Pirelli Hangar Bicocca. “Take Me (I’m Yours)”, la mostra dove si infrangono i divieti museali

“Take Me (I’m Yours)”, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

Una collettiva dove le opere si possono toccare usare o modificare, consumare o indossare, comprare e perfino prendere gratuitamente. Allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra è stata ripetuta a Parigi, Copenhagen, New York e Buenos Aires

MILANO – “Take Me (I’m Yours)”  è il titolo della insolita mostra collettiva che va in scena, dal 1 novembre al 14 gennaio 2018, al Pirelli Hangar Bicocca. Insolita perché, a differenza di quanto accade all’interno di un museo e in una qualsiasi mostra, qui le opere esposte si possono toccare, usare o modificare; si possono consumare o indossare; si possono comprare e perfino prendere gratuitamente, o magari portare via lasciando in cambio cimeli personali. Una mostra collettiva che reinventa dunque le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte.

La mostra è anche un progetto che si evolve e si rigenera nel tempo. Allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra e, a partire dal 2015 ripetuta in versioni ogni volta diverse in istituzioni a Parigi, Copenhagen, New York e Buenos Aires, la mostra è stata ideata in seguito a una serie di conversazioni e riflessioni tra il curatore Hans Ulrich Obrist e l’artista Christian Boltanski sulla necessità di ripensare i modi in cui un’opera d’arte viene esposta. Il progetto è cominciato con Quai de la Gare (1991), un lavoro di Boltanski costituito da pile di vestiti di seconda mano che il pubblico poteva prendere e portare via in una busta marchiata con la scritta “Dispersion”: un’opera destinata per sua natura a disperdersi e a scomparire ma anche ad acquisire nuova vita al di fuori del museo.

Nella mostra milanese lavori storici, presentati nell’iconica rassegna del 1995, sono affiancati a nuove produzioni appositamente concepite. 

Oltre a Christian Boltanski, il percorso propone artisti di diverse generazioni e provenienze. Nell’atrio il pubblico viene accolto dall’installazione dell’artista giapponese Yoko Ono, Wish Trees (1996/2017), due alberi di limone su cui è possibile lasciare biglietti con i propri desideri; al bookshop di Pirelli HangarBicocca, invece, è disponibile in vendita una nuova versione di un progetto di Gianfranco Baruchello presentato nel 1968, Artiflex. Finanziaria Artiflex, una società fittizia che propone a 1 euro confezioni che contengono monete da 50 centesimi e monete da 1 vendute a 50 centesimi – gli introiti sono devoluti in beneficenza dall’artista. All’interno della mostra i visitatori hanno la possibilità di prendere una copia del poster che Maurizio Cattelan ha ricevuto in dono dall’artista Alighiero Boetti, raccogliere le caramelle alla menta dell’installazione “Untitled” (Revenge) (1991) di Félix González-Torres; oppure creare la propria mappa personale di Milano con La riappropriazione della città. I propri itinerari, 1975/2017, il progetto di Ugo La Pietra realizzato in collaborazione con Lucio La Pietra; mangiare uno scheletro o simboli fallici pompeiani di marzapane o anche pescare scatole di sardine con le opere di Daniel Spoerri Eat Art Happening (2004-2017), Amulette phallique de Pompéi (2015/2017) e Boîte de Sardines (2015/2017); scattarsi un “selfie” con il progetto di Franco Vaccari, attualizzazione dello storico Esposizione in tempo reale N.4, presentato alla Biennale di Venezia del 1972, dove i visitatori avevano la possibilità di utilizzare una cabina per fototessere e appendere le foto alle pareti, lasciando un traccia del loro passaggio; farsi fare un ritratto da un disegnatore con l’opera performativa di Francesco Vezzoli; o scoprire il proprio futuro con i biscotti della fortuna, nati dalla collaborazione tra Ian Cheng e Rachel Rose in occasione di “Take Me (I’m Yours)” al Jewish Museum nel 2016; scambiare e lasciare oggetti all’interno delle installazioni di Alison Knowles e Jonathan Horowitz e partecipare a performance e azioni di artisti come Pierre Huyghe, Tino Seghal, James Lee Byars, Otobong Nkanga, David Horvitz e Patrizio Di Massimo, che prevedono il coinvolgimento diretto del pubblico durante il periodo di apertura della mostra.

