Scouting tra gli stand

Verona. Nata nel 2004 con l’ambizione di essere un punto di riferimento per il sistema italiano dell’arte moderna e contemporanea, ArtVerona apre la stagione fieristica in Italia. La 13ma edizione si svolge a Veronafiere dal 13 al 16 ottobre ed è la prima diretta da Adriana Polveroni.Rimanendo nel solco tracciato dal predecessore Andrea Bruciati (chiamato a dirigere Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli), la giornalista e critica d’arte concede una maggiore apertura agli espositori stranieri, che passano dai cinque dello scorso anno a una decina. L’idea, in sostanza, è di puntare anche su artisti e gallerie italiani presenti all’estero e su gallerie straniere attive in Italia. Non per «inseguire un’internazionalità di secondo livello, spiega Silvia Evangelisti (già a capo di ArteFiera a Bologna e ora consulente nel board della fiera veronese e presidente della commissione del Premio Icona). Il tema non è quello di un’assoluta nazionalità, bensì quello della qualità delle proposte selezionate con attenzione e rigore».È un obiettivo supportato dalla partnership con l’Angamc-Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea. Delle 140 gallerie selezionate, trenta partecipano per la prima volta. La dimensione internazionale è concentrata nella sezione «Grand Tour» con cinque espositori (su sei) provenienti dall’estero (tra questi Emalin di Londra e Rolando Anselmi di Berlino). Nella sezione Scouting, che insieme alla precedente costituisce una novità, giovani talenti proposti da sedici gallerie. Confermate la Main Section, con 110 gallerie di spicco (tra cui De Primi Fine Art di Lugano, Guidi&Schoen di Genova, i torinesi Peola e Mazzoleni, Poleschi Arte di Lucca e Milano e la fiorentina Tornabuoni); Raw Zone, con progetti monografici e sperimentali di otto espositori e i8-spazi indipendenti, con quattordici partecipanti.Non manca l’area riservata a editoria e servizi per l’arte con venti stand. Tra le varie iniziative da segnalare in fiera, «Free Stage», un progetto della Polveroni che coinvolge giovani artisti non ancora rappresentati da gallerie, promossi da colleghi delle generazioni precedenti.

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Florence Biennale. Premio “Lorenzo il Magnifico”

Florence Biennale. Premio

I prestigiosi riconoscimenti sono stati assegnati  a Ars Aevi – Museo di arte contemporanea di Sarajevo nella persona di Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto e all’artista ghanese El Anatsui

FIRENZE – Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto Ars Aevi, nasce a Banja Luka, Bosnia Erzegovina, nel 1946. Dal 1947 vive a Sarajevo. L’idea del Progetto Ars Aevi è nata a Sarajevo nella primavera del 1992, e dall’anno seguente Hadžiomerspahić si è dedicato alla costituzione di una collezione d’arte contemporanea per Sarajevo. L’architetto Renzo Piano ha i suoi progetti architettonici per il futuro Museo di Sarajevo. Nel 2016 l’Unione Europea ha compiuto uno studio di fattibilità per la costruzione del Museo Ars Aevi a Sarajevo. Frattanto, il Consiglio Comunale della città di Sarajevo ha approvato l’iniziativa di candidare il Progetto Ars Aevi al Premio Nobel per la pace nell’anno 2018. Recentemente il Consiglio comunale di Sarajevo ha preso la decisione di trasformare la Fondazione Ars Aevi in un Ente pubblico della città denominato “Museo di Arte Contemporanea Ars Aevi” di Sarajevo. Molte sono le persone che hanno svolto un ruolo significativo nei vent’anni del processo di costituzione della Collezione Ars Aevi, inclusi Claudio Martini, Massimo Cacciari, Marco Baccin e altri soggetti illustri. Molti di loro sono direttori artistici di musei europei che si sono impegnati nel coinvolgere artisti e possibili benefattori nella formazione della Collezione di Ars Aevi, costituita dai contributi qui menzionati. La Florence Biennale conferisce il Premio Speciale “Lorenzo il Magnifico” al costituendo Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo quale progetto ispirato a principi di pace per un futuro all’insegna della creatività nella vita di una città che ha subito devastazioni.

