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Spazi matriarcali e altri scivolamenti (V). Essere donna

Essere donna è un’altra cosa. Strana. Non siamo come gli uomini, non ci trattano da uomini ed è giusto così, in parte, perché siamo diversi anche se effettivamente non ci sono caratteri stabili e fissi di tipo femminile e maschile che possano permettere di tracciare una netta distinzione fra una donna e un uomo.
Tralasciando le caratteristiche somatiche, che pure sono importanti e comunicano molte cose dell’individuo, c’è qualcosa di diverso con cui la donna convive sin da subito, che sta dentro e che, nonostante non sia così facilmente rintracciabile, può arrivare a manifestarsi in maniera molto prepotente. Non riusciamo a comprenderla appieno ed è anche difficile parlarne ma non possiamo, non voglio rinunciarvi perché è la sensazione più vitale che abbiamo, questo impulso, anche se non compare sempre con la stessa intensità, giacché nelle situazioni di dolore forse è più intima e viscerale, pulsante all’altezza del pube, del petto, che si spande per capillarità in ogni arteria più quando ci fanno del male che quando ci facciamo del male da sole. Non devi permettere mai che accada, che ti mettano da parte e che usino anche solo una parte di te in un contesto non sacro, che parlino per generalizzazioni, che usino parole inappropriate per descrivere la tua intelligenza, che ti etichettino, che ti assegnino dei ruoli, che ti neghino, anche tacitamente, di occupare dei posti che, in realtà, si adattano perfettamente e solamente a quella che sei tu.

Maria Callas in Medea (Pier Paolo Pasolini, 1970)
Maria Callas in Medea (Pier Paolo Pasolini, 1970)

L’ARTE È DONNA

Come l’Arte. L’Arte, che da sempre e in tutto è donna (se con “donna” intendiamo un particolare modo interiorizzato e interiorizzante di vedere la realtà, di accoglierla e di allevarla e di renderla circolare, perfettamente sferica) e dalla quale le donne sono state tenute alla larga in una sorta di “effetto Matilda” [“Con il termine “Effetto Matilda” si definisce la puntuale negazione o la minimizzazione dei risultati scientifici conseguiti dalle donne, i cui studi vengono spesso attribuiti ai loro colleghi uomini, non a causa della scarsa qualità scientifica del loro lavoro, ma per motivi di genere”. https://www.focus.it/scienza/scienze/che-cose-leffetto-matilda] ricorrente, per la convinzione dell’incapacità femminile di “elevazione” alle manifestazioni culturali, pur essendone biologicamente maggiormente predisposte rispetto ai maschi. Questa alienazione forzata aziona un meccanismo a livello microscopico che col tempo modifica gli atteggiamenti femminili, indispone, cambia, ci cambia, nel modo di fare le cose di porci di vivere le battaglie che di solito si devono affrontare e talvolta perdere. Si tramuta in odio.

Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)
Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)

LA FEMMINILIZZAZIONE DEL PENSIERO

Assurdo, il sesso debole che scopre in sé un odio indistinto verso ciò che, secondo alcuni, dovrebbe completarlo. Puro, misurato, devastante, ai limiti della sanità mentale. Soprattutto direzionato, preciso. Cerchi di contenerlo per non farlo esplodere, perché sai che la palta alla fine si rigenera sempre e quello allora ti brucia dentro e, o ti lasci soffocare dal fumo o lo trasformi in forza. Ognuna lo sa che non è la sola a cui accade ma la natura autonoma e la convinzione di potere “bastarsi”, che sono propriamente femminili, non permettono la formazione di un “branco” e questo rende il processo di “femminilizzazione” del pensiero lento. Come se ci fossero tanti individui a combattere singolarmente per un bisogno comune al momento ancora parzialmente negato.
Nonostante probabilmente non ci sarà mai una presa di coscienza generale e sincronica, molti uomini stanno naturalmente sviluppando una modalità di pensiero più femminile e le donne stanno lentamente imparando a conoscere il lato non tangibile della propria femminilità, che poi è il brodo primordiale per la creazione delle cose.

Carmelania Bracco

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