Firenze. Dopo la Tac parte il restauro per il Cristo crocifisso di Giambologna

Firenze. Dopo la Tac parte il restauro per il Cristo crocifisso di Giambologna

La scultra del XVI secolo, custodita nella Chiesa di Sant’Egidio in Santa Maria Nuova, grazie al finanziamento del Rotary Club Valdisieve, verrà sottoposta a un esame radiologico e successivamente a un delicato intervento conservativo

FIRENZE – Il Cristo crocifisso di Giambologna, scultura del XVI secolo realizzata in cartapesta dipinta color bronzo verrà a breve restaurata. L’opera, delle dimensioni di 1 metro e 80, sarà rimossa mercoledì 11 ottobre dall’altare maggiore della Chiesa di Sant’Egidio in Santa Maria Nuova,  per essere sottoposta dapprima a un esame radiologico e successivamente a un delicato intervento di restauro.

I lavori saranno finanziati dal Rotary Club Valdisieve. Ad occuparsi della Tac sarà il dottor Roberto Carpi, direttore della radiologia di Santa Maria Nuova, che già in passato si era occupato dei crocifissi di Santa Maria Nuova, due dei quali, restaurati ed esposti nel percorso museale. La tomografia sarà utile per comprendere lo stato attuale dell’opera, compresi i punti di indebolimento della struttura, ma anche gli eventuali interventi di restauro a cui la scultura è stata sottoposta precedentemente. 

Per il restauro, invece, la scultura, su segnalazione del Rotary Club, sarà affidata alle cure della dottoressa Anna Fulimeni, specializzata presso l’Opificio delle Pietre Dure.

Complessivamente l’intervento dovrebbe durare 18 mesi. 

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Il Che Vive! Ernesto Guevara e l’America Latina nel patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Guerrillero Heroico, 1960 ©Alberto Korda

A cinquant’anni dalla scomparsa il percorso di visita offre la possibilità di misurarsi con le vicende biografiche di Ernesto Guevara e con il suo rapporto con il contesto e i problemi della realtà latino-americana del Novecento

MILANO –  Il 9 ottobre 1967 moriva Ernesto Guevara, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli propone la mostra Il Che Vive! Ernesto Guevara e l’America Latina nel patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, un viaggio nel pensiero e nell’attivismo politico che hanno guidato la vita di uno dei protagonisti del ventesimo secolo.

La mostra, allestita nella Sala Polifunzionale del centro culturale di viale Pasubio 5 a Milano con ingresso gratuito, propone oltre 50 documenti esposti fra rare fotografie che ritraggono Ernesto Guevara nei primi anni di vita insieme alla famiglia e in momenti di vita quotidiana, immagini, periodici, manifesti e monografie tratti dal patrimonio della Fondazione stessa. Nel percorso espositivo anche il ritratto di Ernesto Guevara di Alberto Korda proveniente dalla Collezione Composti in prestito per tutta la durata della mostra.

La curatela di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha visto anche la partecipazione di Guillermo Gracia Santos, ricercatore dell’Università di Santiago de Compostela, che afferma: «I viaggi che Ernesto Guevara fa prima di arrivare a Cuba sono stati fondamentali per capire la realtà latino-americana che egli ancora non conosceva. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana, Guevara diventa una figura pubblica, uno dei grandi referenti della rivoluzione dell’isola caraibica pur essendo argentino. La mostra cerca di rompere con l’idea romantica o idilliaca dell’immagine di Korda, cercando di capire l’America Latina di quegli anni: a partire da un’unica persona si può comprendere un intero continente».

La mostra è arricchita da un catalogo che costituisce un’opportunità di approfondimento sui temi del percorso di visita. La pubblicazione verrà presentata al pubblico mercoledì 11 ottobre alle ore 18.30 nella Sala Polifunzionale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Sono previste inoltre alcune attività correlate all’esposizione:

Sabato 14 ottobre 

Ore 19.00 Federico Rossin, storico e critico del cinema, introduce gli spettatori alla storia, alla metamorfosi, e all’uso pubblico della fotografia di Alberto Korda e alla filmografia sviluppata attorno alla figura di Che Guevara.

Ore 20.30 Proiezione di Ernesto Che Guevara, le journal de Bolivia (1994) di Richard Dindo. Un documentario sugli ultimi venti giorni di Ernesto Guevara, partendo dal resoconto dettagliato e personale del suo diario, fino al giorno della sua morte il 9 ottobre 1967. Durata 92 minuti, versione originale con sottotitoli in italiano.