Il 13 ottobre è stato conferito il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera all’artista ghanese El Anatsui.  Nato nel 1944 ad Anyanko, nella regione del Volta in Ghana, El Anatsui è cresciuto in una missione e si è formato al College of Art di quella che oggi è la Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumase. Dal 1975 è docente alla University of Nigeria-Nsukka (UNN) nella provincia di Enugu e da alcuni anni è a capo del Dipartimento di Scultura. Vive e lavora a Nsukka, pur mantenendo uno stretto legame con il suo Paese natale, le cui espressioni culturali – insieme ad altri retaggi dell’Africa e alle suggestioni dell’Occidente – hanno ispirato il suo fare creativo. Emerge come artista a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in un periodo dominato dai movimenti nati nel cosiddetto “continente nero” ormai indipendente dall’impero britannico, e debutta con la sua prima mostra personale in Nigeria nel 1976.

Nel 1980 vince la residenza d’artista alla Cummington Community of the Arts in Massachussets, esperienza che eleva la sua sensibilità di artista e gli apre scenari internazionali. Soprattutto agli inizi della sua carriera El Anatsui impiega materiali naturali quali il legno, una presenza costante nella sua produzione artistica che si ritrova per esempio in Club Windows (2002) e Devotees (1987). Di argilla e manganese sono Chambers of Memory (1977), la serie Broken Pots (1978) e Gbeze (1979), opere che accendono una riflessione sul ciclo vitale degli oggetti promuovendo il concetto di rinnovamento, rinascita, reincarnazione e dunque speranza in opposizione a morte, distruzione, disintegrazione e degrado. Recuperando oggetti usati e parti di essi, El Anatsui realizza lavori tesi a richiamare l’attenzione sul rapporto Uomo-Natura, per esempio Earth’s Skin (2008), ma soprattutto sulle dinamiche relazionali e culturali nella società contemporanea come in They Saw Us through Puffs of Smoke (2011) e Stressed World.

Queste e molte altre installazioni in foggia di grande arazzo evocano l’estetica e il simbolismo del kente, il tessuto che il padre dell’artista soleva tessere rinnovando la tradizione degli Ewe e degli Ashanti in Ghana, abili anche nella lavorazione dei tessili e dei metalli. La parola gawu, che nella lingua degli Ewe può significare sia “metallo” sia “mantello pregiato”, riassume in sé il senso dei lavori che El Anatsui ha realizzato con filo di rame e metallo recuperato da rifiuti quali lattine, anelli e/o tappi di alluminio da bottiglie di liquori, grattugie di ferro e lastre per la stampa disperse nel territorio della Nigeria come di altri Paesi che stentano a riciclare i prodotti di un “sistema alieno” a fine vita. El Anatsui restituisce loro un’aura preziosa come l’oro in opere di straordinaria bellezza e originalità, che paiono avvalorare la teoria dell’esistenza di un “magnetismo vitale” negli elementi e in tutte le cose inanimate formulata da Franz Anton Mesmer. Questo anche perché la “fluidità”, la policromia e la “trasparenza” delle installazioni “tessil-metalliche” dell’artista, fanno si che esse appaiano come presenze dinamiche, mutevoli.

Oggi El Anatsui vanta 50 anni di carriera, raccontata nella monografia El Anatsui: Art & Life di Susan M. Vogel (Prestel, 2012) e nel film diretto dalla stessa autrice, Fold Crumple Crush: the Art of El Anatsui (2011).

Quest’anno la Florence Biennale conferisce a El Anatsui il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera “per aver magistralmente intrecciato memorie e significati nel suo rappresentare l’essenza dell’Africa ispirando un pubblico globale attraverso la riscoperta dell’inestricabile rapporto fra Uomo e Natura. La sua arte si estrinseca in innumerevoli lavori di grande impatto visivo realizzati sperimentando creativamente materiali di recupero quali metalli e legno, con cui ha mostrato al mondo che ‘la povertà dei materiali impiegati nell’arte non preclude in alcun modo il raccontare storie meravigliose di grande ricchezza”.

