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Vergogna Villa Croce: il museo di arte contemporanea di Genova ridotto a circolo ricreativo

L’infinita querelle che riguarda Villa Croce, l’ormai ex museo d’arte contemporanea di Genova, assume contorni sempre più inquietanti. Talmente assurdi da sembrare una barzelletta e invece, purtroppo, non c’è proprio niente da ridere. Anzi, è proprio il caso di dire non ci resta che piangere, parafrasando il famoso film di Troisi e Benigni. Dopo chiusure improvvise, mostre saltate, team curatoriale insediato e immediatamente allontanato, le ultime notizie raccontano del museo ridotto a circolo ricreativo tra corsi di pilates, di yoga e, tanto per non farsi mancare nulla, a location per la festa degli Ultras della Sampdoria, che si è svolta tra venerdì 8 e sabato 9 giugno a Villa Croce con bandiere e striscioni a coprire la facciata dell’edificio protetto dalla Soprintendenza per i beni archeologici, le belle arti e il paesaggio. E tra segnalazioni dei cittadini, che lamentano il mancato rispetto della funzione dell’edificio, e post offensivi di Mario Mondini, legale rappresentante di Open Srl, la società che dovrebbe gestire i servizi museali, scoppia inevitabilmente la polemica. Proviamo a ricostruire la vicenda con tutti i suoi paradossali sviluppi.

LA VICENDA

Carlo Antonelli. Photo Gaia Cambiaggi
Carlo Antonelli. Photo Gaia Cambiaggi

Il museo d’arte contemporanea di Genova, da mesi vive una condizione che non ha precedenti nella storia museale italiana. Una querelle infinita iniziata il 18 gennaio con la decisione da parte di Open Srl di non aprire il museo al pubblico a causa dello scarso numero di visitatori e di costi di gestione troppo alti rispetto agli incassi. Decisione arrivata all’improvviso, pochi giorni dopo l’insediamento di Carlo Antonelli, il nuovo curatore scelto in seguito ad un bando internazionale, la cui nomina è diventata effettiva a partire dal 1 gennaio 2018. Situazione paradossale che ha portato Antonelli e Anna Daneri, l’altra curatrice di Villa Croce, a non poter espletare il proprio progetto curatoriale e a congelare il programma espositivo presentato in sede di concorso e, di fatto, mai realizzato. Mesi di lavoro saltati, mostre già programmate e non inaugurate, eventi collaterali non realizzati ed un clima incandescente che rende il futuro del museo quanto mai incerto e che rischia di buttare alle ortiche l’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni anche dal curatore precedente, Ilaria Bonacossa, per riportare il museo all’interno del sistema dell’arte italiano.

UN MUSEO DISTRUTTO

Dopo l’allontanamento del team curatoriale, composto da Carlo Antonelli e Anna Daneri, il ritiro di AmiXi, l’associazione culturale che dal 2012 sostiene anche economicamente Villa Croce, la denuncia di Amaci, l’associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, oggi il museo è lasciato completamente in balia di eventi di dubbio gusto. Basta scorrere la pagina Facebook “Eventi Villa Croce” per ritrovarsi immersi in improbabili attività ricreative che spaziano dai corsi di pilates e di yoga, bagni armonici con gong e campane, feste swing, affitto della sala conferenze con tanto di listino prezzi, fiere-mercato e chi più ne ha più ne metta. La cosa che più sconvolge di tutta la vicenda è l’indifferenza totale dell’amministrazione comunale che pure avrebbe in gestione il museo. Indifferenza che spesso sfocia in un appoggio alle “iniziative” che si svolgono nel museo che lascia davvero basiti. A partire proprio dalla discussa festa degli Ultras della Sampdoria. Ad attaccare la giunta di centrodestra, capitanata dal sindaco Bucci, per la scelta di concedere la location ai tifosi blucerchiati è Amixi di Villa Croce, associazione che racchiude gli sponsor e i sostenitori del Museo di arte contemporanea di Genova, che non ha gradito la destinazione di un luogo di cultura come Villa Croce a un gruppo organizzato di tifosi. Sul piede di guerra anche i residenti della zona che si sono lamentati per gli schiamazzi che si sarebbero protratti fino a tarda notte.

