New York. Il Met rende il suo tributo al genio di Michelangelo con una grande mostra

Michelangelo, Studio per la Sibilla Libica, 1511-1512, Metropolitan Museum of Art, New York - particolare

Dal 13 novembre 2017 al 12 febbraio 2018, in esposizione oltre 130 disegni, tra cui uno schizzo, solo recentemente attribuito al Buonarroti. Oltre al cospicuo corpus grafico, presenti anche tre sculture di marmo e il primo dipinto in assoluto realizzato dal Maestro in giovanissima età 

NEW YORK – Il Met, Metropolitan Museum of Art di New York, ospita una grande mostra dedicata a Michelangelo Buonarroti, a cura di Carmen C. Bambach, direttrice del dipartimento di grafica del MET e tra i massimi esperti del genio rinascimentale, dal titolo “Michelangelo: Divine Draftsman and Designer”.

L’eccellenza di Michelangelo nell’arte del disegno è il filo conduttore dell’esposizione newyorkese.  La rassegna, infatti, proporrà al pubblico un nucleo di circa 130 disegni, tra cui uno schizzo su carta, solo recentemente attribuito a Michelangelo, datato intorno al 1530, proveniente dalla collezione del Städel Museum di Francoforte. Tra gli altri saranno esposti anche il cartone preparatorio per l’affresco della Crocifissione di Pietro della Cappella Paolina e lo studio per il monumento funebre di papa Giulio II in San Pietro.

Oltre al cospicuo corpus grafico, sono presenti in mostra anche tre sculture di marmo, tra cui il Giovane Arciere, e quello che viene considerato il primo dipinto in assoluto di Michelangelo, ovvero “Il tormento di Sant’Antonio”, realizzato dal Maestro intorno ai 12 anni, durante il periodo trascorso nella bottega del Ghirlandaio. 

La mostra, come sottolineato dalla curatrice, ha richiesto circa 8 anni di preparazione e rappresenta per il pubblico americano una rara occasione per poter ammirare un numero così cospicuo di disegni del Maestro rinascimentale, alcuni di essi non sono generalmente esposti proprio per timore dei danni che la luce potrebbe provocare. 

Sono circa 50, tra musei ed Istituzioni pubbliche e private di Stati Uniti ed Europa, ad aver collaborato agli eccellenti prestiti. Ruotano attorno alle opere di Michelangelo anche una serie di lavori di artisti a lui contemporanei, in modo da restituire una visione più completa ed articolata del contesto storico e artistico nel quale ha operato il Buonarroti. 

 

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Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, convegno su Cosimo Rosselli

Cappella del miracolo del Sacramento in Sant'Ambrogio, Cosimo Rosselli, Il miracolo del calice - 1486

Mercoledì 8 novembre una giornata di studio dedicata a un grande pittore del secondo Quattrocento oggi poco conosciuto dal pubblico

FIRENZE – Mercoledì 8 novembre l’Accademia delle Arti del Disegno Firenze ospita un convegno dedicato a Cosimo Rosselli, dal titolo “Cosimo Rosselli. Tre restauri. Un maestro del rinascimento fiorentino riconsiderato”.

Relegato dalla critica in secondo piano rispetto ai più celebri artisti suoi contemporanei, Rosselli è stato in realtà un grande pittore del secondo Quattrocento. La giornata di studi intende quindi approfondire la conoscenza di questo maestro, restituendogli l’importanza di cui merita. Durante la sua vita  Rosselli fu infatti così noto e stimato da essere uno degli artisti toscani invitati ad affrescare la Cappella Sistina in Vaticano prima di Michelangelo. Era la primavera del 1481 quando Cosimo Rosselli, insieme a Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e Sandro Botticelli, fu invitato a Roma da Papa Sisto IV. L’opera di Rosselli fu decisamente importante anche per la formazione di artisti come Piero di Cosimo o Fra’ Bartolomeo e a Firenze dipinse per importanti committenti e in luoghi prestigiosi, sia su tavola che su muro. 