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Florence Biennale. Premio “Lorenzo il Magnifico”

Florence Biennale. Premio

I prestigiosi riconoscimenti sono stati assegnati  a Ars Aevi – Museo di arte contemporanea di Sarajevo nella persona di Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto e all’artista ghanese El Anatsui

FIRENZE – Enver Hadžiomerspahić, fondatore e direttore del Progetto Ars Aevi, nasce a Banja Luka, Bosnia Erzegovina, nel 1946. Dal 1947 vive a Sarajevo. L’idea del Progetto Ars Aevi è nata a Sarajevo nella primavera del 1992, e dall’anno seguente Hadžiomerspahić si è dedicato alla costituzione di una collezione d’arte contemporanea per Sarajevo. L’architetto Renzo Piano ha i suoi progetti architettonici per il futuro Museo di Sarajevo. Nel 2016 l’Unione Europea ha compiuto uno studio di fattibilità per la costruzione del Museo Ars Aevi a Sarajevo. Frattanto, il Consiglio Comunale della città di Sarajevo ha approvato l’iniziativa di candidare il Progetto Ars Aevi al Premio Nobel per la pace nell’anno 2018. Recentemente il Consiglio comunale di Sarajevo ha preso la decisione di trasformare la Fondazione Ars Aevi in un Ente pubblico della città denominato “Museo di Arte Contemporanea Ars Aevi” di Sarajevo. Molte sono le persone che hanno svolto un ruolo significativo nei vent’anni del processo di costituzione della Collezione Ars Aevi, inclusi Claudio Martini, Massimo Cacciari, Marco Baccin e altri soggetti illustri. Molti di loro sono direttori artistici di musei europei che si sono impegnati nel coinvolgere artisti e possibili benefattori nella formazione della Collezione di Ars Aevi, costituita dai contributi qui menzionati. La Florence Biennale conferisce il Premio Speciale “Lorenzo il Magnifico” al costituendo Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo quale progetto ispirato a principi di pace per un futuro all’insegna della creatività nella vita di una città che ha subito devastazioni.

Il 13 ottobre è stato conferito il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera all’artista ghanese El Anatsui.  Nato nel 1944 ad Anyanko, nella regione del Volta in Ghana, El Anatsui è cresciuto in una missione e si è formato al College of Art di quella che oggi è la Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumase. Dal 1975 è docente alla University of Nigeria-Nsukka (UNN) nella provincia di Enugu e da alcuni anni è a capo del Dipartimento di Scultura. Vive e lavora a Nsukka, pur mantenendo uno stretto legame con il suo Paese natale, le cui espressioni culturali – insieme ad altri retaggi dell’Africa e alle suggestioni dell’Occidente – hanno ispirato il suo fare creativo. Emerge come artista a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in un periodo dominato dai movimenti nati nel cosiddetto “continente nero” ormai indipendente dall’impero britannico, e debutta con la sua prima mostra personale in Nigeria nel 1976.

Nel 1980 vince la residenza d’artista alla Cummington Community of the Arts in Massachussets, esperienza che eleva la sua sensibilità di artista e gli apre scenari internazionali. Soprattutto agli inizi della sua carriera El Anatsui impiega materiali naturali quali il legno, una presenza costante nella sua produzione artistica che si ritrova per esempio in Club Windows (2002) e Devotees (1987). Di argilla e manganese sono Chambers of Memory (1977), la serie Broken Pots (1978) e Gbeze (1979), opere che accendono una riflessione sul ciclo vitale degli oggetti promuovendo il concetto di rinnovamento, rinascita, reincarnazione e dunque speranza in opposizione a morte, distruzione, disintegrazione e degrado. Recuperando oggetti usati e parti di essi, El Anatsui realizza lavori tesi a richiamare l’attenzione sul rapporto Uomo-Natura, per esempio Earth’s Skin (2008), ma soprattutto sulle dinamiche relazionali e culturali nella società contemporanea come in They Saw Us through Puffs of Smoke (2011) e Stressed World.