I POST IMBARAZZANTI SU FACEBOOK

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato un post sulla pagina Facebook “Eventi Villa Croce“, pubblicato dapprima anonimamente, poi firmato da Mario Mondini, legale rappresentante di Open srl, ed infine rimosso. “Venerdì 8 e sabato 9 è stata esposta in una sala polivalente del piano terra del Museo Villa Croce”, si legge nel post poi rimosso, “la Coppa Italia, vinta dalla Sampdoria, con accesso al pubblico. Venerdì abbiamo contato 384 visitatori, sabato 642. Certo non è un’opera d’arte contemporanea, ma il museo ha avuto tanti visitatori, cosa che non accadeva da anni, dal mortorio iniziato dalla Bonacossa e terminato con “Vita Morte e Miracoli” Antonelli (25 visitatori di media settimanale). Adesso… superando la lenta burocrazia generata da quella mediocrità della falsa sinistra insita in tanti funzionari ancora assunti… daremo luce alla Collezione e inizieremo un programma di Mostre temporanee che daranno nuovamente vita al Museo come aveva fatto, a suo tempo, la direttrice Sandra Solimano”. Accuse pesantissime che hanno irritato evidentemente l’amministrazione al punto che Mondini ha dovuto fare marcia indietro, addossarsi la responsabilità di quanto scritto in precedenza e scusarsi pubblicamente “con tutti i cittadini e con il Comune di Genova per le parole scortesi scritte“.  Mondini non è nuovo ad uscite infelici visto che in passato aveva già risposto con una battuta omofoba alle critiche del presidente degli “AmiXi”, Andrea Fustinoni, toccando la sfera privata di una persona in un ambito che nulla a che fare con la gestione museale.

LA COMPLICITÀ DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA

Per difendere la scelta della Giunta, invece, scende in campo Elisa Serafini, Assessore al Marketing Territoriale, Cultura e Politiche per i giovani, che, con un post sulla propria pagina Facebook, ha attaccato i genovesi che si lamentano: “Un grande saluto alla Genova che mugugna da parte di Gloria, Federico, Serena, Davide, Christian e tutti i piccoli tifosi della Sampdoria che hanno scoperto in questi due giorni il Parco e il Museo di Villa Croce, nonostante i boicottaggi, nonostante le strumentalizzazioni, nonostante tutto. In tutto il mondo le squadre di calcio, basket o football sono parte dell’identità di una città, e sono integrate nelle politiche di promozione e aggregazione, in modo intelligente e costruttivo, senza preclusioni o pregiudizi. Se vi foste trovati a Chicago, non sareste stati incuriositi dalla festa dei Chicago Bulls? O magari dei Dolphins di Miami? L’unico errore commesso – con la massima buona fede degli organizzatori – è stato quello di appendere alcuni striscioni: rimossi dopo poche ore dalla segnalazione. Ma solo chi non fa nulla, non può mai sbagliare. In due giorni nessun danno al museo o al parco, ordinanze e limiti rispettati, 2000 persone da Genova, Italia e Francia nel Parco, 700 accessi al Museo, una valanga di bambini, famiglie, musica dal vivo, la promessa di una raccolta fondi per Parco e Museo e, infine, un solo grande messaggio: “questo luogo non sapevamo neanche che esistesse: ci torneremo”.

L’AMAREZZA DEI CURATORI

Elisa Montessori, veduta installazione, Vita morte miracoli. Courtesy dell'artista e Galleria Monitor
Elisa Montessori, veduta installazione, Vita morte miracoli. Courtesy dell’artista e Galleria Monitor

E l’amarezza di chi ha lavorato a lungo ad un progetto culturale che è stato poi distrutto è davvero tanta. Preferisce non commentare la vicenda Carlo Antonelli. Parla, invece, Anna Daneri, l’altra metà del team. “Le dichiarazioni del legale rappresentante di Open Srl non ci stupiscono”, sottolinea Anna Daneri ad Artribune, “perché la macchina del fango è stata alimentata da mesi e sembra essere l’unica voce ascoltata dall’amministrazione. Tutto questo risulta ancora più strano perché ha colpito anche il programma culturale mio e di Carlo Antonelli che era al suo esordio, selezionato tra oltre 60 progetti internazionali, e che andava a rispondere alle esigenze della città partendo da temi, come quello della longevità, intorno alla quale si è sviluppata la prima mostra che, al contrario di quello che sostiene Mondini, è stato un grande successo di pubblico: alla sola inaugurazione sono intervenute oltre 500 persone e tanti hanno partecipato al public program”. Amarezza che sentiamo di condividere come professionisti dell’arte. È davvero questa la fine che merita oggi in Italia un museo?

–       Mariacristina Ferraioli

 

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