. La parola gawu, che nella lingua degli Ewe può significare sia “metallo” sia “mantello pregiato”, riassume in sé il senso dei lavori che El Anatsui ha realizzato con filo di rame e metallo recuperato da rifiuti quali lattine, anelli e/o tappi di alluminio da bottiglie di liquori, grattugie di ferro e lastre per la stampa disperse nel territorio della Nigeria come di altri Paesi che stentano a riciclare i prodotti di un “sistema alieno” a fine vita. El Anatsui restituisce loro un’aura preziosa come l’oro in opere di straordinaria bellezza e originalità, che paiono avvalorare la teoria dell’esistenza di un “magnetismo vitale” negli elementi e in tutte le cose inanimate formulata da Franz Anton Mesmer. Questo anche perché la “fluidità”, la policromia e la “trasparenza” delle installazioni “tessil-metalliche” dell’artista, fanno si che esse appaiano come presenze dinamiche, mutevoli.

Oggi El Anatsui vanta 50 anni di carriera, raccontata nella monografia El Anatsui: Art & Life di Susan M. Vogel (Prestel, 2012) e nel film diretto dalla stessa autrice, Fold Crumple Crush: the Art of El Anatsui (2011).

Quest’anno la Florence Biennale conferisce a El Anatsui il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera “per aver magistralmente intrecciato memorie e significati nel suo rappresentare l’essenza dell’Africa ispirando un pubblico globale attraverso la riscoperta dell’inestricabile rapporto fra Uomo e Natura. La sua arte si estrinseca in innumerevoli lavori di grande impatto visivo realizzati sperimentando creativamente materiali di recupero quali metalli e legno, con cui ha mostrato al mondo che ‘la povertà dei materiali impiegati nell’arte non preclude in alcun modo il raccontare storie meravigliose di grande ricchezza”.

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Siracusa. Alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo la mostra “Dialogica”

Siracusa. Alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo la mostra

L’evento è inserito tra quelli della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci. Opere pittoriche, progetti fotografici e video disegnano un percorso espositivo parallelo a quello della Galleria

SIRACUSA Dialogica. atemporali.connessioni.contemporanee, a cura di Francesco Piazza, è la nostra che sarà inaugurata sabato 14 ottobre presso la Galleria regionale di Palazzo Bellomo alla presenza del direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti culturali Dott. Lorenzo Guzzardi.

L’evento, inserito tra quelli della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), vuole essere un omaggio alla vitale attualità delle opere d’arte antica ed insieme un dialogo con i maestri del passato. Sono 14 gli artisti che hanno realizzato opere di grande impatto emotivo, pensate appositamente per essere inserite nel percorso museale della Galleria. 

Gli artisti di Dialogica sono: Evita Andùiar, Romina Bassu, Giuseppe Bombaci, Davide Bramante, Riccardo Brugnone, Andrea Buglisi, Claudio Cavallaro, Simone Geraci, Francesco Lauretta, Ettore Pinelli, Giacomo Rizzo, Massimiliano Usai, Giovanni Viola, William Marc Zanghi. 

La mostra sarà visitabile negli orari di apertura del Museo. In occasione della chiusura di sabato 2 dicembre Massimiliano Usai e Roberto Vitale si esibiranno in un live di musica e poesia nel cortile di Palazzo Bellomo. 

Vademecum

Galleria regionale di Palazzo Bellomo
“Dialogica. atemporali.connessioni.contemporanee”
Ingresso gratuito alla Galleria il 14 ottobre in occasione della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani).
Palazzo Bellomo
via Capodieci, 14 – 96100 Siracusa
tel. 093169511 – fax 093169529
www.regione.sicilia.it/beniculturali/palazzobellomo
polomuseale.sr@regione.sicilia.it
galleria.palazzobellomo@pec.regione.sicilia.it
Vernissage 14 ottobre ore 17,00.
Orari della mostra dal 15 ottobre al 2 dicembre 2017:
da martedì a sabato ore 9-19;
domenica 15 ottobre, 5 e 19 novembre ore 9-13.30;
domenica 22 e 29 ottobre, 12 e 26 novembre ore 14-19.30;
ultimo ingresso fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura

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“L’Adorazione dei pastori” del Perugino in mostra a Milano

Adorazione dei pastori di Perugino, 1502 - particolare

Dal 20 ottobre al 28 gennaio 2018, il Museo diocesano Carlo Maria Martini del capoluogo lombardo ospiterà il dipinto proveniente dalla Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia

MILANO –  Capolavoro indiscusso della maturità di Pietro Vannucci, detto il Perugino, il dipinto su tavola fa parte di un polittico eseguito, in più di 20 anni, per la chiesa di sant’Agostino a Perugia, su commissione dei frati agostiniani nel 1502. Alla morte del pittore, mancavano alcune rifiniture. Si trattava infatti di una grandiosa pala d’altare, a più scomparti e su più registri, che doveva essere alta più di otto metri e che era formata da oltre 30 tavole. Già nel 1654 l’imponente struttura venne smontata e divisa in due parti. Da quel momento le tavole furono disperse e oltre di esse si trovano oggi in Francia, a causa delle requisizioni fatte dalle truppe napoleoniche nel 1797, negli Stati Uniti, come il San Bartolomeo conservato a Birmingham in Alabama, o proprio a Perugia, nella chiesa di San Pietro, dove si trova il Cristo sorretto da Nicodemo tra la Madonna dolente e San Giovanni Evangelista. 

A sinistra della tavola, si scorge l’annuncio degli angeli ai pastori, che compaiono anche al centro, in adorazione, mentre sulla destra si trovano il bue e l’asinello. Al centro, tra due angeli, la colomba dello Spirito Santo e, in primo piano, Maria e Giuseppe adorano il Bambino, appoggiato a terra e protetto solo da un lembo del manto della Vergine. 

Lo stile di Perugino segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere che, a partire da Raffaello, il più importante tra i suoi allievi, segnerà la nascita della maniera moderna. 

La mostra, a cura di Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano e di Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, è accompagnata da  un catalogo Silvana editoriale con testi di Mons. Luca Bressan, Rosa Giorgi, Nadia Righi e Marco Pierini.

Il progetto di allestimento, curato dall’arch. Alessandro Colombo dello Studio Cerri & Associati, cercherà di suggerire lo spazio architettonico a cui era destinata l’opera e di rievocare il grandioso polittico di cui era parte.

Vademecum

L’ADORAZIONE DEI PASTORI DI PERUGINO
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)
20 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi)
La biglietteria chiude alle ore 17.30
Biglietti (Museo Diocesano + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari)
Intero: 8 euro
Ridotto individuale: 6 euro
Ridotto gruppi adulti (parrocchie incluse, almeno 15 persone): 6 euro
Ridotto scuole e oratori: 4 euro
 

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