Non-white space. Sanna Kannisto a Milano

NonostanteMarras, Milano ‒ fino al 19 novembre 2017. Metronom, in collaborazione con NonostanteMarras, produce la personale milanese della fotografa e artista Sanna Kannisto, dal titolo “White Space”. Il percorso è stato inserito nel calendario della seconda edizione di PhotoVogue Festival. E lo spazio fitto di via Cola di Rienzo scontorna la rappresentazione di natura.

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Archeologia. Scoperto a Bologna il più grande cimitero ebraico medievale

Archeologia. Scoperto a Bologna il più grande cimitero ebraico medievale

Il ritrovamento rappresenta un’opportunità unica di studio e ricerca. Sono state infatti scavate 408 sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali hanno restituito elementi d’ornamento personale in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra

BOLOGNA – L’Università di Bologna ha annunciato il ritrovamento di quello che può essere considerato il più grande cimitero ebraico medievale in Italia. La scoperta è avvenuta nel corso degli scavi archeologici iniziati nel 2012 da un team composto da Soprintendenza di Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, Università, comunità ebraica e ricercatori indipendenti, con il supporto del Comune. 

Il cimitero, scoperto in via Orfeo, per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi. Le fonti d’archivio riportano che quest’area fu acquistata nel 1393 da un membro della famiglia ebraica dei Da Orvieto per poi essere lasciata in uso agli Ebrei bolognesi.

Dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento, che autorizzarono la distruzione dei cimiteri ebraici della città, il cimitero sopravvisse per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”.  Lo scavo archeologico ha riportato in luce gli sconvolgenti effetti del provvedimento papale: circa 150 tombe volontariamente manomesse per profanare la sacralità delle sepolture e nessuna traccia delle lapidi che dovevano indicare il nome dei defunti, forse vendute o riutilizzate. 

Il ritrovamento rappresenta quindi un’opportunità unica di studio e ricerca. Sono state infatti scavate 408 sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali hanno restituito elementi d’ornamento personale in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra.

Gli studi archeologici analizzeranno ora sia le sequenze stratigrafiche, che attestano una frequentazione dell’area dall’Età del Rame all’età moderna, sia i materiali recuperati nello scavo, avvalendosi anche del confronto con alcuni contesti cimiteriali ebraici scavati in Inghilterra, Francia e Spagna.  Tra gli oggetti rinvenuti negli scavi, un approfondimento sarà dedicato ai numerosi gioielli medievali, di cui verranno studiate caratteristiche stilistiche, tecniche di realizzazione e significati delle incisioni presenti. L’approccio interdisciplinare, con l’integrazione delle metodologie di studio archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico, permetterà di fare luce sulle dinamiche storiche e sociali della comunità bolognese, rileggendo il patrimonio culturale ebraico come esperienza di vita della collettività ebraica dal Medioevo a oggi e come elemento costitutivo dei Beni Culturali della città. 

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Archeologia. Torna alla luce il “tempio perduto” di Ramses II

Archeologia. Torna alla luce il

La scoperta si deve a un team di archeologi egiziani e cechi del Czech Institute of Egyptology, che stanno compiendo una campagna di scavo dal 2012. I resti dell’edificio sono stati rinvenuti nei pressi della necropoli di Abusir a Giza, a una ventina di chilometri dal Cairo

IL CAIRO – E’ notizia di qualche giorno fa il ritrovamento del “tempio perduto” di Ramses II, un imponente complesso costruito, secondo gli archeologi tra il 1213 e il 1279 a.C.,  durante il lungo regno del terzo faraone della XIX dinastia. 

Il tempio, di circa 32 metri di larghezza per 52 metri di lunghezza,  è composto da un muro di mattoni di terra e da una corte che conduce ai pilastri dell’ingresso principale, riporta inoltre sulle mura numerose epigrafi con incisi i diversi titoli del faraone, insieme a iscrizioni di divinità del sole. Nel tempio sono stati rinvenuti anche frammenti di pitture policrome e pietre di colore blu. 

Secondo gli archeologi doveva essere il luogo dell’adorazione del dio sole Ra, venerato in particolare da Ramses. 

Ramses II è stato uno dei più grandi sovrani della storia dell’antico Egitto, forse il più grande di tutti e sicuramente il più conosciuto. Il suo regno, durato  sessantasette anni, fu caratterizzato nel suo corso sia da eventi politici eccezionali, sia da uno stile ben definito nelle arti e nei monumenti. Alla fine del suo regno lasciò un Egitto ricco e potente. 