Informazioni sulla visita

L’ingresso alla mostra è sempre gratuito, ma per prendere e collezionare le opere è necessario acquistare la borsa creata dall’artista Christian Boltanski. La borsa è in vendita presso l’Info Point o al Bookshop al costo di 10 euro. Gli introiti contribuiscono a supportare la produzione delle opere distribuite in mostra.

Dati gli elevati flussi di visitatori durante i weekend è necessario prenotare, online o sul luogo, per potere accedere alla mostra “Take Me (I’m Yours)” (70 persone ogni 30 minuti). L’ultimo ingresso consentito ai visitatori è alle 21.15.

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Il Bacio di Rodin scandalizza Facebook

il Bacio di Rodin

Il social network boccia la promozione della mostra dedicata allo scultore, organizzata dalla società Linea d’ombra, con la seguente motivazione: “un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”

TREVISO – Facebook boccia la promozione della mostra dedicata a Rodin a cura di Marco Goldin. Il celebre “Bacio” dello scultore scandalizza il popolare social network, che sostiene che l’immagine presenti “allusioni di natura sessuale”.

Linea d’ombra, società che organizza la mostra su Rodin, che si terrà nel Museo civico di Santa Caterina a Treviso dal 24 febbraio 2018, ha pubblicato un post nella pagina Facebook, riservato alla prossima apertura delle prenotazioni della rassegna. Il post in questione è stato però giudicato inadeguato dal social. Ma a destare particolare sconcerto nel quartier generale di Linea d’ombra è però la motivazione addotta da Facebook: “un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”. Sempre Facebook, nella nota inviata, offre una soluzione, addirittura consigliando “di utilizzare contenuti che si concentrano sul tuo prodotto o servizio, evitando allusioni di natura sessuale”.

Il “Bacio” di Rodin rievoca in realtà il celebre episodio di Paolo e Francesca nel Canto V dell’Inferno di Dante ed è stato eletto a immagine simbolo della mostra. “Ma può un’immagine simbolo della storia dell’arte, vera e propria icona della bellezza senza tempo, essere paragonata a una qualsiasi immagine di carattere sessualmente esplicito? – si domanda Marco Goldin, stupefatto per questa decisione che non esita a definire assurda. Torna quindi ancora una volta l’incapacità di scindere l’immagine che contenga “allusioni di natura sessuale”, come indica Facebook nella sua nota, dalla bellezza generata dai geni dell’arte. E prosegue Goldin: “In una Rete invasa da, quelli sì, contenuti di orribile pornografia, vogliamo davvero equiparare i nudi rinascimentali o in questo caso il Bacio di Rodin, a immagini che invece circolano liberamente? E’ certamente il caso di riflettere sul fatto che l’arte, nei suoi esiti alti, proponga il canone della bellezza universale che nulla ha a che fare con la contingenza dell’allusione di natura sessuale”, come invece evidenziato nella nota di Facebook.

In una nota Linea d’ombra fansapere che, ovviamente, il “Bacio” di Rodin continuerà a essere l’immagine della mostra. Il dibattito resta aperto sul senso di questa presa di posizione circa il valore di un’immagine somma nell’intera storia dell’arte, tra l’altro con un legame forte con la cultura italiana dei secoli passati.

