Abu Dhabi, l’11 novembre apre «il Louvre delle sabbie»

Parigi. L’attesa è stata lunga. Più volte promessa negli ultimi cinque anni e sempre rinviata, la data di apertura del Louvre «delle sabbie» di Abu Dhabi è stata finalmente annunciata questa mattina. Il museo aprirà le porte l’11 novembre, dieci anni dopo l’avvio della collaborazione tra l’istituzione parigina e gli Emirati Arabi. L’accordo di collaborazione era stato firmato nel marzo 2007 e include la cessione del «marchio» Louvre a Abu Dhabi per 30 anni e 6 mesi, il prestito per 10 anni di opere da tredici musei francesi, tra cui la reggia di Versailles, i musei d’Orsay, Guimet e Rodin, e la Bibliothèque nationale de France, e l’invio di esperti per l’organizzazione di mostre temporanee per 15 anni. Valore dell’operazione: un miliardo di euro.«Volevamo aspettare la stagione più bella ad Abu Dhabi per poter celebrare, con concerti, danze e proiezioni, la nascita del primo museo universale del Medio Oriente», ha detto Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi, intervenendo alla radio RTL. In un comunicato diffuso questa mattina la ministra della Cultura francese, Françoise Nyssen, sottolinea che l’inaugurazione del nuovo museo «segna la tappa principale nello sviluppo della cooperazione tra gli Emirati Arabi Uniti e la Francia. Questo museo, si legge nella nota, è uno dei progetti culturali più ambiziosi al mondo. La Francia è fiera di parteciparvi». Nello stesso comunicato, Mohamed Khalifa Al Mubarak, presidente della Abu Dhabi Tourism & Culture Authority, insiste sulla stabilità e modernità del paese: «Il Louvre Abu Dhabi, dice, è il simbolo di una visione tollerante e aperta alla diversità, e l’espressione più moderna della lunga tradizione di salvaguardia del patrimonio culturale incoraggiata dai padri fondatori degli Emirati Arabi Uniti».La dimensione politica dell’evento sarà sottolineata dalla presenza l’11 novembre del presidente francese Emmanuel Macron. Il grandioso edificio di 86mila metri quadrati progettato dall’architetto francese Jean Nouvel «che sembra galleggiare sull’acqua», ha detto Manuel Rabaté, sorge sull’isola di Saadiyat (che significa «felicità») dove si trovano già una sede della New York University, un golf e diversi alberghi. Vi apriranno a termine anche un Guggenheim per l’arte contemporanea (su progetto di Frank Gehry) e un museo dedicato alla storia degli Emirati (su progetto di Norman Foster).Il Louvre Abu Dhabi presenterà circa 700 opere d’arte, dall’antichità ad oggi, provenienti dalle collezioni degli Emirati e dai prestiti dei musei francesi. Da Parigi partono alcuni capolavori: «La Belle Ferronnière» di Leonardo dal Louvre, un ritratto di Van Gogh dal d’Orsay, un «Globo» di Coronelli dalla BNF, il «Bonaparte franchissant les Alpes» di Jacques-Louis David da Versailles, una «Donna in piedi» di Giacometti dal Centre Pompidou e l’«Apollo del Belvedere» del Primaticcio dal Castello di Fontainebleau.Il 21 dicembre aprirà la mostra inaugurale dal titolo «D’un Louvre à l’autre: ouvrir un musée pour tous».articoli correlati:Il francese Manuel Rabaté alla guida del Louvre Abu DhabiAbu Dhabi: non ce la faremoEcco i primi capolavori del Louvre di Abu Dhabi

Leggi

Palazzo Madama: scuole e maestri dell’arte precolombiana

Palazzo Madama: scuole e maestri dell’arte precolombiana

In occasione della mostra “Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento” proseguono le conferenze a tema: mercoledì ncontro con l’americanista Antonio Aimi

ROMA – Proseguono a Palazzo Madama gli incontri di approfondimento organizzati in occasione della mostra Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento in corso in Sala Atelier fino al 18 settembre 2017.

Il ciclo di conferenze – realizzato in collaborazione con il Sistema Museale Ateneo di Torino e con il Consolato del Messico a Milano – offre l’approfondimento delle molte tematiche affrontate dalla mostra che, con oltre 130 oggetti esposti tra armi, strumenti musicali, oggetti sacri e ornamenti, consente di intraprendere un viaggio attraverso quattro continenti: Africa, Asia, Oceania e America.