Queste e molte altre installazioni in foggia di grande arazzo evocano l’estetica e il simbolismo del kente, il tessuto che il padre dell’artista soleva tessere rinnovando la tradizione degli Ewe e degli Ashanti in Ghana, abili anche nella lavorazione dei tessili e dei metalli. La parola gawu, che nella lingua degli Ewe può significare sia “metallo” sia “mantello pregiato”, riassume in sé il senso dei lavori che El Anatsui ha realizzato con filo di rame e metallo recuperato da rifiuti quali lattine, anelli e/o tappi di alluminio da bottiglie di liquori, grattugie di ferro e lastre per la stampa disperse nel territorio della Nigeria come di altri Paesi che stentano a riciclare i prodotti di un “sistema alieno” a fine vita. El Anatsui restituisce loro un’aura preziosa come l’oro in opere di straordinaria bellezza e originalità, che paiono avvalorare la teoria dell’esistenza di un “magnetismo vitale” negli elementi e in tutte le cose inanimate formulata da Franz Anton Mesmer. Questo anche perché la “fluidità”, la policromia e la “trasparenza” delle installazioni “tessil-metalliche” dell’artista, fanno si che esse appaiano come presenze dinamiche, mutevoli.

Oggi El Anatsui vanta 50 anni di carriera, raccontata nella monografia El Anatsui: Art & Life di Susan M. Vogel (Prestel, 2012) e nel film diretto dalla stessa autrice, Fold Crumple Crush: the Art of El Anatsui (2011).

Quest’anno la Florence Biennale conferisce a El Anatsui il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera “per aver magistralmente intrecciato memorie e significati nel suo rappresentare l’essenza dell’Africa ispirando un pubblico globale attraverso la riscoperta dell’inestricabile rapporto fra Uomo e Natura. La sua arte si estrinseca in innumerevoli lavori di grande impatto visivo realizzati sperimentando creativamente materiali di recupero quali metalli e legno, con cui ha mostrato al mondo che ‘la povertà dei materiali impiegati nell’arte non preclude in alcun modo il raccontare storie meravigliose di grande ricchezza”.

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Siracusa. Alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo la mostra “Dialogica”

Siracusa. Alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo la mostra

L’evento è inserito tra quelli della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci. Opere pittoriche, progetti fotografici e video disegnano un percorso espositivo parallelo a quello della Galleria

SIRACUSA Dialogica. atemporali.connessioni.contemporanee, a cura di Francesco Piazza, è la nostra che sarà inaugurata sabato 14 ottobre presso la Galleria regionale di Palazzo Bellomo alla presenza del direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti culturali Dott. Lorenzo Guzzardi.

L’evento, inserito tra quelli della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), vuole essere un omaggio alla vitale attualità delle opere d’arte antica ed insieme un dialogo con i maestri del passato. Sono 14 gli artisti che hanno realizzato opere di grande impatto emotivo, pensate appositamente per essere inserite nel percorso museale della Galleria. 

Gli artisti di Dialogica sono: Evita Andùiar, Romina Bassu, Giuseppe Bombaci, Davide Bramante, Riccardo Brugnone, Andrea Buglisi, Claudio Cavallaro, Simone Geraci, Francesco Lauretta, Ettore Pinelli, Giacomo Rizzo, Massimiliano Usai, Giovanni Viola, William Marc Zanghi. 

La mostra sarà visitabile negli orari di apertura del Museo. In occasione della chiusura di sabato 2 dicembre Massimiliano Usai e Roberto Vitale si esibiranno in un live di musica e poesia nel cortile di Palazzo Bellomo. 

Vademecum

Galleria regionale di Palazzo Bellomo
“Dialogica. atemporali.connessioni.contemporanee”
Ingresso gratuito alla Galleria il 14 ottobre in occasione della 13ma Giornata del Contemporaneo a cura di Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani).
Palazzo Bellomo
via Capodieci, 14 – 96100 Siracusa
tel. 093169511 – fax 093169529
www.regione.sicilia.it/beniculturali/palazzobellomo
polomuseale.sr@regione.sicilia.it
galleria.palazzobellomo@pec.regione.sicilia.it
Vernissage 14 ottobre ore 17,00.
Orari della mostra dal 15 ottobre al 2 dicembre 2017:
da martedì a sabato ore 9-19;
domenica 15 ottobre, 5 e 19 novembre ore 9-13.30;
domenica 22 e 29 ottobre, 12 e 26 novembre ore 14-19.30;
ultimo ingresso fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura

