Il Bacio di Rodin scandalizza Facebook

il Bacio di Rodin

Il social network boccia la promozione della mostra dedicata allo scultore, organizzata dalla società Linea d’ombra, con la seguente motivazione: “un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”

TREVISO – Facebook boccia la promozione della mostra dedicata a Rodin a cura di Marco Goldin. Il celebre “Bacio” dello scultore scandalizza il popolare social network, che sostiene che l’immagine presenti “allusioni di natura sessuale”.

Linea d’ombra, società che organizza la mostra su Rodin, che si terrà nel Museo civico di Santa Caterina a Treviso dal 24 febbraio 2018, ha pubblicato un post nella pagina Facebook, riservato alla prossima apertura delle prenotazioni della rassegna. Il post in questione è stato però giudicato inadeguato dal social. Ma a destare particolare sconcerto nel quartier generale di Linea d’ombra è però la motivazione addotta da Facebook: “un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”. Sempre Facebook, nella nota inviata, offre una soluzione, addirittura consigliando “di utilizzare contenuti che si concentrano sul tuo prodotto o servizio, evitando allusioni di natura sessuale”.

Il “Bacio” di Rodin rievoca in realtà il celebre episodio di Paolo e Francesca nel Canto V dell’Inferno di Dante ed è stato eletto a immagine simbolo della mostra. “Ma può un’immagine simbolo della storia dell’arte, vera e propria icona della bellezza senza tempo, essere paragonata a una qualsiasi immagine di carattere sessualmente esplicito? – si domanda Marco Goldin, stupefatto per questa decisione che non esita a definire assurda. Torna quindi ancora una volta l’incapacità di scindere l’immagine che contenga “allusioni di natura sessuale”, come indica Facebook nella sua nota, dalla bellezza generata dai geni dell’arte. E prosegue Goldin: “In una Rete invasa da, quelli sì, contenuti di orribile pornografia, vogliamo davvero equiparare i nudi rinascimentali o in questo caso il Bacio di Rodin, a immagini che invece circolano liberamente? E’ certamente il caso di riflettere sul fatto che l’arte, nei suoi esiti alti, proponga il canone della bellezza universale che nulla ha a che fare con la contingenza dell’allusione di natura sessuale”, come invece evidenziato nella nota di Facebook.

In una nota Linea d’ombra fansapere che, ovviamente, il “Bacio” di Rodin continuerà a essere l’immagine della mostra. Il dibattito resta aperto sul senso di questa presa di posizione circa il valore di un’immagine somma nell’intera storia dell’arte, tra l’altro con un legame forte con la cultura italiana dei secoli passati.

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Piazza del Popolo. Dopo il restauro le chiese gemelle appaiono “diverse”

Piazza del Popolo. Dopo il restauro le chiese gemelle appaiono “diverse”

La cupola di Santa Maria dei Miracoli, da poco ristrutturata, è blu, mentre quella di Santa Maria in Montesanto è color crema. LSoprintendenza Speciale di Roma: “è stato ripristinato il colore delle formelle di ardesia poste nel `700 dall’architetto Carlo Fontana”

ROMA – Smontati i ponteggi qualche settimana fa al termine dei restauri, la basilica di Santa Maria dei Miracoli, datata 1679, in Piazza del Popolo, è apparsa agli occhi dei romani diversa dalla sua gemella Santa Maria in Montesanto. Ciò che è saltato immediatamente agli occhi è stato infatti il differente colore delle due cupole. Quella di Santa Maria dei Miracoli, che ha subito un intervento conservativo, diretto dall’ufficio beni culturali Vicariato di Roma e  affidato all’impresa esecutrice Dromos Restauri Srl, appare di color grigio scuro, tendente al carta da zucchero. La cupola della sua gemella, quella di sinistra rispetto a Piazza del Popolo, realizzata da Gian Lorenzo Bernini, è invece color crema.

A dare una spiegazione a quello che, a primo acchito, potrebbe sembrare un “errore” di ristrutturazione, è la Soprintendenza Speciale di Roma. In una nota viene spiegato che con l’attuale intervento “è stato ripristinato il colore delle formelle di ardesia che nel `700 l’architetto Carlo Fontana pose sul tetto di entrambe le chiese gemelle di Piazza del Popolo”.  “L’intervento fatto invece alcuni anni fa sull’altra chiesa gemella, Santa Maria in Montesanto, detta anche chiesa degli artisti, – specifica ancora la Soprintendenza – è provvisionale, dunque provvisorio, e per la ristrettezza dei fondi è stato funzionale solamente a mettere in sicurezza il tetto dell’edificio da possibili infiltrazioni. La Soprintendenza auspica nel prossimo futuro un ulteriore intervento che restituisca anche al tetto di Santa Maria in Montesanto il suo originale colore” conclude la nota. 