La conferenza di mercoledì 6 settembre 2017 alle 17.30 a cura di Antonio Aimi è dedicata alle scuole e ai maestri dell’arte precolombiana.

Consultando le numerose pubblicazioni sull’argomento, emerge la tendenza a trattare le culture precolombiane solo da un punto di vista archeologico, condizione necessaria ma non sufficientemente esauriente. La differenza sostanziale, tanto nei manuali universitari, quanto nelle monografie specialistiche e nelle sintesi di largo respiro, sta nella mancanza di ogni riferimento alle tematiche che sono centrali per gli storici dell’arte occidentale: i giudizi di valore specificamente estetici, la gerarchia delle opere, l’attribuzionismo.

L’incontro è l’occasione per presentare al pubblico le principali correnti artistiche, le Scuole e i Maestri dell’arte precolombiana, partendo dalla gerarchia delle opere e dalla tematica delle attribuzioni, dopo aver collocato le culture dell’America precolombiana nello spazio e nel tempo.

Ingresso gratuito alla conferenza (fino a esaurimento posti disponibili). Prenotazioni consigliate (t. 011 4436999 – email didattica@fondazionetorinomusei.it).

Vademecum

LE SCUOLE E I MAESTRI DELL’ARTE PRECOLOMBIANA
Incontro a cura di Antonio Aimi, americanista
Palazzo Madama
Piazza Castello – Torino
Mercoledì 6 settembre 2017
ore 17.30

Leggi

Palazzo Madama: scuole e maestri dell’arte precolombiana

Palazzo Madama: scuole e maestri dell’arte precolombiana

In occasione della mostra “Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento” proseguono le conferenze a tema: mercoledì ncontro con l’americanista Antonio Aimi

ROMA – Proseguono a Palazzo Madama gli incontri di approfondimento organizzati in occasione della mostra Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento in corso in Sala Atelier fino al 18 settembre 2017.

Il ciclo di conferenze – realizzato in collaborazione con il Sistema Museale Ateneo di Torino e con il Consolato del Messico a Milano – offre l’approfondimento delle molte tematiche affrontate dalla mostra che, con oltre 130 oggetti esposti tra armi, strumenti musicali, oggetti sacri e ornamenti, consente di intraprendere un viaggio attraverso quattro continenti: Africa, Asia, Oceania e America.

La conferenza di mercoledì 6 settembre 2017 alle 17.30 a cura di Antonio Aimi è dedicata alle scuole e ai maestri dell’arte precolombiana.

Consultando le numerose pubblicazioni sull’argomento, emerge la tendenza a trattare le culture precolombiane solo da un punto di vista archeologico, condizione necessaria ma non sufficientemente esauriente. La differenza sostanziale, tanto nei manuali universitari, quanto nelle monografie specialistiche e nelle sintesi di largo respiro, sta nella mancanza di ogni riferimento alle tematiche che sono centrali per gli storici dell’arte occidentale: i giudizi di valore specificamente estetici, la gerarchia delle opere, l’attribuzionismo.

L’incontro è l’occasione per presentare al pubblico le principali correnti artistiche, le Scuole e i Maestri dell’arte precolombiana, partendo dalla gerarchia delle opere e dalla tematica delle attribuzioni, dopo aver collocato le culture dell’America precolombiana nello spazio e nel tempo.

Ingresso gratuito alla conferenza (fino a esaurimento posti disponibili). Prenotazioni consigliate (t. 011 4436999 – email didattica@fondazionetorinomusei.it).

