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Scrivere con la fotografia. Ferdinando Scianna a Venezia

Ferdinando Scianna (Bagheria, 1943) si è sempre definito un reporter piuttosto che un fotografo, e come tale è sempre stato alla ricerca di immagini che parlassero del mondo, che recuperassero una storia o una memoria. Secondo le parole del fotografo, “la fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse a una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo”. L’audioguida, con la voce narrante di Scianna, aggiunge alla visita della mostra una lettura di tipo diverso, poetico, antropologico o di testimonianza, e produce un ulteriore senso, rivelando anche lo stretto rapporto che intercorre tra la sua scrittura e le fotografie.
Le prime immagini della Sicilia e dei suoi abitanti, con le loro coinvolgenti feste legate al culto, testimoniano una ricerca quasi di tipo etnografico: il fotografo che si cala invisibile tra le persone e riesce così ad afferrare ciò che accade intorno a lui. Immortalare i paesaggi di persone in pochi attimi è la spinta, non solo per consegnare una memoria, ma per dare un significato alle cose: i rituali per i defunti che si mescolano ai rituali della moda, il considerarsi americano o l’essere escluso da quel sogno, molti scatti raccontano una moltitudine di persone, le società e i loro simboli.

New York, 1985 © Ferdinando Scianna
New York, 1985 © Ferdinando Scianna

MODA E BIANCO E NERO

Le fotografie di moda, che hanno portato Scianna a un differente approccio come regista e costruttore di immagini, contengono sempre un punto d’incontro con la realtà consegnato anche dal caso: “negli azzardi dell’incontro con il mondo” diventano anch’esse immagini trovate. Nel fascino del paesaggio veneziano ritrova quell’imprevedibilità, quel senso sfuggevole ed etereo del mondo della moda. Inoltre, dai dettagli che emergono nei ritratti fotografici svela i retroscena degli scatti o racconta qualcosa del personaggio ritratto: nella fotografia di Jorge Luis Borges la sovraimpressione della pellicola rimanda alla passione per gli specchi condivisa da Scianna, ma anche a quel “realismo magico” che si trova nei racconti del suo amico scrittore.
Il bianco e nero con netti contrasti che prevale in questa mostra è il mezzo per raccontare la figura della donna, il lavoro e la sua fatica, i bambini con il loro naturale ottimismo, un sentire e un interrogarsi sulla sofferenza, la solitudine e le ossessioni. Una fotografia che, come uno specchio, ci rimanda immagini di mondi da raccontare e scoprire.

Antonella Potente

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