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Piccoli archeologi crescono. I laboratori del Museo Nazionale Romano per i bambini ospedalizzati

Se quello di “visita guidata” è un concetto già assodato, possa essa avvenire in musei, palazzi o chiese, parlandovi di Outdoor – progetto promosso dal Museo Novecento di Firenze e l’associazione MUS.E. che vede, per un giorno, l’istituzione museale fare visita alle scuole delle città portando con sé i capolavori della propria collezione per una speciale lezione di storia dell’arte – vi abbiamo in qualche modo prospettato nuovi e insoliti orizzonti di fruizione artistica, che addirittura può avvenire anche fuori dai musei. E l’esempio delle scuole fiorentine non è l’unico: quella che stiamo per raccontarvi è una storia che oltre all’arte e alla didattica vede protagonisti anche impegno sociale e speranza. I protagonisti, anche in questo caso, sono i bambini, per la precisione i piccoli pazienti del Reparto di Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma frequentanti la scuola primaria e secondaria di primo grado della Scuola dell’I.C. Virgilio Sezione Ospedale “Bambino Gesù”. Cosa succede dallo scorso aprile nell’ospedale romano?

Il Museo va in Ospedale - immagini dei laboratori
Il Museo va in Ospedale – immagini dei laboratori

IL PROGETTO

Il Museo va in Ospedale… a Scuola è il progetto promosso dal Servizio Educativo del Museo Nazionale Romano, in collaborazione con i docenti della Scuola dell’I.C. Virgilio Sezione Ospedale “Bambino Gesù”, che consiste nell’organizzazione di particolari laboratori ludo-didattici rivolti sia ai pazienti ricoverati in regime di Day Hospital sia a quelli in regime di ricovero ordinario che non hanno la possibilità di visitare il museo. I bambini ospedalizzati hanno infatti l’occasione di partecipare a un piccolo scavo archeologico simulato: possono così scoprire e classificare reperti; ricomporre, leggere e interpretare un’iscrizione romana dai suoi frammenti; ricostruire un vaso dai suoi cocci e trasformare un lenzuolo in una toga per scoprire l’abbigliamento e la moda dei Romani. Con la particolarità che i reperti del piccolo scavo simulato sono originali, e i bambini hanno così l’opportunità di osservarli e toccarli come fanno veri archeologi. Ma come nasce il progetto Il Museo va in Ospedale…a Scuola? “Il progetto è stato ideato dal Servizio Educativo del Museo Nazionale Romano, che è un museo nato nel 1889 e riorganizzato in seguito alla riforma del Mibac”, spiegano ad Artribune Sara Colantonio e Carlotta Caruso del Servizio Educativo del Museo Nazionale Romano. “Dal 2016 il MNR è infatti istituto dotato di autonomia; è stato dunque necessario un generale rinnovamento e particolare attenzione è stata dedicata al Servizio Educativo. Riflettendo sulla capacità del museo di accogliere, raccontare e raccontarsi, anche superando i suoi stessi limiti, è nata l’idea di far vivere il museo anche a chi ne è escluso a causa della malattia”.

Il Museo va in Ospedale - immagini dei laboratori
Il Museo va in Ospedale – immagini dei laboratori

I LABORATORI

A scuola di Epigrafia, Scopriamo la Storia, Oggi mi sento un dio sono alcuni dei laboratori proposti dal Museo Nazionale Romano ai piccoli pazienti dell’ospedale; ma come si svolgono concretamente le attività? “Le attività sono generalmente divise in due momenti”, rispondono Colantonio e Caruso. “Durante la prima parte, ‘teorica’, si introduce il tema servendosi anche di immagini stampate su carta e presentando i reperti di cui si esaminano caratteristiche; pur tenendo conto delle competenze specifiche dei bambini, l’approccio proposto è comunque improntato alla metodologia archeologica. La seconda fase, di tipo manuale, è invece finalizzata alla realizzazione di un manufatto originale con materiali poveri e/o di recupero che i bambini possono tenere con sé a ricordo dell’esperienza compiuta”. Ma il momento topico del laboratorio è, senza dubbio, quello legato alla scoperta dei reperti archeologici originali: “condizione essenziale, secondo la nostra metodologia, è infatti quella di far interagire i bambini con reperti originali e non con riproduzioni. La possibilità di osservare da vicino materiali piccoli stimola la curiosità e l’interesse. ‘Ma sono davvero antichi?’, commentano spesso i bambini quando si accostano ai reperti per la prima volta”.

UN’ESPERIENZA CONDIVISA

Ma che tipo di difficoltà si possono incontrare nella realizzazione di questi laboratori speciali? “Lo svolgimento dei laboratori non crea particolari difficoltà; come in tutte le attività rivolte ai bambini, bisogna misurare bene le informazioni in modo da mantenere viva l’attenzione ed evitare il sovraccarico, elemento particolarmente importante in bambini che la malattia spesso mette a dura prova”, ci rispondono Colantonio e Caruso. “La difficoltà principale è, in effetti, gestire l’impatto emotivo che genera su di noi la loro sofferenza. Il nostro scopo è mantenere viva, o a volte risvegliare, la scintilla vitale della loro curiosità di bambini, ed è proprio da quella scintilla che scatta un canale di empatia che ci permette di controllare le nostre emozioni traducendole in energia positiva e rasserenante”. E oltre all’apprezzamento, all’interesse e alla gioia dei bambini, si aggiunge anche quella dei loro genitori: “i genitori sono incuriositi, a volte non capiscono subito che siamo ‘veri’ archeologi con ‘veri’ reperti”, concludono Colantonio e Caruso. “Il loro stupore è lo stesso dei loro bambini. In effetti non capita di frequente di vedere da vicino un reperto né di poterlo stringere tra le proprie mani. Negli occhi di questi genitori, dai sorrisi eroici, leggiamo la gratitudine della consapevolezza che il sapere fa bene e che non c’è sapere senza la condivisione”.

– Desirée Maida

www.museonazionaleromano.beniculturali.it

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