Vademecum

LE SCUOLE E I MAESTRI DELL’ARTE PRECOLOMBIANA
Incontro a cura di Antonio Aimi, americanista
Palazzo Madama
Piazza Castello – Torino
Mercoledì 6 settembre 2017
ore 17.30

Leggi

Puglia, Land art tra le saline

Margherita di Savoia (BT). Apulia Land Art Festival giunge alla quinta edizione (8-9-10 settembre). L’evento, curato da Helia Hamedani e Girolamo Pizzetti, ha come scenario le Saline di Margherita di Savoia. Un luogo unico nel suo genere, sono tra le più grandi del bacino del Mediterraneo, con un peculiare ecosistema, che consentirà agli artisti di confrontarsi e dialogare non solo con la materia prima estratta dalle antiche vasche (già citate da Plinio il Vecchio), ma anche con le comunità del territorio. Il sale, elemento fondamentale per la vita dell’uomo, in antichità più prezioso dell’oro, perché legato alla conservazione del cibo, sarà dunque il protagonista indiscusso dell’iniziativa; il filo rosso che, attraverso la ricerca/azione degli artisti, catalizzerà il processo di connessione dell’uomo alla natura.SaliNaturaè, infatti, il titolo della edizione 2017, che, come spiega Pizzetti, uno dei curatori,propone «una serie di installazioni e performance che operano integrandosi nello spazio della Salina. È la Salina stessa, infatti, a configurarsi come una straordinaria opera di Land Art, collettiva e plurisecolare e agli artisti è demandato il compito di amplificare e reinterpretare criticamente l’ambiente dato».Gli artisti, attraverso i vari progetti visivi, entreranno in simbiosi con il paesaggio (umano e naturale) e l’ambiente della Salina, rivisitandone la storia, dal pioneristico progetto di Luigi Vanvitelli (1700-1773) a quello più moderno del «Magazzino» di Pier Luigi Nervi (1891-1979), e gli attuali sviluppi. Interventi che terranno presente anche alcune peculiarità cromatiche del paesaggio, come la particolare colorazione rosa delle acque delle vasche, dovuta alla presenza dell’alga Dunaliella salina, che contrasta con il bianco dell’area. «Si tratta di una rete relazionale, spiega Hamedani, un esperimento che apre alle possibilità dell’incontro, come si incontrano i colori sfumati delle acque racchiusi nelle vasche della salina. È un progetto a mosaico, che riconosce la compresenza, apprezza la differenza e mira all’imprevisto, all’uscita dall’ordinario partendo dalla vita stessa del luogo».Numerosi e da diverse nazioni gli artisti che hanno risposto al bando internazionale (da Taiwan alla Spagna, dall’Iran alla Germania); tra tutti sono stati selezionati i seguenti nomi: Nirit Rechavi (Israele); Francesco di Tillo (Italia); Sonia Andresano (Italia); Laura Cionci (Italia); Connor Maley & Victoria DeBlassie (USA); Francesco Romanelli (Italia); Andreas Zampella (Italia); Rosa Tharrats & Gabriel Ventura (Spagna); Elisabetta Serpi & Anahi Angela Mariotti (Italia); Paolo Uboldi (Italia).Gli artisti, coordinati dai due curatori, opereranno in loco per circa dieci giorni, così da immergersi totalmente nella realtà e nella memoria del luogo.Il festival si compone anche di una seconda sezione, Contributi, a cura di Giuseppe Capparelli, che vedrà la collocazione nel centro cittadino di sei grandi opere permanenti di: Felice Tagliaferri, Ninni Donato/Angela Pellicanò, Giulio Manglaviti , Riccardo Murelli, Luigi Loquarto.La manifestazione sarà arricchita anche dall’intervento dell’artista Iginio De Luca, che realizzerà un’opera site specific dedicata al contesto territoriale.Al termine del convegno artistico/scientifico, che si terrà nel corso delle tre giornate, coordinato da Giosuè Prezioso, una giuria di esperti decreterà i migliori interventi delle due sezioni.Per ulteriori approfondimenti sull’articolato programma del festival (interventi d’arte nella Salina e in città, convegni e altre iniziative culturali in via di allestimento): www.apulialandartfestival.it

Leggi

Parigi, un premio italo-francese per la letteratura «fuori dal libro»