Domenica 15 ottobre 

19.00 Proiezione del film Mi hijo el Che (1985) di Fernando Birri. L’Avana. Intervista a Ernesto Guevara Lynch, padre del Che, con immagini di repertorio sulla sua infanzia, Durante 71 minuti, versione originale con sottotitoli in italiano.

Le proiezioni sono in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana.

Vademecum

Il Che Vive! Ernesto Guevara e l’America Latina nel patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
viale Pasubio 5 a Milano
Dal 10 Ottobre 2017 al 03 Novembre 2017
 ingresso gratuito
www.fondazionefeltrinelli.it
Orari
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 – Gli orari di apertura e chiusura potrebbero subire variazioni

 

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Londra. Niente record per il “papa rosso” di Bacon all’asta da Christie’s

Londra. Niente record per il “papa rosso” di Bacon all'asta da Christie's

La vendita di sabato si è fermata a 58 milioni di sterline, non rispettando le previsioni ottimistiche dei giorni precedenti l’asta. Il record per un’opera di Bacon rimane quello stabilito nel 2013 da un trittico che raffigura il suo amico e pittore britannico Lucian Freud, venduto all’asta per 89 milioni di sterline

LONDRA – Si pensava avrebbe conquistato un nuovo primato il capolavoro “Study of Red Pope 1962. 2nd version 1971” di Francis Bacon, messo all’asta da Christie’s a Londra il 7 ottobre con la stima di 60 milioni di sterline, invece così non è stato.  Nessuna vendita da record dunque per il dipinto ispirato alla nuova epoca di Papa Giovanni XXIII, uno dei più celebri dipinti della famosa serie di ritratti papali del pittore irlandese.Per questo dipinto Bacon rivisitò la serie “Study of Red Pope 1962”, ispirandosi al capolavoro del pittore spagnolo Diego Velázquez “Ritratto di Papa Innocenzo X” (1650) ma anche alla figura di George Dyer, il suo amante. 

La vendita di sabato si è fermata a 58 milioni di sterline non trovando compratori disposti a superare la stima di 60 milioni di sterline. Il record per un’opera di Bacon rimane quello del 2013, stabilito da un trittico che raffigura il suo amico e pittore britannico Lucian Freud, venduto all’asta per 142 milioni di dollari (89 milioni di sterline).

“Study of Red Pope 1962. 2nd version 1971”  fu esposto per la prima volta a Parigi nel 1971, sei mesi dopo essere stato terminato, successivamente venne mostrato a Dusseldorf per poi “svanire” dal mercato. Dopo aver fatto parte di una collezione privata il dipinto non è mai più stato presentato in pubblico dal 1973. 

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Biennale Musica 2017. Oriente e Occidente a Venezia

Come lascia intendere con sottile allusione il titolo dell’edizione 2017 (“Est!”), quest’anno la Biennale Musica ha guardato a Oriente. Venezia, si sa, è il luogo ideale per farlo: da qui partiva (o qui arrivava) la Via della Seta, e veneziano fu Marco Polo, al quale il Leone d’Oro di questa edizione ha dedicato, nel 1996, un’opera lirica. Ecco il report delle prime tre date.

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Biennale Musica 2017. Oriente e Occidente a Venezia

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Sky Arte HD. “Sei in un Paese meraviglioso” fa tappa alla Reggia di Caserta

Sky Arte HD. “Sei in un Paese meraviglioso” fa tappa alla Reggia di Caserta

Lunedì 9 ottobre alle ore 21:15 il programma condotto da Dario Vergassola e Veronica Gentili ci porta alla scoperta della maestosa dimora settecentesca

Dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità nel 1997,  la splendida Reggia di Carlo di Borbone, costruita per dare a Napoli e alla sua casata una sede di rappresentanza che potesse reggere il confronto  con Versailles e con il palazzo dell’Escorial di Madrid, è protagonista del programma dedicato alle bellezze paesaggistiche e culturali del Bel Paese. 

“Sei in un Paese meraviglioso”, la serie realizzata da Ballandi Arts e promossa da Autostrade per l’Italia,  è condotta da Dario Vergassola e Veronica Gentili che anche in questa occasione ci faranno da guida alla scoperta di questa maestosa dimora vanvitelliana, dotata di oltre 1200 stanze,  sorprendente sintesi architettonica fra barocco e neoclassicismo. 

La speciale serata si potrà commentare sui social attraverso l’hashtag #PaeseMeraviglioso.