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Piazza del Popolo. Dopo il restauro le chiese gemelle appaiono “diverse”

Piazza del Popolo. Dopo il restauro le chiese gemelle appaiono “diverse”

La cupola di Santa Maria dei Miracoli, da poco ristrutturata, è blu, mentre quella di Santa Maria in Montesanto è color crema. LSoprintendenza Speciale di Roma: “è stato ripristinato il colore delle formelle di ardesia poste nel `700 dall’architetto Carlo Fontana”

ROMA – Smontati i ponteggi qualche settimana fa al termine dei restauri, la basilica di Santa Maria dei Miracoli, datata 1679, in Piazza del Popolo, è apparsa agli occhi dei romani diversa dalla sua gemella Santa Maria in Montesanto. Ciò che è saltato immediatamente agli occhi è stato infatti il differente colore delle due cupole. Quella di Santa Maria dei Miracoli, che ha subito un intervento conservativo, diretto dall’ufficio beni culturali Vicariato di Roma e  affidato all’impresa esecutrice Dromos Restauri Srl, appare di color grigio scuro, tendente al carta da zucchero. La cupola della sua gemella, quella di sinistra rispetto a Piazza del Popolo, realizzata da Gian Lorenzo Bernini, è invece color crema.

A dare una spiegazione a quello che, a primo acchito, potrebbe sembrare un “errore” di ristrutturazione, è la Soprintendenza Speciale di Roma. In una nota viene spiegato che con l’attuale intervento “è stato ripristinato il colore delle formelle di ardesia che nel `700 l’architetto Carlo Fontana pose sul tetto di entrambe le chiese gemelle di Piazza del Popolo”.  “L’intervento fatto invece alcuni anni fa sull’altra chiesa gemella, Santa Maria in Montesanto, detta anche chiesa degli artisti, – specifica ancora la Soprintendenza – è provvisionale, dunque provvisorio, e per la ristrettezza dei fondi è stato funzionale solamente a mettere in sicurezza il tetto dell’edificio da possibili infiltrazioni. La Soprintendenza auspica nel prossimo futuro un ulteriore intervento che restituisca anche al tetto di Santa Maria in Montesanto il suo originale colore” conclude la nota. 

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Bernini alla Galleria Borghese

Particolare del David, Gian Lorenzo Bernini copyright Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Galleria Borghese

L’esposizione, realizzata con la partnership di FENDI, ha come tema conduttore proprio il Museo di Villa Borghese quale scena privilegiata della scultura di Gian Lorenzo Bernini. Suddivisa in otto sezioni tematiche la mostra tratteggia un ritratto ‘a tutto tondo’ del grande scultore

ROMA – E’ il genio di Gian Lorenzo Bernini al centro della splendida mostra, ospitata a partire dal 1 novembre fino al 4 febbraio 2018, presso la  Galleria Borghese, in occasione dei vent’anni dalla sua riapertura. 

L’esposizione, in continuità con il discorso critico avviato con l’esposizione Bernini Scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese, ospitata presso il Museo nel 1998, è stata realizzata grazie al sostegno della casa di moda FENDI, partner istituzionale per i prossimi tre anni.

Il tema conduttore di questa grande mostra, a cura di Andrea Bacchi e Anna Coliva, è la Galleria Borghese quale scena privilegiata della scultura di Gian Lorenzo Bernini: il cardinale Scipione, suo primo committente, lo volle infatti autore di gruppi marmorei autonomi, per dare “figura di immaginazione” allo spazio di ogni stanza; il successivo committente, papa Urbano VIII Barberini, lo volle scultore integrato in una costruzione globale dello spazio, che fosse architettura ma al contempo comprendesse dentro di sé luce, colore, figurazione, illusioni dimensionali e proporzionali.