L’occasione della giornata di studio è offerta dalla recente conclusione di tre restauri che hanno riguardato sue opere importanti: la Sacra Conversazione, già in San Pier Scheraggio e oggi nella Galleria degli Uffizi (ca.1468), la Vestizione religiosa di San Filippo Benizi nel Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata (1476) e la Cappella del Miracolo del Sacramento in Sant’Ambrogio (1486). I restauri sono stati resi possibili da finanziamenti pubblici e grazie a decisivi contributi privati, da parte della Fondazione Friends of Florence e del Comandante Niccolò Rosselli del Turco.

Cristina Acidini, presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, sottolinea come “grazie a questi restauri Cosimo Rosselli torna a godere dell’attenzione che merita un protagonista dell’Arte rinascimentale fiorentina, che ebbe l’apprezzamento di grandi contemporanei come Lorenzo il Magnifico e Sisto IV; nella sua bottega operosa si formò un eccentrico genio della pittura quale fu Piero di Cosimo”.

La giornata sarà suddivisa in due sessioni: la mattina dalle 9.30 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18.30 nella Sala delle Adunanze del Palazzo dell’Arte dei Beccai, in via Orsanmichele a Firenze. Tra i relatori ci sarà Antonio Paolucci che parlerà de “I ‘quattrocentisti’ nella Cappella Sistina”; Gioia Germani che si soffermerà sui risultati de “Il restauro della Vestizione religiosa di San Filippo Benizi nel Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata”; Lidia Cinelli incentrerà il suo intervento su “Il restauro della Cappella del Miracolo del SS. Sacramento in Sant’Ambrogio”; Daniela Parenti e Sandra Pucci presenteranno “Il restauro della Sacra Conversazione nella Galleria degli Uffizi”. Nella sessione pomeridiana seguiranno gli interventi di Nicoletta Pons su “Nuove osservazioni su una pala frammentaria di Cosimo Rosselli”; Annamaria Bernacchioni in merito a “Cosimo Rosselli a Sant’Ambrogio e una proposta per il Graffione”; concluderà Timothy Verdon con “Cosimo Rosselli, L’ultima Cena nella Cappella Sistina”. 

L’incontro dell’Accademia delle Arti del Disegno è promosso in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra e la Fondazione Friends of Florence su proposta dell’Accademico Comandante Niccolò Rosselli del Turco, discendente di Cosimo Rosselli. 

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Un’inedito Kerouac pittore in mostra al MA*GA di Gallarate

Jack Kerouac e Fernanda Pivano

La rassegna, a cura di  Sandrina Bandera, Alessandro Castiglioni ed Emma Zanella, presenterà un nucleo di 80 dipinti e disegni di questa icona letteraria del  XX secolo, rivelando una passione artistica poco nota ai più

VARESE – Kerouac. Beat Painting è il titolo della mostra, che dal 3 dicembre, al MA*GA di Gallarate, svelerà un aspetto piuttosto inedito del padre della Beat Generation. Jack Kerouac, infatti, durante la sua tumultuosa esistenza fu anche un pittore. 

Un Kerouac dunque sorprendente. Lo scrittore infatti, insieme a Ginsberg, Owen, Ferlinghetti, fu principalmente uno dei pilastri della cultura Beat, una nuova etica antiborghese, che andò a scalfire i saldi valori della società statunitense ed europea, e che trovò pieno sfogo nel movimento pacifista Hippie alla fine degli anni ’60, culminato nella‘tre giorni di pace e musica rock’ di Woodstock. 

La mostra analizzerà, attraverso diverse sezioni, il labirintico processo creativo dell’artista, evidenziando anche le sue relazioni con la tradizione della cultura visiva americana, con gli altri autori del movimento Beat, da Allen Ginsberg a William Borroughs e con i maestri della pittura informale e della Scuola di New York che Kerouac iniziò a frequentare dalla seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Il percorso espositivo si articola in un intreccio di vita e arte, dove spiccano una serie di personaggi ritratti da Kerouac, che vanno da Joan Crawford, Truman Capote, Dody Muller, il Cardinal Montini fino ai pilastri della cultura beat come Robert Frank a William S. Burroughs. Non mancano i riferimenti alle relazioni tra Kerouac e l’Italia, grazie ad una selezione di fotografiescattate da Robert Frank e da Ettore Sottsass alla moglie Fernanda Pivano, ad Allen Ginsberg e allo stesso Kerouac. 