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Florence Biennale 2017, assegnato il Premio alla carriera in memoriam a Sauro Cavallini

Florence Biennale 2017, assegnato il Premio alla carriera in memoriam a Sauro Cavallini

In eposizione alla Fortezza da Basso, dal 6 al 15 ottobre 2017, il disegno dell’Ultima cena (1979) e le tre opere minori in bronzo (ca. 1982-1987) nonché il busto di un discepolo, parte dell’opera monumentale in gesso che raffigura lo stesso soggetto (1988), la cui fusione in bronzo è incompiuta

FIRENZE – E’ stato assegnato sabato 7 ottobre il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera in memoriam a Sauro Cavallini. Di seguito il testo della curatrice di Florence Biennale, Melanie Zefferino, redatto per l’occasione. 

La parabola artistica di Sauro Cavallini (La Spezia, 4 marzo 1927 – Fiesole, 27 luglio 2016) comincia nei primi anni Cinquanta a Firenze, dove nel 1957 apre il suo studio in via Orsammichele e sperimenta materiali diversi.  Nel 1960 si trasferisce nella villa di Fiesole che, per volontà dei figli Teo e Aine, oggi ospita il centro studi a lui dedicato. Nel 1964 si appassiona alla scultura in bronzo e realizza il famoso Gatto che gli varrà il Premio Nazionale “Il Fiorino” a Palazzo Strozzi nel 1965. Nel 1966 completa la sua prima opera pubblica, il Volo di gabbiani, destinato alla nuova sede della RAI TV a Firenze. In quello stesso anno l’alluvione della città medicea segna l’artista in modo indelebile (più di quanto faranno i soggiorni a Zurigo, Parigi, Londra e Detroit negli anni a venire), dal momento che si dedica al restauro di sculture in marmo alla Basilica di Santa Croce e al Museo del Bargello: negli anni della maturità, Sauro Cavallini si confronta dunque con l’antico, per il quale aveva una spiccata sensibilità. È così che da autodidatta perfeziona la tecnica e sublima il suo senso estetico, che si estrinseca in sculture con anatomie plastiche di estrema naturalezza, pur nella loro stilizzazione. Sculture all’apparenza mutevoli e mai statiche, se non per il tempo di un respiro. 

Del 1968 è la sua Crocifissione in bronzo, collocata presso la Basilica di San Miniato al Monte (Firenze) nel Cimitero delle Porte Sante, ove la figura del Cristo ci appare una realtà “naturale… alla pari di un albero, una casa, un essere vivente” – come ha osservato Umberto Baldini. L’intensa drammaticità di quell’opera cederà il passo all’assoluta armonia di ritmo e forma in bronzi inconfondibili, che per il loro élan vital riscuotono il plauso della critica, del collezionismo e della committenza pubblica. 

Nel 1978, anno in cui riceve la “Fronda d’oro” dal Sindaco di Genova, Cavallini realizza il Monumento alla pace per il Palazzo degli Affari a Firenze. Seguiranno opere monumentali in cui il senso aulico e l’equilibrio formale si fa sempre più marcato: il Monumento ai Caduti (1983) di Diano Marina; il Monumento alla vita (1991) destinato al Palazzo dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo e realizzato anche in scala minore quale dono per Papa Giovanni Paolo II (al secolo Karol Wojtiła); il Monumento a Colombo (1992) oggi a Genova; il Monumento alla danza (1992) commissionatogli dal Principato di Monaco così come Fraternità (2000). 

Nel 1984 è insignito del Premio d’oro “San Valentino” e nel 1996 riceve il Premio “Columbus” per le arti. Nel 1998 Sauro Cavallini pubblica una raccolta di poesie, Cantici del mare e della vita

Quando la salute precaria non gli consente più gli sforzi fisici legati all’amato medium artistico, sintetizza le linee dei suoi soggetti giocando col colore puro nelle tempere su carta, che con i bronzi espone fino al 2010. Sei anni più tardi si spegne nella sua villa di Fiesole, dove i Gatti, Cavalli, Danzatori, Acrobati e altre figure da lui immortalate in bronzo sono “presenze” frutto del “canto” con cui l’uomo e l’artista ha “reso le fatiche fertili”, come lui stesso ha scritto. 