Articolata in otto sezioni, la mostra pone l’accento sul Bernini scultore di statue che si misura direttamente, e principalmente, con il marmo.  Partendo dall’apprendistato del giovane Bernini, con un focus sulle opere realizzate in stretto dialogo o in diretta collaborazione col padre Pietro, nelle quali emerge da subito la straordinaria padronanza dello scalpello, ereditata proprio da lui, il percorso prosegue con le seguenti sezioni tematiche: La giovinezza e la nascita di un genere: i putti; I gruppi borghesiani; Il restauro dell’antico; I busti; La pittura; Bernini e Luigi XIV; Il mestiere di scultore: i bozzetti. Ogni sezione dedica un approfondimento ad aspetti specifici della sua produzione, in modo da tratteggiare un ritratto completo del geniale artista. 

In occasione della mostra monografica, La Galleria Borghese, insieme a FENDI come partner istituzionale, ha anche presentato il restauro della Santa Bibiana (1624-1626). L’opera ha lasciato per la prima volta nella storia il luogo che la conserva sin dalla sua origine, la chiesa romana omonima nel Rione Esquilino per la quale fu concepita e realizzata da Bernini negli anni 1624-1626. La Santa Bibiana fu infatti commissionata allo scultore nel 1624 da Papa Urbano VIII, per l’altare della Chiesa di Santa Bibiana a Roma, a coronamento dei restauri dell’antico edificio sul Monte Esquilino, in previsione del Giubileo del 1625.

Il cantiere di restauro, che si è svolto dal 4 settembre al 16 ottobre 2017, è rimasto aperto ai visitatori che hanno quindi potuto ammirare l’esecuzione degli interventi sull’opera. Il restauro a cantiere aperto e l’esposizione in mostra dell’opera sono stati realizzati in collaborazione scientifica con Museum of the Bible di Washington D.C.

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Archdelta, se un`idea deve diventare materia

I plastici di architettura sono strumenti per comprendere al meglio un qualsiasi potenziale progetto; che si tratti di ritrovamenti storici, o far rivivere l’antichità o progetti per futuri edifici.

In occasione della mostra Colosseo. Un’icona, abbiamo scoperto un modello inedito di Colosseo contenente una chiesa, che ci ha fatto incuriosire. Il costruttore si chiama Felice Patacca ed è titolare di Archdelta, uno studio di modellistica e progettazione dove le idee diventano materia.

Il modello, che contiene una chiesa all’interno del Colosseo fu progettato dall’architetto Carlo Fontana (1638-1714) su commissione del Papa Innocenzo XI. Nel corso degli anni, e sotto pontificati diversi, lo stesso Carlo Fontana modificò il progetto. Oltre tre secoli dopo Felice Patacca, di Archdelta, riceve l’incarico dai curatori della mostra Colosseo. Un’Icona di eseguirne un plastico seguendo i disegni di Fontana.

Questo è solo uno di molti modelli di Archdelta. Lo studio ha, per esempio, anche realizzato il modello per l’ampliamento del Palazzo delle Esposizioni a Roma, ora conosciuto come la Serra, e per il Duomo Di Pienza, che a causa di gravi problemi statici rischia di crollare. Archdelta, incaricata dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto su un loro progetto, ha realizzato un modello dinamico per simulare una soluzione alternativa, in grado di farlo rimanere in piedi per altri 200 anni.

 

                    

                                           Particolare del plastico del Duomo di Pienza  

 

Archdelta, sempre attenta agli sviluppi tecnologici per elaborare modelli, pur servendosi di alcune delle nuove tecnologie reputate più adatte, mette al centro la sensibilità della manualità che in questo settore è ancora indispensabile, per l’ottenimento di livelli qualitativi elevati. Dopo aver verificato che le tecnologie di moda, come le stampanti 3D e il taglio laser, non hanno generato risultati sodisfacenti, sia in qualità dell’oggetto sia nel tempo, facendo perdere anche nel breve periodo, la forma originaria. Oggi giorno, secondo Felice Patacca, docente di modellistica, per realizzare un modello di qualità ed utile allo scopo per cui viene commissionato, ci deve essere, ancora, una forte componente manuale sia nella progettazione sia nella sua elaborazione e non può essere sostituita interamente dalle nuove tecnologie.

 

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