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Tentativi di mediazione. Giovanni Termini a Pistoia

Anche l’arte è riconducibile ad azioni che avvengono nel tempo e nello spazio, e si attesta in quel territorio intermedio riservato ai profeti, ai sognatori, e appunto agli artisti. Un ex opificio potrebbe essere l’ambiente ideale per ricostruire “terre di mezzo”, spazi ibridi sospesi fra spirito e materia.
Giovanni Termini (Assoro, 1972) si muove tra fotografia manipolata e collage di calendari che disarticolano il corpo umano, riorganizzandolo in una nuova forma spaziale che ricorda gli analoghi esperimenti del Cubismo sintetico; a questi aggiunge l’impattante Tempo instabile. L’impressione, però, è quella di un lavoro concettualmente troppo limitato allo spazio in questione, che non riesce a esprimere compiutamente le tematiche scelte. Tuttavia, nell’orizzonte dell’ex capannone industriale, la mostra funziona, creando un percorso di memoria nello spazio, che ha un interessante punto di forza nel contrasto fra le grandi dimensioni dell’installazione e quelle ridotte delle opere grafiche.

Niccolò Lucarelli

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