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“L’Adorazione dei pastori” del Perugino in mostra a Milano

Adorazione dei pastori di Perugino, 1502 - particolare

Dal 20 ottobre al 28 gennaio 2018, il Museo diocesano Carlo Maria Martini del capoluogo lombardo ospiterà il dipinto proveniente dalla Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia

MILANO –  Capolavoro indiscusso della maturità di Pietro Vannucci, detto il Perugino, il dipinto su tavola fa parte di un polittico eseguito, in più di 20 anni, per la chiesa di sant’Agostino a Perugia, su commissione dei frati agostiniani nel 1502. Alla morte del pittore, mancavano alcune rifiniture. Si trattava infatti di una grandiosa pala d’altare, a più scomparti e su più registri, che doveva essere alta più di otto metri e che era formata da oltre 30 tavole. Già nel 1654 l’imponente struttura venne smontata e divisa in due parti. Da quel momento le tavole furono disperse e oltre di esse si trovano oggi in Francia, a causa delle requisizioni fatte dalle truppe napoleoniche nel 1797, negli Stati Uniti, come il San Bartolomeo conservato a Birmingham in Alabama, o proprio a Perugia, nella chiesa di San Pietro, dove si trova il Cristo sorretto da Nicodemo tra la Madonna dolente e San Giovanni Evangelista. 

A sinistra della tavola, si scorge l’annuncio degli angeli ai pastori, che compaiono anche al centro, in adorazione, mentre sulla destra si trovano il bue e l’asinello. Al centro, tra due angeli, la colomba dello Spirito Santo e, in primo piano, Maria e Giuseppe adorano il Bambino, appoggiato a terra e protetto solo da un lembo del manto della Vergine. 

Lo stile di Perugino segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere che, a partire da Raffaello, il più importante tra i suoi allievi, segnerà la nascita della maniera moderna. 

La mostra, a cura di Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano e di Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, è accompagnata da  un catalogo Silvana editoriale con testi di Mons. Luca Bressan, Rosa Giorgi, Nadia Righi e Marco Pierini.

Il progetto di allestimento, curato dall’arch. Alessandro Colombo dello Studio Cerri & Associati, cercherà di suggerire lo spazio architettonico a cui era destinata l’opera e di rievocare il grandioso polittico di cui era parte.

Vademecum

L’ADORAZIONE DEI PASTORI DI PERUGINO
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)
20 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi)
La biglietteria chiude alle ore 17.30
Biglietti (Museo Diocesano + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari)
Intero: 8 euro
Ridotto individuale: 6 euro
Ridotto gruppi adulti (parrocchie incluse, almeno 15 persone): 6 euro
Ridotto scuole e oratori: 4 euro
 

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AndarXPorte: l’arte riapre al pubblico Palazzo Archinto a Milano, sede dell’Azienda Golgi-Redaelli

Palazzo Archinto, palazzo storico che oggi ospita gli uffici amministrativi dell’Azienda di servizi alla persona Golgi-Redaelli, accoglie una mostra d’arte contemporanea di circa 60 artisti invitati ad interagire con gli spazi, gli arredi e le opere presenti….

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Al PAC di Milano la mostra “Io, Luca Vitone”

Al PAC di Milano la mostra

Lal 14 ottobre al 3 dicembre 2017 la prima antologica dedicata alla produzione dell’artista italiano nel Padiglione Arte Contemporanea, che si estende anche al Museo del Novecento ed ai chiostri di Sant’Eustorgio

MILANO – Inaugura il 13 ottobre, in occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo,  indetta per sabato 14 ottobre da AMACI Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la mostra “Io, Luca Vitone”, a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo. 

Si tratta della prima antologica dedicata alla produzione dell’artista italiano, nato a Genova nel 1964 e oggi residente a Berlino. L’esposizione si sviluppa in tre sedi, vedendo coinvolto non solo il Pac, ma anche i Chiostri di Sant’Eustorgio e il Museo del Novecento.

