Arata Isozaki è il vincitore del Pritzker Prize 2019, il “Nobel dell’architettura”

Arata Isozaki è il vincitore del Pritzker Prize 2019,  il

L’archistar giapponese è l’ottavo architetto a ricevere il prestigioso riconoscimento internazionale dalla Hyatt Foundation

WASHINGTON – Arata Isozaki con le sue opere indica il superamento “della struttura dell’architettura per sollevare domande che trascendono le epoche e i confini”, è inoltre capace di creare “edifici di grande qualità fuori da ogni categoria”. Con questa motivazione la giuria ha assegnato all’architetto giapponese il Pritzker Prize 2019, considerato il “Nobel dell’architettura”. 

Laureato all’Università di Tokyo nel 1954, Isozaki è stato allievo di Kenzo Tange e ha fatto parte del suo studio. Nel 1963 ha fondato l’Arata Isozaki Atelier, oggi Arata Isozaki & Associates.  In Italia, nel 1999 un suo progetto ha vinto la gara internazionale per la nuova uscita monumentale degli Uffizi a Firenze, di cui è stato completato il progetto esecutivo, ma è in attesa di essere realizzato. Sempre in Italia il visionario architetto è conosciuto per aver realizzato il Palasport Olimpico di Torino per le Olimpiadi invernali del 2006, e per aver realizzato a Milano la ‘Torre Isozaki’ (‘Torre Allianz’ o ‘Il Dritto’), che si trova nel quartiere CityLife di Milano e che con i suoi 209 metri è il secondo edificio più alto d’Italia dopo la Torre Unicredit, sempre a Milano.

Tra gli oltre 100 edifici progettati, Isozaki ha firmato il Museo di Arte Contemporanea di Los Angeles, il Palau Sant Jordi di Barcellona, il Padiglione del Te a Tokyo, la stazione marittima e il palazzetto dello sport a Salerno, la Qatar National Library.

In Italia ha fondato nel 2005, insieme ad Andrea Maffei, lo studio Arata Isozaki & Andrea Maffei Associati srl a Milano. 

E’ inoltre membro del Building Council del Giappone, socio onorario dell’Accademia Tiberina a Roma e dell’Istituto Americano degli Architetti, membro onorario del Bund Deutscher Architekten, Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. 

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