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Abitare nell’opera. Mika Rottenberg a Bologna

Non si può dire che il MAMbo di Bologna non abbia una sensibilità verso l’arte al femminile, perlomeno nella scelta oculata che ha caratterizzato la programmazione degli ultimi anni.
Da Tacita Dean, Rachel Whiteread, Brigitte March Niedermair e Catherine Wagner, ospitate nel Museo Morandi in dialogo con la collezione bolognese dell’indiscusso maestro della solitudine degli oggetti, all’originale esposizione dedicata a Ginevra Grigolo e alla sua galleria G7, l’attenzione al ruolo delle artiste, e in generale delle donne che con l’arte hanno una forte relazione, è indubitabile.
La mostra di Mika Rottenberg (Buenos Aires, 1976) prosegue questo viaggio nella Sala delle ciminiere con undici opere, tre delle quali realizzate appositamente per l’occasione, grazie alla collaborazione con Goldsmiths Centre for Contemporary Art London e Kunsthaus Bregenz.
Vincitrice nel 2019 del premio intitolato a Kurt Schwitters, il maestro del sublime ridicolo come è stato definito da alcuni, l’artista nata in Argentina, ma con passaporto israeliano e americano, condivide con l’eccentrico dadaista tedesco alcuni tratti stilistici più che tematici.

Mika Rottenberg, Smoky Lips (Study #4), 2018-19. Installation view at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019. Photo credit Giorgio Bianchi _ Comune di Bologna. Courtesy l’artista e Hauser & Wirth
Mika Rottenberg, Smoky Lips (Study #4), 2018-19. Installation view at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019. Photo credit Giorgio Bianchi _ Comune di Bologna. Courtesy l’artista e Hauser & Wirth

TRASLOCARE NELL’OPERA

Scriveva Valerio Magrelli in una poesia dedicata a Schwitters: “Che idea, abitare dentro una scultura! / Che idea, traslocare nell’opera!, e proprio quell’idea continua a essere praticata dalla Rottenberg che obbliga a chinare la testa per vedere i suoi pretestuosi (nel senso che sono un pre-testo) video, fare percorsi obbligati, vivere tutto lo spazio espositivo come parte della sua opera. “(Ma l’opera è una casa di proprietà o in affitto?)”, continuava Magrelli: e il quesito si ripropone anche nella mostra al MAMbo, quando si entra nella vasta area del salone e una fila di visitatori aspetta ordinata per osservare dentro il piccolissimo antro di Smoky Lips (Study #4), una bocca in silicone a grandezza naturale. Da questa protuberanza inusuale sul bianco manto del muro esce un po’ di fumo, come se le labbra avessero appena dato un tiro a una sigaretta, e dentro l’antro lo spettatore voyeur scopre un bizzarro video dal sapore surrealista. Ci si chiede dunque, di chi è quest’opera? Del muro del museo, degli spettatori che ne fanno parte, degli strani personaggi che abitano il piccolo spazio di questa bocca surreale?

Mika Rottenberg, NoNoseKnows, 2015. Installation view at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019. Photo credit Giorgio Bianchi _ Comune di Bologna. Courtesy l’artista e Hauser & Wirth
Mika Rottenberg, NoNoseKnows, 2015. Installation view at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2019. Photo credit Giorgio Bianchi _ Comune di Bologna. Courtesy l’artista e Hauser & Wirth

UN GIOCO CHE FUNZIONA

Il gioco funziona, la fila è lunga. Lo spettatore viene sempre messo in posizione scomoda, ma può anche sorridere, imbarazzato del suo spazio di ingombro in mezzo a personaggi che starnutendo producono piatti bizzarri di cibo, conigli (che per una volta non abitano un cappello) e incidenti visivi vari.
La critica della società di massa, della catena di montaggio (del lontanissimo Ford), rimane come il fumo che fuoriesce dalla bocca rifatta, leggera e quasi trasparente sullo sfondo del grottesco.

Elettra Stamboulis

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