Parigi. Il Centre Pompidou e la Fondazione Bonotto si sono unite per creare un nuovo inedito premio letterario che ricompensa la letteratura «fuori dal libro». Non a caso il premio, che sarà assegnato domani 6 settembre a Parigi in apertura del festival Extra!, alla sua prima edizione, prende il nome di Bernard Heidsieck, poeta francese padre della poesia sonora, scomparso nel novembre 2014 a 86 anni. È a lui che si deve infatti la formula di letteratura «hors livre» che comprende quelle avanguardie letterarie che si sono emancipate dall’oggetto-libro per prendere forme espressive alternative, dalle poesie-spartiti e audio-poemi alle altre performance sonore e visive.L’unione delle due istituzioni, di Parigi e di Molvena (in provincia di Venezia), nasce dal comune interesse per la poesia sperimentale. La Fondazione Bonotto, creata nel 2013, si impegna a sostenere le forme d’arte di ispirazione Fluxus e la poesia visiva e sonora. Da parte sua, il Centre Pompidou ospitava riflessioni sul «fuori dal libro» già negli anni Settanta promuovendo tra l’altro il festival internazionale Polyphonix, nato nel 1979, dedicato alla poesia diretta, al video, alla performance.Il nuovo Prix littéraire Bernard-Heidsieck-Centre Pompidou sarà assegnato la sera di apertura della nuova rassegna parigina (dal 6 al 10 settembre) che mette in programma performance di scrittori, tra cui Emmanuelle Pireyre, Laura Vazquez e Arno Calleja, Hugues Jallon, lo showcase del rapper Elom20ce, proiezioni di film e documentari, spettacoli e dibattiti. Il premio, si legge nel testo di presentazione del festival, ricompenserà «il migliore o i migliori autore e le migliori opere nel settore della letteratura extra libraria». Si articola in tre categorie: il Prix d’honneur, conferito a «un autore distintosi per la totalità della sua opera», il Prix de l’année (2017), assegnato a «un’opera specifica recente considerata di notevole interesse», e la Mention Fondazione Bonotto, che assegna all’artista premiato la residenza di una settimana presso la Fondazione di Molvena per realizzare un arazzo in collaborazione con la Bonotto spa (che sarà poi esposto al Pompidou il prossimo anno). Nathalie Heidsieck, figlia di Bernard Heidsieck, e Patrizio Peterlini, direttore della Fondazione Bonotto, figurano nella giuria presieduta dall’artista plastico e scrittore Jean-Jacques Lebel. Gli autori nominati sono: Caroline Bergvall (performance sonore); Olivier Cadiot, Ludovic Lagarde, Laurent Poitrenaux, Providence (arti performative); Marc Alexandre Oho Bambe, alias Capitaine Alexandre (poesia/slam); Alex Cecchetti (passeggiate poetiche); Elitza Gueorguieva (scrittura & video); Louise Hervé e Chloé Maillet (performance narrative); 
Karl Holmqvist (poesia visiva); 
Michel Houellebecq (per la mostra al Palais de Tokyo, 2017); 
Bruno Latour (teoria fuori dal libro); 
Sandra Moussempès (poesia-performance); 
Emmanuelle Pireyre (letteratura multimediale); Cally Spooner (letteratura esposta).

Leggi

Manuel Rabaté: «Sarà il Museo Nazionale degli Emirati»

Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). Manuel Rabaté, 41 anni, un vero e proprio professionista dei musei, è stato coinvolto nel progetto del Louvre Abu Dhabi per gran parte della sua carriera. Funzionario dalla solida formazione,  è arrivato a ricoprire la carica di amministratore delegato dell’Agence France-Muséums (Afm), l’ente istituito nel 2008 per seguire il progetto con Abu Dhabi. Alla fine del 2016 è stato nominato direttore del Louvre Abu Dhabi, che, sottolinea, sarà il «Museo Nazionale degli Emirati».Ci può illustrare il programma di mostre messo a punto dal museo?Secondo un accordo di programma siglato nel 2007, i musei francesi forniranno al Louvre Abu Dhabi quattro mostre all’anno per 15 anni. Si tratterà di una mostra principale, di una mostra di medie dimensioni e di due esposizioni minori. La collezione permanente del Louvre Abu Dhabi verrà integrata nel corso di dieci anni da prestiti supplementari. Senza anticipare troppo, possiamo dire che Jean-Luc Martinez, presidente-direttore del Louvre, sarà il curatore generale della prima mostra principale, che sarà incentrata sul Louvre a Parigi nel Settecento e sulla creazione di questo museo universale.Verrà data una nuova priorità all’arte contemporanea? Molte delle opere della collezione che sono state esposte finora sono di arti decorative. Il Louvre Abu Dhabi si concentrerà sull’arte dei nostri giorni in maggior misura rispetto a quanto previsto all’avvio del progetto?Il Louvre Abu Dhabi copre un lungo periodo storico, dalla preistoria ad oggi, con le sale finali destinate all’arte moderna e contemporanea. Abbiamo commissionato opere ad artisti come Giuseppe Penone e Jenny Holzer. Quest’ultima ha collaborato con Jean Nouvel per realizzare la sua opera nella «pelle» dell’edificio: non è decorazione, è il modo migliore di illustrare la forza del suo coinvolgimento. Il programma culturale emirato-francese ha anche commissionato opere ispirate dal Louvre Abu Dhabi a quattro artisti residenti negli Emirati, due emiratini, un siriano e un indiano, opere che verranno realizzate in collaborazione con partner francesi come per esempio, per le ceramiche, la Manifattura Nazionale di Sèvres o, per i tessuti, quella di Beauvais.Un edificio è destinato a essere centro per la ricerca. Chi collaborerà all’avvio di questa attività? Si specializzerà in aree particolari? Si tratta di uno degli elementi più importanti del sito. Sarà un centro di ricerca sullo stato dell’arte, legato al mondo degli studi e delle università su scala locale, regionale e internazionale.Sul piano amministrativo come opererà il museo? Sono state create strutture giuridiche ad hoc?Responsabile della supervisione sul museo è la Abu Dhabi Tourism & Cultural Authority (Tca Abu Dhabi), che opera come un Ministero della cultura e del turismo. All’interno di questo ente, io e la mia vice Hissa al-Dhaheri formiamo un tandem che sancisce l’alleanza tra i nostri due Paesi. In generale, il processo di selezione del personale si basa sulle specializzazioni, e le nomine finora riguardano persone di molte nazionalità, tra cui un gran numero di francesi e di emiratini. Tca Abu Dhabi ci ha dato mandato di istituire cariche e firmare contratti. Abbiamo trovato ottimi soggetti  sul mercato internazionale. Le principali figure direttive sono state nominate e stanno completando le loro squadre. Stiamo pensando a uno staff essenziale, di non più di 140 persone.Possiamo immaginare che la formazione del personale sia una questione cruciale. Come vi siete regolati?Una delle nostre priorità è istituire validi programmi di formazione per creare e trasmettere conoscenze e competenze. Ovviamente, il tempo necessario per fornire capacità e perizia varia a seconda delle materie. Per esempio, la funzione del curatore è nuova ad Abu Dhabi, per cui ci vorrà più tempo per formare un team di curatori rispetto a, faccio un esempio, una squadra di manager finanziari, mediatori culturali o servizi tecnici di supporto, tutti settori in cui gli Emirati hanno una schiera di ottimi professionisti. Ad Abu Dhabi i programmi hanno il sostegno della Zayed University e della New York University Abu Dhabi (Nyu Abu Dhabi), nonché della Paris Sorbonne Abu Dhabi. Abbiamo comunque diversi emiratini nello staff che lavorano a fianco dei nostri curatori, a riprova dell’impatto che il progetto ha già fin d’ora.Come si articoleranno in questa struttura i rapporti tra Francia e Abu Dhabi?L’Afm, l’Agence France Muséums, è mobilitata per sostenerci nella preparazione dell’apertura del Louvre Abu Dhabi. In seguito, continuerà a fornire consulenze sulle acquisizioni, a strutturare questo coinvolgimento e a coordinare prestiti e mostre dalla Francia. Ma dopo l’apertura del museo, inevitabilmente, questo coinvolgimento sarà da rivedere e perfezionare. Il fatto più importante comunque è l’impegno di tutti i musei francesi associati per questo progetto, Louvre di Parigi compreso. Il loro contributo è essenziale per creare il museo universale che sarà il Louvre Abu Dhabi.L’Afm potrebbe diventare allora un sorta di ente tecnico al servizio di tutti i musei francesi che intendono sviluppare progetti all’estero?In qualità di direttore del Louvre Abu Dhabi, non sta a me pronunciarmi in proposito. Il Louvre Abu Dhabi, non dimentichiamolo, è un museo nazionale degli Emirati Arabi Uniti, anche se è stato sviluppato in stretta collaborazione con la Francia. E non dobbiamo dimenticare che l’Afm è stata pensata appositamente per elaborare il progetto Abu Dhabi, e deve rimanervi totalmente impegnata.C’è un legame tra il Louvre Abu Dhabi e gli altri Emirati?È un museo nazionale della federazione e ha legami con altri musei, scuole e Università, per raggiungere i suoi ambiziosi scopi educativi. Ci saranno anche prestiti da questi musei tra le opere in mostra e per le esposizioni temporanee, in aggiunta a prestiti dai Paesi del Golfo e di questa regione.Il museo ha un ruolo nella politica diplomatica e culturale degli Emirati Arabi Uniti per la regione?La strategia di Abu Dhabi punta molto sull’educazione, la cultura e il turismo, e il Louvre Abu Dhabi è una delle colonne di questa politica.Dopo la serie di attacchi terroristici dell’anno scorso vicino al Louvre di Parigi, quale priorità è stata data alla sicurezza del nuovo museo?Pur essendo Abu Dhabi uno dei luoghi indubbiamente più sicuri della regione e del mondo intero, la protezione del museo e dei suoi visitatori è una priorità assoluta: abbiamo allestito i sistemi di sicurezza seguendo i più alti standard internazionali. Una delle prime nostre nomine è stata quella del capo della sicurezza.La stipula del contratto per il Louvre Abu Dhabi risale ormai a dieci anni fa. Che cosa ha ritardato l’apertura del museo?Sono dell’idea che si debba guardare al progetto in prospettiva. Dieci anni per costruire un museo con una propria collezione e con un edificio originale come quello del Louvre Abu Dhabi, scaturito da un accordo intergovernativo, non è impresa da poco. E si tenga conto che la costruzione è stata avviata soltanto all’inizio del 2013. Siamo al livello dei maggiori progetti culturali intrapresi recentemente a Parigi.Come vede lo sviluppo dell’isola Saadiyat alla luce dei reindirizzi economici dopo la crisi finanziaria e immobiliare su scala internazionale?Al momento lo sviluppo è davvero impressionante. Ci sono già la New York University Abu Dhabi, una scuola, edifici e ville residenziali, un centro espositivo e un campo da golf, oltre alle strutture essenziali per il turismo, tra cui alcuni hotel di livello internazionale. Non vediamo l’ora di assistere all’apertura del Louvre Abu Dhabi, il primo museo sull’isola Saadiyat.