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Bernini alla Galleria Borghese

Particolare del David, Gian Lorenzo Bernini copyright Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Galleria Borghese

L’esposizione, realizzata con la partnership di FENDI, ha come tema conduttore proprio il Museo di Villa Borghese quale scena privilegiata della scultura di Gian Lorenzo Bernini. Suddivisa in otto sezioni tematiche la mostra tratteggia un ritratto ‘a tutto tondo’ del grande scultore

ROMA – E’ il genio di Gian Lorenzo Bernini al centro della splendida mostra, ospitata a partire dal 1 novembre fino al 4 febbraio 2018, presso la  Galleria Borghese, in occasione dei vent’anni dalla sua riapertura. 

L’esposizione, in continuità con il discorso critico avviato con l’esposizione Bernini Scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese, ospitata presso il Museo nel 1998, è stata realizzata grazie al sostegno della casa di moda FENDI, partner istituzionale per i prossimi tre anni.

Il tema conduttore di questa grande mostra, a cura di Andrea Bacchi e Anna Coliva, è la Galleria Borghese quale scena privilegiata della scultura di Gian Lorenzo Bernini: il cardinale Scipione, suo primo committente, lo volle infatti autore di gruppi marmorei autonomi, per dare “figura di immaginazione” allo spazio di ogni stanza; il successivo committente, papa Urbano VIII Barberini, lo volle scultore integrato in una costruzione globale dello spazio, che fosse architettura ma al contempo comprendesse dentro di sé luce, colore, figurazione, illusioni dimensionali e proporzionali.

Articolata in otto sezioni, la mostra pone l’accento sul Bernini scultore di statue che si misura direttamente, e principalmente, con il marmo.  Partendo dall’apprendistato del giovane Bernini, con un focus sulle opere realizzate in stretto dialogo o in diretta collaborazione col padre Pietro, nelle quali emerge da subito la straordinaria padronanza dello scalpello, ereditata proprio da lui, il percorso prosegue con le seguenti sezioni tematiche: La giovinezza e la nascita di un genere: i putti; I gruppi borghesiani; Il restauro dell’antico; I busti; La pittura; Bernini e Luigi XIV; Il mestiere di scultore: i bozzetti. Ogni sezione dedica un approfondimento ad aspetti specifici della sua produzione, in modo da tratteggiare un ritratto completo del geniale artista. 

In occasione della mostra monografica, La Galleria Borghese, insieme a FENDI come partner istituzionale, ha anche presentato il restauro della Santa Bibiana (1624-1626). L’opera ha lasciato per la prima volta nella storia il luogo che la conserva sin dalla sua origine, la chiesa romana omonima nel Rione Esquilino per la quale fu concepita e realizzata da Bernini negli anni 1624-1626. La Santa Bibiana fu infatti commissionata allo scultore nel 1624 da Papa Urbano VIII, per l’altare della Chiesa di Santa Bibiana a Roma, a coronamento dei restauri dell’antico edificio sul Monte Esquilino, in previsione del Giubileo del 1625.

Il cantiere di restauro, che si è svolto dal 4 settembre al 16 ottobre 2017, è rimasto aperto ai visitatori che hanno quindi potuto ammirare l’esecuzione degli interventi sull’opera. Il restauro a cantiere aperto e l’esposizione in mostra dell’opera sono stati realizzati in collaborazione scientifica con Museum of the Bible di Washington D.C.