La mostra è ulteriormente arricchita da una sezione video con l’intervista di Fernanda Pivano a Jack Kerouac, concessa da Rai Teche e di Pull My Daisy (1964), il cortometraggio (30 min.) sceneggiato da Kerouac, diretto da Robert Frank e Alfred Leslie, e recitato da alcuni protagonisti della Beat Generation, quali Allen Ginsberg e Gregory Corso. 

L’esposizione è corredata da un volume, edito da Skira, che rilegge in modo complessivo l’opera pittorica di Kerouac, dove vengono indagate le relazioni con la storia dell’arte europea nel percorso di formazione dell’artista, l’importanza della dimensione del sacro, i rapporti con la cultura italiana e la contemporaneità, la cultura artistica a New York tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta, dall’espressionismo astratto al jazz. Completa la pubblicazione, una testimonianza di Arnaldo Pomodoro sulla Beat Generation raccolta da Ada Masoero e una biografia ragionata di Jack Kerouac messa in parallelo ai grandi eventi storici e culturali che coinvolsero e sconvolsero gli Stati Uniti e l’Europa di Stefania Benini, della Saint Joseph’s University, Philadelphia.

Vademecum

KEROUAC. BEAT PAINTING
Gallarate, Museo MA*GA
3 dicembre 2017 – 22 aprile 2018
Inaugurazione: sabato 2 dicembre ore 18.30
Museo MA*GA
Gallarate, Via E. de Magri 1
Tel. +39 0331 706011
www.museomaga.it

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Ebbene sì, c’è una cattedrale nel deserto

Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). L’attesa è stata lunga. Dopo ripetuti rinvii e rallentamenti, il Louvre Abu Dhabi aprirà finalmente l’11 novembre, dieci anni dopo l’avvio della collaborazione tra Parigi e gli Emirati Arabi. L’accordo firmato nel marzo 2007 include la cessione del «marchio» Louvre per 30 anni e 6 mesi, il prestito per 10 anni di opere da 13 musei francesi, tra cui la Reggia di Versailles, il Centre Pompidou, i musei d’Orsay, Guimet, Rodin, e l’invio di esperti per l’organizzazione di mostre temporanee per 15 anni. Valore dell’operazione: un miliardo di euro. Per la prima volta, il 22 settembre scorso, i responsabili di tutti i musei francesi che partecipano al progetto sono stati riuniti, insieme alla stampa internazionale, nell’auditorium del Louvre: «Gli Emirati hanno fatto la scelta della cultura e del savoir faire della Francia. Dobbiamo esserne fieri, ha osservato Jean-Luc Martinez, direttore del museo parigino. Questa è anche l’occasione di ripensare il concetto di universalità, un’idea nata nel secolo dei Lumi e che ha senso ancora oggi».Il Louvre Abu Dhabi è il primo museo «universale» del mondo arabo: «Un messaggio di tolleranza e dialogo perché pensiamo che la cultura renda il mondo migliore», ha detto Mohamed Khalifa Al Mubarak, presidente della Abu Dhabi Tourism & Culture Authority, insistendo sulla stabilità e la modernità del suo Paese. La dimensione politica dell’evento sarà sottolineata dalla presenza all’inaugurazione di un’importante delegazione francese e del presidente Emmanuel Macron. Sarà «una tappa essenziale nello sviluppo della cooperazione tra gli Emirati Arabi Uniti e la Francia», per la ministra della Cultura, Françoise Nyssen.Il grandioso edificio di 96mila metri quadrati, con 8.600 metri quadrati di gallerie, progettato dall’archistar Jean Nouvel e «che sembra galleggiare sull’acqua», secondo Manuel Rabaté, direttore del nuovo museo, sorge sull’isola di Saadiyat («felicità»), dove si trova già una sede della New York University e dove apriranno a termine anche un Guggenheim progettato da Frank Gehry e il Museo nazionale Zayed progettato da Norman Foster.Ispirandosi alle medine arabe, Nouvel ha disegnato una città-museo di 55 edifici bianchi sovrastata da un’immensa cupola argentata di 180 metri di diametro. Sotto il tetto di quasi 8mila stelle metalliche, che si formano dalla concatenazione di otto strati d’acciaio, l’architetto promette una spettacolare «piogga di luce» e un «microclima» con una temperatura di 4-5 gradi in meno rispetto all’esterno. Il Louvre Abu Dhabi presenterà più di 600 opere d’arte, dall’antichità ad oggi, di cui 300 provenienti dai prestiti dei musei francesi. Da Parigi stanno partendo un po’ alla volta alcuni capolavori: «La Belle Ferronnière» di Leonardo dal Louvre, l’«Autoritratto» di Van Gogh dal Musée d’Orsay, un Globo di Coronelli dalla Bibliothèque Nationale de France, il «Bonaparte franchissant les Alpes» di Jacques-Louis David da Versailles, una «Donna in piedi» di Giacometti dal Centre Pompidou e l’«Apollo del Belvedere» del Primaticcio dal Castello di Fontainebleau.Articoli correlati:Abu Dhabi, l’11 novembre apre «il Louvre delle sabbie»Jean Nouvel: «Una commovente relazione tra luce e acqua»Un museo di accettazione e comprensioneManuel Rabaté: «Sarà il Museo Nazionale degli Emirati»Ecco i primi capolavori del Louvre di Abu Dhabi