Leggi

Invitalia finanzia i restauri per il San Filippo Neri a Napoli

Invitalia finanzia i restauri per il San Filippo Neri a Napoli

La Chiesa è parte del Complesso monumentale dei Girolamini: previsti interventi di recupero degli interni e di bonifica delle coperture per 1,6 mlioni di euro

ROMA – C’è tempo fino al 21 settembre per partecipare al bando per il restauro della chiesa di San Filippo Neri a Napoli. 

Il bando, pubblicato a luglio da Invitalia in qualità di Centrale di Committenza per il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, prevede un appalto di 1.6 milioni di euro per realizzare un nuovo percorso di visita e il completamento della Chiesa di S. Filippo Neri e degli spazi annessi. 

La Chiesa è parte del Complesso monumentale dei Girolamini e si trova nell’omonima piazza del centro storico di Napoli.

Le opere da realizzare riguardano il restauro della navata laterale sinistra e delle relative sei cappelle, il restauro delle due cappelle monumentali del transetto, le due cappelle adiacenti all’abside, la messa in sicurezza dell’apparato decorativo delle volte del transetto e dell’abside. È previsto inoltre il restauro della contigua sagrestia monumentale.

Infine, è previsto un intervento di bonifica e impermeabilizzazione delle coperture delle aree oggetto di restauro, per eliminare le infiltrazioni d’acqua che negli anni hanno contribuito al degrado degli interni.

Fondato tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, il complesso monumentale dei Girolamini deve il suo nome ai religiosi seguaci di San Filippo Neri che si riunivano nella chiesa di San Girolamo alla Carità a Roma. Il complesso, ingrandito e arricchito di opere d’arte nel corso del Settecento, divenne Monumento Nazionale nel 1866. I “Girolamini”, che comprendono la chiesa monumentale, la quadreria e la biblioteca, costituiscono una delle più importanti concentrazioni culturali della città di Napoli.

Tutti i dettagli sono disponibili sulla piattaforma Gare e Appalti di Invitalia.

Leggi