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A Palazzo Reale “Caravaggio e luce dipinta”, percorso didattico per bambini e ragazzi

A Palazzo Reale

Quattro appuntamenti speciali: 13 novembre, 27 novembre, 11 dicembre e 15 gennaio alle ore 17

MILANO –  Caravaggio e luce dipinta” è il titolo dell’originale percorso elaborato dalla Sezione Didattica di Palazzo Reale per accompagnare i visitatori più giovani a scoprire il pittore nell’ambito della mostra “Dentro Caravaggio”, a cura di Rossella Vodret, inaugurata lo scorso 29 settembre.

Pensato e realizzato per le scuole dalle educatrici del Comune di Milano, il percorso didattico sarà disponibile anche per bambini e ragazzi dai 5 ai 16 anni accompagnati dalle loro famiglie in quattro appuntamenti speciali: 13 novembre, 27 novembre, 11 dicembre e 15 gennaio alle ore 17.

In una nota la vice sindaca e assessora all’Educazione, Anna Scavuzzo, spiega: “L’eccezionale lavoro di promozione artistica e di innovazione educativa delle sezioni didattiche del Comune di Milano è rivolto innanzitutto agli alunni delle scuole, ma è importante che la qualità dei percorsi pensati per le classi sia accessibile a tutta la città e i più giovani possano così viverne l’esperienza in compagnia delle proprie famiglie”. 

Al termine del percorso didattico verrà donata la guida in mostra e un piccolo catalogo d’Arte con le opere selezionate. Per partecipare è necessaria la prenotazione telefonica al numero 02.88448046. L’attività didattica è gratuita e l’ingresso alla mostra costa 6 euro per i bambini dai 6 anni in su, con tariffa ridotta per l’accompagnatore adulto.

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Capolavori italiani sottratti da Goering ed “esiliati” in Serbia, Pm Bologna: esportazione illecita 

Capolavori italiani sottratti da Goering ed

Secondo la Procura bolognese è “incontrovertibile” che i quadri  non furono un indennizzo di guerra. Vanno quindi restituiti all’Italia

BOLOGNA – Continua il giallo internazionale sulla questione relativa agli otto dipinti di grandi artisti italiani tra cui Tiziano, Tintoretto e Carpaccio, “prigionieri di guerra” conservati oggi al Museo Nazionale di Belgrado. Si tratta di capolavori italiani finiti in Serbia in seguito a compravendite milionarie mediate da mercanti per conto del Maresciallo del Reich, Hermann Goering. Dopo il conflitto queste opere sembra furono acquistate a Monaco di Baviera da un antiquario jugoslavo, Ante Topic Mimara e, successivamente, trasferite al Museo nazionale di Belgrado nel 1949. 

La questione è stata oggetto di una indagine partita dalla Procura di Bologna. E’ di questi giorni la notizia che, secondo la Procura bolognese, è “incontrovertibile” che gli otto dipinti furono illecitamente esportati dal Reich a partire dal 1941. 

A sostenerlo è l’atto inoltrato dal Pm Roberto Ceroni alla Corte superiore di Belgrado. Gli inquirenti, che puntano al recupero delle tele, hanno replicato alle obiezioni della Serbia, che un anno fa aveva respinto una prima istanza di sequestro, con nuove acquisizioni investigative e la richiesta di sviluppare ulteriori indagini. I Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze hanno  accertato che tutte otto le opere furono esportate illecitamente dai tedeschi. Secondo il Pm le opere  “furono prelevate direttamente da Goering” per poi essere portate su un treno speciale dirette a Berlino. La sussistenza del reato consente di chiedere la confisca “per il recupero all’estero del bene e il ripristino del patrimonio culturale-economico della collettività. 

La Procura bolognese ha chiesto a Belgrado di procedere con alcune indagini mirante a ricostruire come le opere siano arrivate in Serbia. Si ritiene infatti che ci fu un’appropriazione indebita da parte di Ante Topic Mimara e Wiltrud Mersman. Il primo fu antiquario e falsario d’arte, amico di Goering, la seconda invece una donna che lavorava al Collecting Point di Monaco (dove gli Alleati facevano confluire le opere d’arte trafugate dai nazisti) e che che anni dopo divenne la moglie dello stesso Topic.

Secondo il Pm le opere non furono indennizzi di guerra, come indicato invece dal museo quando furono esposte in Italia nel 2004/2005. 

Afferma  quindi il Pm “In base al diritto allora vigente, l’eventuale consegna alla Jugoslavia, a scopo risarcitorio, delle otto opere d’arte italiane, non sarebbe stata consentitané dalla prassi seguita al Punto di raccolta, né dalle convenzioni internazionali. Né si può sostenere, come invece fa l’Autorità Serba, che l’acquisto avvenne per usucapione”. 

 

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