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Siena International Photo Awards. I vincitori delle 10 categorie in gara

Randy Olson Luca Venturi

Il fotografo americano Randy Olson vincitore assoluto con lo scatto che ritrae la migrazione delle gru Sandhill. Fino al 30 novembre porte aperte all’arte fotografica con la mostra ‘Beyond the Lens’

SIENA La migrazione delle gru di Sandhill, dalla Siberia all’America del Sud, consegna a Randy Olson il titolo di Photographer of the Year SIPAContest 2017. Il riconoscimento al pluripremiato fotografo americano è stato consegnato sabato 28 ottobre al Teatro dei Rozzi a Siena, durante la cerimonia di premiazione della terza edizione del ’Siena International Photo Awards Festival’. L’evento, dedicato alle arti visive, animerà Siena fino al 30 novembre con un ricco calendario di eventi, workshop, photo tour, conferenze oltre alla mostra ‘Beyond the Lens’, che raccoglie i migliori scatti del premio di fotografia. Le immagini, oltre 45 mila pervenute da 161 Paesi del mondo, sono state selezionate da una prestigiosa giuria di 26 fotografi internazionali, fra cui Timothy Allen, Dave Black, Alex Noriega, David Lazar, Adrian Dennis, Sophie Stafford e David Shultz.

Randy Olson: ‘Photographer of the Year 2017’ al Siena International Photo Awards. Lo scatto che ha conquistato in termini assoluti la giuria, si intitola “Sand Hills Cranes” e riporta a un’epoca passata in cui gli Stati Uniti potevano contare su importanti flussi e grandi spazi per la migrazione delle gru di Sandhill che, oggi, incontrano difficoltà sempre maggiori nel trovare habitat adatti durante le migrazioni dalla Siberia all’America del Sud. L’autore, Randy Olson, è noto principalmente per la sua collaborazione con la rivista National Geographic. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti ed è stato uno dei due soli fotografi al mondo a vincere sia il titolo di Magazine Photographer of the Year che quello di POYi’s Newspaper Photographer of the Year al Pictures of the Year International (POYi), il più grande concorso internazionale di fotogiornalismo che si svolge tutti gli anni dalla Seconda Guerra Mondiale. La sua partecipazione al Siena International Photography Awards lo ha visto di nuovo in gara in un premio di fotografia dopo un’interruzione che durava dal 2005. Le sue foto sono state pubblicate più di 8 mila volte dal 2001 a oggi.

Best Author SIPA Contest 2017. Doppio riconoscimento per la fotografa e regista americana Ami Vitale, ambasciatrice di Nikon, collaboratrice della rivista National Geographic, autrice di scatti realizzati in oltre 90 Paesi ed esposti in tutto il mondo; vincitrice di numerosi premi fra cui il primo Magnum Inge Morath Grant, diversi riconoscimenti al World Press Photo, l’International Photographer of the Year Prize e il titolo di Magazine Photographer of the Year per la National Press Photographer’s Association. A lei è andato il primo premio nella categoria Storytelling, con la storia “Pandas Gone Wild” e il prestigioso riconoscimento di Best Author SIPAContest 2017. Negli scatti scelti dalla giuria, Ami Vitale rende omaggio al panda gigante che, fortunatamente, dal settembre 2016 non è più nella lista degli animali in via di estinzione, a conferma dell’impegno della Cina a favore del suo più famoso ambasciatore e della sua maggiore attenzione per l’ambiente.

I vincitori delle dieci categorie in gara. La giuria di fotografi internazionali ha decretato come primo classificato nella categoria General Color il fotografo americano Jonathan Bachman con lo scatto “Protestor’s Eyes”, che immortala la repressione della protesta di un uomo a seguito dell’omicidio di Alton Sterling, trentasettenne di colore ucciso da due poliziotti bianchi a Baton Rouge, in Louisiana, il 9 luglio 2016. Con una delle foto riprese nella stessa occasione, Bachman ha vinto quest’anno il primo premio al World Press Photo, ottenendo la nomination per il Premio Pulitzer 2017 nella sezione Breaking News.