La mostra al Pac attraversa trent’anni di carriera artistica di Vitone, riunendo per la prima volta i suoi progetti più significativi.  Tra questi “Souvenir d’Italie” (2010) che ricorda i 959 iscritti alla loggia massonica della P2; “Nulla da dire solo da essere” (2004) in cui su ventuno bandiere appese nel vuoto si trovano citazioni ricamate che provengono dall’ambito del pensiero libertario, attraverso cui Vitone combina l’iconografia del movimento anarchico con quella delle popolazioni Rom e Sinti; “Imperium” (2014) realizzato da una componente olfattiva e da una componente pittorico-monocromatica; l’autobiografico “Ultimo viaggio” (2005), che racconta il viaggio da Genova al Golfo Persico percorso da Vitone con la famiglia nell’estate del 1977, e l’opera “Corteggiamento” (2003-2004) nella sua versione integrale con tutte e nove le sculture musicali dedicate alle muse. 

Nel Museo Diocesano Luca Vitone rende omaggio tra gli altri a Lucio Fontana con l’opera “Nel Nome del Padre”, nata dalla collaborazione con Cesare Viel. Nella sala dell’Arciconfraternita invece l’artista presenta “Futuro Ritorno” (2008), un’installazione sonora che narra della condizione e dei desideri di ventidue persone emigrate in Italia. 

Infine al Museo del Novecento viene presentata per la prima volta l’opera “Wide City” (1998), acquisita dal Comune di Milano nel 2004. Fulcro dell’installazione  è un modellino della Torre Velasca intorno a cui sono disposti 180 scatti dell’artista, che ritraggono luoghi particolarmente significativi per alcune delle più numerose comunità di stranieri presenti a Milano. 

Ad accompagnare il pubblico nelle tre sedi sarà una guida speciale a firma di Vincenzo Latronico, che attraverso la narrazione stimola il visitatore a lavorare sull’interpretazione di ogni opera in mostra come processo aperto a diversi significati. 

La mostra è accompagnata da un volume con le riproduzioni di tutte le opere realizzate dall’artista e le recensioni delle mostre in cui le opere erano state originariamente esposte. 

Vademecum

Dal 13 Ottobre 2017 al 03 Dicembre 2017
Milano, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea
Biglietto: intero € 8, ridotto € 6.50 / € 5 / € 4. Gratuito minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, un accompagnatore e una guida per ogni gruppo Touring Club e FAI, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici, giornalisti accreditati, tesserati ICOM, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione, soci AMACI
Info: +39 02 8844 6359
www.pacmilano.it/

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Torna il 14 ottobre la Giornata del Contemporaneo

Torna il 14 ottobre la Giornata del Contemporaneo

24 musei AMACI apriranno le porte in tutta la penisola per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze

ROMA – Il 14 ottobre si tiene la tredicesima edizione della Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI, l’associazione dei musei di arte contemporanea italiani. 

La manifestazione prevede un programma vario e multiforme, permettendo al pubblico di avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea. In questa giornata saranno 24 musei AMACI ad aprire le porte in tutta la penisola per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze. 

L’immagine guida di questa edizione è stata affidata a Liliana Moro che ha creatoPane quotidiano”, una semplice scritta realizzata  con timbri tipografici su fondo bianco, che porta la nostra attenzione sull’alimento base di tutti i giorni. Due sole parole per un messaggio essenziale, con un duplice riferimento, quello alla tradizione biblica e all’idea di cibo per il corpo, ma soprattutto per lo spirito, con cui alimentare la nostra esistenza.

Nelle edizioni precedenti sono stati coinvolti artisti quali Michelangelo Pistoletto (2006), Maurizio Cattelan (2007), Paola Pivi (2008), Luigi Ontani (2009), Stefano Arienti (2010), Giulio Paolini (2011), Francesco Vezzoli (2012), Marzia Migliora (2013), Adrian Paci (2014), Alfredo Pirri (2015) ed Emilio Isgrò (2016).

La lista degli eventi è disponibile sul sito http://www.amaci.org

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