A celebrazione del grande scultore recentemente scomparso sono esposti per la prima volta insieme, alla Fortezza da Basso dal 6 al 15 ottobre 2017, il disegno dell’Ultima cena (1979) e le tre opere minori in bronzo (ca. 1982-1987) nonché il busto di un discepolo facente parte dell’opera monumentale in gesso che raffigura lo stesso soggetto (1988), la cui fusione in bronzo è incompiuta. In questa mostra, realizzata in collaborazione con il Centro Studi Cavallini, si ripercorre così il processo creativo del Maestro, il suo “fare”, dalla rappresentazione bidimensionale dell’idea di un’opera in divenire alla sua esplicitazione tridimensionale passando per almeno tre varianti certe prima di addivenire alla definizione finale, da cui si ricava il calco per la fusione in bronzo. Le differenze formali e gestuali che si rilevano comparando le figure di Cristo e dei discepoli nelle diverse fasi del processo creativo dell’Ultima cena rivelano l’anelito dell’autore a catturare e restituire con esito perfetto la sua visione del sacro. Una visione di amore e fratellanza che si esplicita in una opera magna, seppure incompiuta, a cui Sauro Cavallini ha lavorato a più riprese per anni.

L’Ultima cena, opera che si colloca al culmine della ricerca artistica di Cavallini, rappresenta la vita che trionfa sulla morte e restituisce eternità al destino dell’Uomo attraverso l’Amor divino, mediatore fra spirito e materia ma anche matrice di fratellanza universale. 

La Florence Biennale conferisce a Sauro Cavallini (1927-2016) il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera in memoriam per aver magistralmente infuso, attraverso l’arte della scultura, vita alla forma conferendo levità e ritmo al bronzo di figure originali quanto armoniose, dalle anatomie di estrema naturalezza nella loro stilizzazione. Sculture, le sue, che sono espressione di uno straordinario estro creativo. 

Il premio è stato ritirato da Aine e Teo Cavallini.

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Il design contemporaneo torna protagonista a Torino dal 10 al 16 ottobre

Il design contemporaneo torna protagonista a Torino dal 10 al 16 ottobre

Torino Design of the City, una settimana di eventi, meeting, workshop, esposizioni e tour organizzati nei luoghi strategici della città che hanno vissuto e stanno vivendo il fenomeno della rigenerazione urbana

TORINO – Si svolgerà dal 10 al 16 ottobre Torino Design of the City, la manifestazione nata con l’obiettivo di portare all’attenzione dei cittadini e degli esperti del settore, nazionali e internazionali, lo stato dell’arte e le nuove tendenze del design contemporaneo e raccontare come, attraverso questa disciplina, si possa intervenire su un organismo complesso come la città. 

Una settimana di eventi, meeting, workshop, esposizioni e tour organizzati nei luoghi strategici della città che hanno vissuto e stanno vivendo il fenomeno della rigenerazione urbana, dalla via Sacchi, alla Cavallerizza, aTorino Incontra, fino Lingotto Fiere, BasicVillage, Toolbox, Hangar25 e Circolo del Design, Mastio della Cittadella. 

Quasi dieci anni fa Torino è stata nominata World Design Capital, un riconoscimento assegnato ogni due anni dall’International Council of Societies of Industrial Design (ICSID). Ma non solo, infatti nel 2014  è stato attribuito al capoluogo sabaudo anche il titolo di Creative City UNESCO per il Design che ha trovato conferma quest’anno con la scelta di Torino come sede della convention biennale di World Design Organization (WDO)™, l’organizzazione internazionale che promuove il design. 

Dopo Seoul, Helsinki, Città del Capo, Taipei, WDO™ (già ICSID) sceglie dunque una città italiana per ospitare la trentesima Assemblea Generale che vede coinvolti il 14 e 15 ottobre i propri referenti provenienti da tutto il mondo. Guidata attualmente dal professore e industrial designer africano Mugendi M’Rithaa, che in quei giorni passerà la presidenza all’architetto e designer piemontese Luisa Bocchietto, la World Design Organization (WDO)™ comprende 140 organizzazioni ed è attiva in 60 nazioni e 6 continenti in tutto il mondo. E’ dunque in questa occasione che la città di Torino promuove la settimana del Design, realizzata grazie al lavoro congiunto del Tavolo consultivo del Design, che coinvolge oltre 30 soggetti pubblici e privati – tra cui associazioni di categoria, enti di formazione, archivi e musei – e di una cabina di regia formata dal Vicesindaco Guido Montanari e dagli Assessori alla Cultura Francesca Leon, alla Viabilità Maria Lapietra, all’Istruzione Federica Patti, all’Innovazione Paola Pisano e al Commercio Alberto Sacco.

Torino Design of the City sarà dunque il palcoscenico per confrontarsi sulle possibilità di innovare attraverso il design thinking applicato alla politica pubblica con soluzioni di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana. 

 www.torinodesigncity.it/

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