Tutto Piranesi in un volume di Panza

Tutto Piranesi in un volume di Panza

Mentre a Roma una grande mostra lo celebra a Palazzo Braschi, il giornalista racconta il più celebre incisore di tutti i tempi nel volume di Skira “Museo Piranesi”

ROMA – Mentre a Roma una grande mostra ne celebra l’arte (“Piranesi e la fabbrica dell’utopia” a Palazzo Braschi ) esce per Skira (580 pp, 45 euro), il volume firmato dal giornalista Pierluigi Panza, ‘Museo Piranesi’.

Realizzato in qualità di vincitotre del Premio Eu per il Patrimonio Culturale-Europa Nostra Awards 2017, il libro affronta in maniera approfondita e completa il grande lavoro dell’incisore svelandone anche un aspetto meno conosciuto: quello cioè di art-dealers, cioà restaurato e rifacitore di sculture, vasi, candelabri che venivano scavati e che probabilmente scavò lo stesso Piranesi che, come è noto, collezionava antchità nella sua casa museo di Palazzo Tomani. Sulla base di manoscritti, incisioni e testi dell’epoca, Panza ha identificato dove sono custodite oggi queste opere ricostruendo, di fatto, quello che era il suo museo.

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Una tomba di oltre 3000 anni ritrovata a Luxor

Una tomba di oltre 3000 anni ritrovata a Luxor

Lo ha annunciato il ministro egiziano per le antichità. Si trova sulla sponda occidentale del Nilo e contiene le statue del proprietario e di sua moglie, numerose mummie, sarcofagi e suppellettili

ROMA – La notizia del suo ritrovamento, nell’are adi Luxor, è stata dal ministro delle Antichità, Khaled El-Enany, durante una cerimonia nel sito della necropoli di Draa Abul Naga.

La tomba faraonicarisale a 3.500 anni fa e si trova lungo la sponda occidentale del Nilo. La tomba dell’epoca della 18esima dinastia contiene una statua che ritrae il proprietario Amenemhat, un artigiano dell’oro che lavorava presso la corte reale del tempo, e sua moglie.

La scoperta è opera di una missione archeologica egiziana e le immagini del ritrovamento mostrano un interno ricchissimo di mummie, anche quella di una madre e dei suoi due figli, manufatti e sarcofagi che risalirebbero alla 21esima e 22esima dinastia. Numerosi i teschi che giacciono sul suolo della tomba, circondati da suppellettili, vasi e oggetti d’arredo che hanno accompagnato nei secoli le mummie dei defunti. 

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Street art: Il bambino del muro che rompe i confini

Kikito

Si chiama Kikito ed è un bambino messicano fotografato per caso: la sua gigantografia alta 20 metri, trasformataa dal writer francese Jr e sospesa sul muro che separa il Messico dagli Usa, diventa un simbolo contro le divisioni

ROMA – Ha scelto Tecana, in quel tratto di California a metà tra Usa e Messico diviso da un lungo muro che impedisce il passaggio dei clandestini, per il suo gigantesco Kikito.

Jr, un artista francese già autore di altre perfomance dalle grandi dimensioni, ha voluto ricordare al mondo il problema del contrasto all’immigrazione clandestica che Trump ha deciso di contrastare con la costruzione di un gigantesco muro, realizzando l’immagine di un bambino altrettanto gigantesca: 20 metri di altezza, un viso sorridente e due mani altrettando enormi che sembra lo stiano sostendendo mentre si affaccia per curiosare il mondo “dall’altro lato”. 

Una protesta, quella del writer francese, che ha preso forma da una fotografia che l’artista ha scattato mentre si trovava casualmente nella zona di San Diego: il piccolo messicano si è trasformato così in simbolo contro le divisioni.

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Street art: Il bambino del muro che rompe i confini

Kikito

Si chiama Kikito ed è un bambino messicano fotografato per caso: la sua gigantografia alta 20 metri, trasformataa dal writer francese Jr e sospesa sul muro che separa il Messico dagli Usa, diventa un simbolo contro le divisioni

ROMA – Ha scelto Tecana, in quel tratto di California a metà tra Usa e Messico diviso da un lungo muro che impedisce il passaggio dei clandestini, per il suo gigantesco Kikito.

Jr, un artista francese già autore di altre perfomance dalle grandi dimensioni, ha voluto ricordare al mondo il problema del contrasto all’immigrazione clandestica che Trump ha deciso di contrastare con la costruzione di un gigantesco muro, realizzando l’immagine di un bambino altrettanto gigantesca: 20 metri di altezza, un viso sorridente e due mani altrettando enormi che sembra lo stiano sostendendo mentre si affaccia per curiosare il mondo “dall’altro lato”. 

Una protesta, quella del writer francese, che ha preso forma da una fotografia che l’artista ha scattato mentre si trovava casualmente nella zona di San Diego: il piccolo messicano si è trasformato così in simbolo contro le divisioni.

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“Ad perpetuam memoriam”: una colomba per la pace al Festivalfilosofia di Modena

L’opera del writer Eron, verrà realizzata davanta al pubblico nei tre giorni del festival su una parete del Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina

MODENA – Una colomba a metà, simbolo di una pace non ancora raggiunta, è la protagonista del perpetuam rei memoriam wall painting l’artista Eron, pioniere dell’arte urbana e del writing in Italia, realizzerà durante i tre giorni del festivalfilosofia di Modena per una parete di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina.

Il titolo dell’opera è Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera realizzata per iniziativa curata da Fondazione de Mitri, Cristina Stefani e Cristiana Zanasi dei Musei Civici di Modena, in collaborazione con Associazione Circuito Cinema, sponsor tecnico Manitou. Tutti potranno, durante i giorni di festivalfilosofia, assistere in diretta alla realizzazione dell’opera da parte di Eron e osservarne gli sviluppi: venerdì 15 settembre dalle 15 alle 23; sabato 16 dalle 10 alle 23; domenica 17 dalle 10 alle 23. L’opera, che sarà conclusa il 20 settembre, resterà visibile permanentemente

Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’intervento nasce sulla “ferita” più evidente, una parete dimezzata, dove emerge un “semi tempio della pace”, così lo definisce l’artista, costituito da un codice di segni contemporanei in cui spicca la metà di una grande colomba, simbolo di una pace non ancora raggiunta.

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