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Zoom Foto Festival Canada. 3 italiani tra i migliori fotogiornalisti del mondo

“Non ho strategie per farmi accettare dai soggetti che fotografo. Credo sia un grande privilegio essere messo a parte degli aspetti più intimi e magari dolorosi della vita di qualcuno. Uso la macchina per raccontare quello che succede, con la speranza che vedere realtà nascoste o situate in luoghi remoti quasi inaccessibili possa dare a chi guarda una chiave di lettura sul mondo. Ogni storia, che sia nei volti delle donne guatemalteche ixil o nei corpi degli abitanti di origine haitiana colpiti di recente alle Bahamas, è un microcosmo”. Ha risposto così l’ingegnere e fine storyteller Daniele Volpe a una domanda rivoltagli durante una presentazione nell’ambito della decima edizione di Zoom, il festival di fotogiornalismo canadese ideato dal visionario Michel Tremblay, che si svolge nel nord del Canada – già ne parlammo qui – trasformando la cittadina di Chicoutimi nella Perpignan del Québec.

Faccilongo e Magnani (foto di Daniele Volpe)
Faccilongo e Magnani (foto di Daniele Volpe)

 LO ZOOM FOTO FESTIVAL 2019

Quest’anno sono stati proprio tre italiani a proporre alcuni tra i reportage più intrisi di umanità (e umanesimo) dell’intero festival che consta di 23 mostre. I fotogiornalisti di Zoom sono in gran parte “boreali” – Brett Gundlock, Laurence Butet-Roch, Cody Punter, Chris Donovan, Kassandra Reynolds, Martin Tremblay, Renaud Philippe, Adrienne Suprenant offrono tutti un punto di vista sul o del Canada – ma spiccano anche lo sloveno Matjaz Krivic con la sua serie potente ipnotica sul litio, e l’inglese Nigel Dickinson che getta luce sugli effetti dell’industria della carne; e poi il sudafricano Brent Stirton con le immagini di falchi e falconeria nei paesi arabi, e la franco-spagnola Catalina Martin-Chico col reportage sulle donne combattenti delle FARC, vincitore quest’anno del World Press Photo che a queste latitudini estreme viene mostrato nel posto più suggestivo della valle del Saguenay: la Pulperie, lo stabilimento di fine ’800 restaurato in un intervento di archeologia industriale. Il complesso degli edifici della “Compagnie de Pulpe de Chicoutimi” fu uno dei maggiori al mondo e l’immensa ricchezza forestale delle montagne aveva spinto la crescita della compagnia, che diventò in breve tempo l’esportatore di pasta di cellulosa più noto a livello internazionale – Chicoutimi divenne la capitale mondiale della “polpa” che avrebbe rifornito l’Inghilterra durante la prima guerra mondiale. 

Zoom Foto Festival Canada. Ph. Francesca Magnani
Zoom Foto Festival Canada. Ph. Francesca Magnani

LA PRESENZA ITALIANA ALLO ZOOM FOTO FESTIVAL

È qui, e nell’hangar marittimo poco distante che espongono pure gli altri due nostri connazionali oltre alla Volpe: Nicolò Filippo Rosso, che dopo una laurea in Lettere a Torino, con una tesi sul teatro e le marionette, è approdato anni fa in Colombia diventandone nel corso del tempo accorato e riconosciuto cantore, e che mostra una serie di immagini in un potente bianco e nero sulle conseguenze della siccità nella zona de La Guajira, Abbandonati nella polvere; e poi il reporter romano Antonio Faccilongo, che ha mostrato in un pomeriggio piovoso dalla luce quasi artica, lo slideshow del suo progetto in fieri ultrapremiato sulla Palestina, Habibi. In pochi minuti, in inglese, con padronanza e dolcezza, nella stanza di un edificio di un paesino remoto sull’orlo di un fiordo boreale ricoperto di foresta, a ore di guida dall’aeroporto di Quebec City, ha riempito lo spazio di curiosità ed emozione usando, lui come gli altri due fotografi, parole e immagini ed espressioni come solo gli italiani sanno fare. 

– Francesca Magnani 

Fino al 10 novembre 2019
Zoom Photo Festival
Fiordo di Saguenay, Quebec
www.zoomphotofestival.ca

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