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Una mostra alla Fondazione Izolyatsia a Kiev riflette sul lavoro culturale. Con tanta Italia

Della Fondazione Izolyatsia abbiamo parlato più volte. Nel 2012 eravamo a Donestk in Ucraina a intervistare Luba Michailova l’imprenditrice, fondatrice dello spazio. Due anni dopo annunciavamo con rammarico lo “sfratto” dell’iniziativa culturale dalla città natale, a seguito della travagliata storia politica che ha interessato il paese e la distruzione delle opere site specific realizzate in collaborazione con la Galleria Continua, da parte dei separatisti ucraini. Fino alla riapertura a Kiev e lo sbarco a Venezia in occasione della Biennale nel 2016. Una storia complicata che non ha fermato però le attività della fondazione.

LA MOSTRA A KIEV

Una storia che continua anche oggi con la mostra che aprirà i battenti a Kiev il 13 settembre 2019, a cura di Alessandra Troncone e Kateryna Filyuk e che ancora una volta manifesta un forte legame tra le vicende di Izolyatsia e l’arte italiana. Non solo per la chiara origine di una delle due curatrici, ma anche per il coinvolgimento di un parterre di artisti provenienti dallo Stivale. Il progetto, intitolato The Corrosion of Charachter (l’uomo flessibile), dal famoso saggio di Richard Sennet sul tema della flessibilità (in tema di lavoro ovviamente), invita infatti Diego Cibelli, Antonio Della Guardia e Paolo Patelli, Giulio Squillacciotti e Giuditta Vendrame, insieme ai colleghi Egor Anzygin, Yevgenia BelorusetzNikita Liskov, Oleksiy Sai.

IL LAVORO CULTURALE

“La sede attuale di Izolyatsia e i suoi spazi espositivi si trovano in un’area dove convivono un cantiere navale e uno spazio molto ampio destinato al co-working per freelancer che lavorano nell’industria culturale e creativa”, ci spiega la curatrice Alessandra Troncone. Mentre il primo presenta ovviamente la routine degli orari fissi, il secondo invece richiede quella flessibilità che oggi ha modificato non solo i ritmi della vita professionale, ma anche la storia privata di tutti noi. Gli artisti (con il supporto della Quadriennale di Roma, dell’Ambasciata di Italia e dell’IIC di Kiev), riflettono su queste tematiche e su tale discrimine con una serie di interventi site specific di cui vi mostriamo le immagini.

-Santa Nastro

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LA MOSTRA A KIEV

Una storia che continua anche oggi con la mostra che aprirà i battenti a Kiev il 13 settembre 2019, a cura di Alessandra Troncone e Kateryna Filyuk e che ancora una volta manifesta un forte legame tra le vicende di Izolyatsia e l’arte italiana. Non solo per la chiara origine di una delle due curatrici, ma anche per il coinvolgimento di un parterre di artisti provenienti dallo Stivale. Il progetto, intitolato The Corrosion of Charachter (l’uomo flessibile), dal famoso saggio di Richard Sennet sul tema della flessibilità (in tema di lavoro ovviamente), invita infatti Diego Cibelli, Antonio Della Guardia e Paolo Patelli, Giulio Squillacciotti e Giuditta Vendrame, insieme ai colleghi Egor Anzygin, Yevgenia BelorusetzNikita Liskov, Oleksiy Sai.

IL LAVORO CULTURALE

“La sede attuale di Izolyatsia e i suoi spazi espositivi si trovano in un’area dove convivono un cantiere navale e uno spazio molto ampio destinato al co-working per freelancer che lavorano nell’industria culturale e creativa”, ci spiega la curatrice Alessandra Troncone. Mentre il primo presenta ovviamente la routine degli orari fissi, il secondo invece richiede quella flessibilità che oggi ha modificato non solo i ritmi della vita professionale, ma anche la storia privata di tutti noi. Gli artisti (con il supporto della Quadriennale di Roma, dell’Ambasciata di Italia e dell’IIC di Kiev), riflettono su queste tematiche e su tale discrimine con una serie di interventi site specific di cui vi mostriamo le immagini.

-Santa Nastro

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