Nella categoria Monochrome il primo posto è stato conquistato dal fotografo inglese Jack Savage, già vincitore di sei titoli al TheFineArtPhotography Awards 2017. La sua foto “Crow of Lviv”, immagine di ispirazione gotica, è stata scattata in una chiesa della città ucraina di Lviv (Leopoli). La svizzera Alessandra Meniconzi, appassionata dei nativi delle regioni più isolate del mondo, con particolare attenzione per le zone artiche e subartiche, ha vinto, invece, il primo premio per la categoria Travel con lo scatto “At world’s end”, che ritrae la piccola Olya, 6 anni, appartenente ai Nenets, l’ultima popolazione nomade della Russia che vive in un gelido distretto autonomo del Nord Ovest della Siberia. Nella categoria People&Portrait, il primo posto va a João Taborda, medico portoghese appassionato di fotografia che, con “I’m here”, immortala un momento del festival annuale della gioventù di Lisbona che si ispira al festival indiano Holi e richiama giovani studenti da tutto il mondo. La tempesta inseguita dal fotografo australiano James Stuart ha conquistato, invece, il primo posto nella categoria Nature con la foto “Beast”, dove Madre Natura esplode con tutta la sua forza nell’area di Black Hawk, negli Stati Uniti. Parla russo il primo classificato nella categoria Wildlife: Sergey Goshkov, collaboratore del National Geographic Russia, vincitore per due volte del Photographer of the Year della Russia e per tre volte del Wildlife Photographer of Year, ha vinto con la foto “Attack”, che racconta la battaglia per il cibo sull’isola di Wrangel, nella Russia nordorientale, dove le volpi artiche cercano di rubare le uova con astuzia e velocità alle oche delle nevi che arrivano dal Nord America per nidificare.

I vincitori nelle categorie Architettura, Sport e Under 20. Primo posto al fotografo tedesco Hans-Martin Dölz nella categoria Architecture con la foto “Book Temple III”, dedicata alla Biblioteca Civica di Stoccarda inaugurata nel 2011 e progettata dall’architetto sudcoreano Eun Young Yi ispiratosi al grandioso lavoro di Étienne-Louis Boullée per la Biblioteca Nazionale di Francia del XVIII secolo. La velocità della squadra inglese sul velodromo olimpico di Rio de Janeiro 2016, con cui il team ha conquistato la medaglia d’oro nella gara di inseguimento a squadre maschile e il record mondiale, trascina il fotografo inglese Tim Clayton sul gradino più alto della categoria Sport con la foto “Great Britain Team”. Con uno scatto dedicato all’abaco, uno degli strumenti di calcolo più antichi della Cina occidentale, il giovane cinese Zijie Gong ha vinto il primo premio nella categoria Under 20 con lo scatto “Man running a teahouse”, immortalando un anziano impegnato nei suoi conti in una tipica casa del tè.

Il tema dell’anno del SIPA Contest 2017. A chiudere la lista dei vincitori del SIPA Contest 2017 è il fotografo israeliano Roie Galitz nella categoria Fragile Ice, tema dell’anno dell’evento senese dedicato alla fotografia internazionale. La sua foto, “Dreaming on sea ice”, immortala un orso polare che dorme galleggiando sul mare ghiacciato dell’arcipelago delle Svalbard, dopo aver mangiato un tricheco. L’immagine porta con sé la riflessione sull’aumento delle temperature che causa lo scioglimento dei ghiacci e provoca un devastante impatto sugli orsi polari.

L’esposizione fotografica ‘Beyond the Lens’. I vincitori delle diverse categorie e i migliori scatti selezionati dalla giuria saranno protagonisti fino al 30 novembre della mostra ‘Beyond the Lens’, allestita a Siena nell’ex distilleria dello Stellino, in Via Fiorentina. Ad accogliere i visitatori sarà uno spazio che risale alla prima metà del ‘900 e si contraddistingue per il forte carattere industriale. Un vero e proprio giro del mondo in oltre 100 scatti. L’esposizione raccoglie le immagini vincitrici del SIPAContest 2017 e una selezione delle più belle foto in concorso. Un’opportunità speciale per ammirare a Siena, per un mese, gli scatti appartenenti alle 10 categorie in concorso e scoprire particolari e attimi irripetibili immortalati dalle 45 mila immagini provenienti da 161 Paesi del Mondo.

 

 

La mostra fotografica “Beyond the Lens” sarà aperta fino al 30 novembre negli spazi espositivi dell’Ex Distilleria “Lo Stellino”

La fotografia si mette in mostra a Siena con la collettiva del SIPA Contest 2017

Il giro del mondo in oltre 153 scatti. Apre a Siena “Beyond the Lens”: la mostra in programma fino a giovedì 30 novembre 2017, nei nuovi spazi espositivi dell’ex distilleria dello Stellino, in Via Fiorentina. Lo spazio che risale alla prima metà del ‘900 e si caratterizza per il forte carattere industriale, ospita la collettiva che raccoglie le immagini vincitrici del SIPAContest 2017 e una selezione delle più belle foto in concorso. La mostra ‘Beyond the Lens’ raccoglie i migliori scatti del ‘Siena International Photography Awards’, il contest di fotografia che ha registrato la maggiore partecipazione internazionale di sempre, raccogliendo oltre 45 mila immagini in gara, opere di fotografi professionisti, dilettanti e amatori provenienti da 161 Paesi di tutto il mondo. Un’opportunità speciale per ammirare a Siena, per un mese, gli scatti appartenenti alle 10 categorie in concorso e fare così il giro del mondo attraverso i particolari e gli attimi irripetibili immortalati dagli oltre 45 mila obiettivi provenienti da 161 Paesi del Mondo

