Il SuperDesign della stagione radicale. Intervista a Maria Cristina Didero

Attraverso una mostra, un libro e un film, Maria Cristina Didero ricostruisce a distanza di cinquant’anni il profilo di una stagione shock del progetto italiano. In cui il legame inedito tra ideologia & pop si era trasformato in uno strumento sovversivo, per radere al suolo e ricominciare a pensare, con molta ironia, la nostra dimensione sociale e identitaria attraverso una nuova cultura dell’abitare.

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È Shenzhen la capitale del design

Shenzhen (Cina). Il Design Society, il tanto atteso museo voluto dalla China Merchants Shekou (Cmsk) e dal Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra, è stato aperto il 2 dicembre nel distretto Shekou di Shenzhen, poco a nord di Hong Kong. L’iniziativa, costata 1,3 miliardi di rmb (200 milioni di dollari) e che ha richiesto 8 anni per vedere la luce, è innovativa sotto diversi punti di vista.Anche se i musei cinesi e internazionali si sono subito proposti per condividere mostre, il Design Society è il primo nuovo museo a coinvolgere un’istituzione straniera in tutte le fasi della sua creazione. Il primo museo cinese dedicato al design ha anche la prima galleria che esplora il periodo di «Riforma e Apertura» del Paese promosso dalla fine degli anni Settanta da Deng Xiaoping.«È questo che ci piace, è una cosa nuova», dichiara Tim Reeve, vicedirettore del V&A, della prima presenza oltreoceano del museo londinese. Con un contratto iniziale di cinque anni, che scadrà nel 2019, la partnership differisce dai più tradizionali franchising che coinvolgono i musei e che si basano su «progetti di investimento su larga scala», aggiunge. L’idea è stata della China Merchants Shekou, una compagnia di proprietà statale che fa parte del China Merchants Group, fondato 145 anni fa, che «è stata molto innovativa e si è rivolta a noi in cerca di sostegno, consulenza e contenuti», conclude Reeve.Il Design Society, al centro del Sea World Culture and Arts Center, un complesso di 71mila metri quadrati, aprirà al pubblico questo mese quattro delle sue gallerie. Quella principale (1.200 metri quadrati), è dedicata all’impatto della tecnologia sulla società cinese («Pensare il Digitale», fino al 3 giugno), mentre la piccola galleria Parkview (300 metri quadrati) è dedicata all’architetto che ha realizzato l’edificio, il giapponese Fumihiko Maki, Pritzker Prize nel 1993 («Nutrire i sogni. Lavori recenti», fino al 30 giugno).La galleria gestita direttamente dal V&A (850 metri quadrati) riunisce 250 oggetti di design dalla collezione del museo, dal coltello in dotazione all’esercito svizzero alla mega app cinese WeChat, con una panoramica su mille anni di storia («I valori del design», fino al 4 agosto 2019). Il V&A ha acquistato 45 nuovi pezzi per la mostra e porterà nello spazio di Shekou due mostre itineranti nel 2018 e nel 2019.Dietro le quinte il museo londinese ha anche svolto un ruolo decisivo nella formazione dello staff e nella messa a punto di strategie e programmazione per il Design Society. Gli anni della preparazione del museo sono stati caratterizzati da differenze e incompatibilità culturali, ma «le sfide si sono trasformate in un punto di forza», dichiara il direttore fondatore della sede, l’olandese Ole Bouman (già direttore del Nai, Netherlands Architecture Institute di Rotterdam). «Il prossimo anno il Cmsk e il V&A decideranno se prolungare la partnership», aggiunge.Un quarto spazio nel complesso, il Museo della Riforma e dell’Apertura (2mila metri quadrati), aprirà più avanti a dicembre con una mostra semipermanente sulla storia di Shekou durante il periodo cruciale della storia cinese, la transizione verso la modernità di fine anni Settanta del Novecento. «Mentre inauguriamo una nuova fase della creatività in Cina, la consapevolezza e la riflessione sul capitolo precedente diventa più importante», dichiara Bouman.Il Design Society ha in programma altre aperture per l’anno prossimo, con la succursale di Shenzhen del Museo Guanfu di Pechino e l’Unesco Centre for Design, che affitterà degli spazi per un periodo di almeno otto anni. Guanfu, il più vecchio museo privato di antichità cinesi del Paese, è stato fondato a Pechino nel 1996 dal collezionista Ma Weidu e ha sedi anche a Shanghai e Xiamen. I suoi 900 metri quadrati offriranno ai visitatori la possibilità di ammirare il design cinese premoderno accanto a oggetti in gran parte occidentali forniti dal V&A.La sala principale è dedicata al futuro della Cina. Nel frattempo il centro da 700 metri quadrati dell’Unesco racconterà la storia dell’affermarsi di Shenzhen come polo del design, tanto da essere parte fin dal 2008 del network Creative Cities, che coinvolge istituzioni in tutto il mondo. «La scena del design a Shenzhen sta acquistando fiducia e le sue ambizioni diventano sempre più grandi», afferma Bouman.DESIGN SOCIETY

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