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Palazzo Pitti celebra con una grande mostra Leopoldo de’ Medici “principe dei collezionisti”

Justus Suttermans, Leopoldo de’ Medici bambino a cavallo (1624-1625 circa; olio su tela; Benešov, Castello di Konopiště - particolare

In occasione del quarto centenario della nascita del cardinale, l’esposizione rievoca la sua natura poliedrica che spicca nel panorama del collezionismo europeo per la vastità dei suoi interessi e la varietà delle opere raccolte

FIRENZE – Palazzo Pitti ospita, a partire dal 7 novembre, nelle prestigiose sale di rappresentanza del Tesoro dei Granduchi, una grande mostra dedicata al “principe dei collezionisti”, ovvero Leopoldo de’ Medici, figlio del granduca Cosimo II e dell’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, divenuto cardinale all’età di cinquant’anni. 

Grande figura di erudito, amante dell’arte e della cultura, Leopoldo si servì di abilissimi agenti, mercanti e segretari italiani e stranieri, per radunare esemplari eccellenti e raffinati di  sculture antiche e moderne, monete, medaglie, cammei, dipinti, disegni e incisioni, avori, pietre dure e oggetti preziosi, ritratti di piccolo e grande formato, libri, strumenti scientifici e rarità naturali. Alla sua morte, avvenuta nel 1675, l’inestimabile nucleo di opere, fu destinato, per volontà del nipote, il granduca Cosimo III, alla Galleria degli Uffizi. 

In occasione dunque del quarto centenario della nascita di Leopoldo, viene celebrata la figura di questo cardinale con l’esposizione dal titolo  Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti, in grado di rievocare la sua natura poliedrica e la sua totale passione per l’arte. In mostra, insieme a pitture , sculture e miniature che lo raffigurano nel trascorrere del tempo, sono esposti gli esempi più significativi del suo gusto nei diversi campi in cui esercitò l’azione di conoscitore.

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, presentando la mostra, ha ricordato: “Leopoldo è stato uno dei più voraci collezionisti non solo nella storia di Firenze e dei Medici, ma d’Europa; il cardinale era dominato da una passione totale per l’arte. Lo guidava negli acquisti la sua genialità visionaria, che lo portò ad esplorare – e ad accaparrarsi – interi nuovi continenti nella materia collezionistica, e a disporne con finissimo intuito museologico. Si deve a lui, ad esempio, il primo nucleo della raccolta degli autoritratti, ancor oggi unica al mondo per genere e ampiezza”

La mostra, a cura di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli, sarà visitabile fino al 28 gennaio 2018. 

www.uffizi.it

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