Video e foto si mettono in mostra. Il percorso espositivo raccoglie gli scatti di 48 fotografi di 37 nazionalità divise in 10 categorie tematiche: libero colore; libero monochrome; viaggi & avventure; persone e volti accattivanti; la bellezza della natura; animali nel loro ambiente naturale; architettura e spazi urbani; sport in azione; portfolio storytelling e il ghiaccio fragile, tema dell’anno 2017. La mostra è accompagnata anche dalle immagini video degli autori di National Geographic Ami Vitale e Randy Olson, dei reportage più degli autori premiati e della storyboard. Tra gli scatti in mostra si trovano autentiche opere d’arte, come le fotografie di Premi Pulitzer e di pluripremiati vincitori del World Press Photo, come Jonathan Bachman e Tim Clayton. La rassegna fotografica è accompagnata da emozionanti immagini video che documenteranno il pensiero fotografico e l’attività di alcuni dei più famosi fotografi premiati al Siena International Photo Awards.

Info e social. Il ‘Siena International Photo Awards Festival’ è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel, con il patrocinio del Ministero degli Esteri, di Comune e Università degli Studi di Siena. Main Partner dell’evento sono Simply Etruria; Rete Ivo, Internet Veloce Ovunque e la catena di negozi specializzati foto/video “Il Fotoamatore”.

Per informazioni è possibile consultare i siti web www.artphonetravel.it,”http://www.sipacontest.com” 

i canali social Facebook https://www.facebook.com/sipacontest;

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Firenze. Terminato il restauro del Chiostrino dei Voti della Basilica di Santissima Annunziata

Firenze. Terminato il restauro del Chiostrino dei Voti della Basilica di Santissima Annunziata

L’intervento è stato realizzato grazie alla donazione di 467mila euro da parte della Fondazione non profit Friends of Florence

FIRENZE – E’ durato quattro anni il meticoloso restauro del Chiostrino dei Voti della basilica di Santissima Annunziata di Firenze. Il 25 ottobre è tornato a mostrarsi nel pieno della sua bellezza. 

Il Chiostrino dei Voti, il cui nome  deriva dagli ex-voto alla Vergine Annunziata che un tempo erano donati ed esposti proprio qui, è un luogo ricco di storia. Realizzato su disegno di Michelozzo a partire dal 1447, è considerato la culla della maniera fiorentina. Il ciclo pittorico, è costituito da dodici lunette affrescate realizzate da alcuni dei più importanti artisti attivi a Firenze fra Quattro e Cinquecento: in particolare, oltre ad Alessio Baldovinetti che realizzò nel 1460 l’Adorazione dei Pastori, vi lavorarono Pontormo, Rosso Fiorentino e il loro maestro Andrea del Sarto.

Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione Friends of Florence, ha sottolineato:  “Il restauro del Chiostrino dei Voti ha rappresentato un momento molto significativo per la nostra Fondazione poiché ha consentito di salvaguardare un intero luogo del complesso della Santissima Annunziata riconosciuto come fondamentale per la città e per la storia dell’arte mondiale. Nei suoi affreschi si conserva l’origine di quella maniera moderna che ha ispirato per secoli artisti e devoti. Ha insegnato a storici dell’arte e studiosi, non soltanto lo stile, ma anche concetti religiosi profondissimi con le sue iconografie dipinte”. 

Le restauratrici Gioia Germani, Cristiana Conti e Alessandra Popple, titolari della ditta SAR snc, hanno invece spiegato: “E’ stato un lavoro particolarmente lungo e meticoloso che ha assorbito la maggior parte del nostro intervento. Il restauro del Chiostrino dei Voti ha occupato in modo quasi continuativo quattro anni della nostra attività lavorativa. Riteniamo che sia stato uno degli interventi più impegnativi e nello stesso tempo gratificanti di tutta la nostra esperienza nel campo del restauro delle pitture murali.”

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