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Venezia, al via il rilancio delle Procuratie Vecchie di Chipperfield Architects

È un progetto ambizioso e innovativo e non sarebbe stato possibile senza il dialogo con il Comune di Venezia. È importante ribadire che questo restauro non è finalizzato solo alla conservazione di un bene architettonico straordinario. Anzi, il vero obiettivo è la fruibilità, l’apertura alla comunità, l’esaltazione del complesso storico. Noi vogliamo dare al restauro un significato: vogliamo che il palazzo abbia una funzione sociale e, per questo, abbiamo deciso che la nostra Fondazione avrà sede nelle Procuratie Vecchie. Stiamo creando posti di lavoro, non legati al turismo, in Piazza San Marco. Questo luogo non sarà più abbandonato: diventerà un ambiente di lavoro e di incontro, sarà aperto e funzionale.” Con queste parole Philippe Donnet – Group CEO di Generali – ha introdotto il progetto di valorizzazione e restauro delle Procuratie Vecchie, uno degli edifici simbolo dell’iconica piazza veneziana, progettato da Bartolomeo Bon, con successivi interventi di Jacopo Sansovino. Dopo essersi aggiudicato il concorso nel 2017, lo studio David Chipperfield Architects Milan ha ottenuto sia l’autorizzazione da parte della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna – nel gennaio scorso -, sia il permesso di costruire dall’amministrazione comunale, a fine maggio. Un doppio nulla osta che rende così possibile l’avvio del processo finalizzato al rilancio della porzione dello storico edificio di proprietà di Generali. Il programma funzionale prevede due distinti obiettivi: il primo e il secondo piano ospiteranno uffici (che verranno concessi in locazione) e una sede della stessa Generali; il terzo livello, accessibile a tutti, sarà la “casa” della Fondazione The Human Safety Net. Quest’ultima disporrà di ambienti di lavoro, di un auditorium e di spazi espositivi “non artistici”, ovvero finalizzati alla presentazione dell’attività della “costola” di Generali, nata nel 2017, dedita a progetti di inclusione sociale in 19 Paesi. Inalterato il piano terra, con funzioni prevalentemente commerciali, che è escluso dall’intervento in quanto non di proprietà della committenza. L’incarico dello studio Chipperfield prevede la progettazione, fino alla fase definitiva, e la direzione artistica.

IL PROGETTO ARCHITETTONICO

In cinquecento anni di storia, le Procuratie Vecchie – in origine residenza dei procuratori di Venezia – hanno conosciuto fasi alterne, tra rimaneggiamenti (anche poco rispettosi dei caratteri peculiari), passaggi di proprietà, inutilizzo. Una condizione della quale il team di progettazione ha acquisito piena consapevolezza, tanto da ribadire – in conferenza stampa e nel corso della visita al cantiere – l’impossibilità di adottare un unico “gesto forte”, capace di identificare la “nuova vita” dell’edificio. Piuttosto, come ha ribadito lo stesso Chipperfield, si è preferito puntare su una pluralità di azioni: “Quando si lavora con gli edifici storici, bisogna capirne i limiti, che talvolta possono essere delle qualità. Questo progetto è definito da una serie di piccole idee, piuttosto che un’unica grande soluzione”, ha sottolineato il direttore della 13. Mostra Internazionale di Architettura. Le eterogenee caratteristiche degli spazi interni, solo in parte ancora dotati di elementi decorativi di pregio, hanno spinto i progettisti a orientarsi verso un recupero dei saperi artigianali veneziani: è questo uno dei criteri che unificherà l’opera. L’obiettivo, infatti, è un recupero coerente, in grado di rafforzare la (ritrovata) relazione tra lo spazio pubblico, l’edificio e l’identità locale. Per questo, terrazzo alla veneziana, pastellone e marmorino verranno impiegati nelle pavimentazioni; le pareti interne saranno trattate secondo la tecnica tradizionale della scialbatura, realizzata attraverso un sottile strato di intonaco, molto liquido. Applicato al di sopra delle pareti in laterizio, ne “lascia vedere tutti i cambiamenti storici, tutti i passaggi”, come ha precisato l’architetto Cristiano Billia, Associate Director di DCA.

ENTRO IL 2019 SARANNO RESTAURATI I GIARDINI REALI

Insieme ad ARUP Italia – consulente dello studio d’architettura in questo progetto – abbiamo sviluppato un progetto impiantistico molto complesso”, ha aggiunto Billia. “Per quanto riguarda il primo e il secondo piano, il passaggio della maggior parte degli impianti viene nascosto all’interno di alcuni controsoffitti. Al terzo piano, quello aperto al pubblico, il concetto è privilegiare gli impianti a pavimento. Qui, infatti, l’intenzione è rendere visibile la copertura, mostrando tutte le travi originarie, che fin qui sono state nascoste dai controsoffitti: raccontano, infatti, 500 anni di storia dell’edificio. Siamo in un edificio che ha delle esigenze da grande macchina contemporanea, ma ha 500 anni! Dall’esterno non si vedrà alcun impianto, naturalmente”, ha precisato ancora Billia. Tutte le centrali saranno invece alloggiate nel sottotetto o nei mezzanini, ovvero spazi non utilizzati e isolati acusticamente. Infine, il restauro degli adiacenti Giardini Reali, anch’esso incluso nel piano, sarà l’esito della partnership tra Venice Gardens Foundation e Generali. Dall’autunno 2019, superando uno “storico ponte levatoio” sarà possibile accedere a questo spazio verde nelle immediate vicinanze di Piazza San Marco.

– Valentina Silvestrini

https://davidchipperfield.com/

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