La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda al Matadero di Madrid

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda al Matadero di Madrid

La Fondazione torinese, nata a Torino nel 1995, per volontà di Patrizia Sandretto Re Rebudengo in Italia ha due sedi espositive: Palazzo Re Rebaudengo a Guarene d’Alba, dal 1997, e il Centro di Torino, dal 2002

TORINO – La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda a Madrid aprendo la propria sede presso la Nave 9 del Centro de Creación Contemporánea Matadero. Con questa intesa, ora ufficializzata, la Fondazione torinese va ad inserirsi a tutti gli effetti nel sistema dell’arte e della cultura spagnola. 

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, ha spiegato: ”Madrid è una grande capitale europea, un ponte con l’America Latina, un continente sempre più importante nel mondo dell’arte contemporanea e con la nascita della Fundaciòn Sandretto Re Rebaudengo Madrid sperimenteremo qui e faremo crescere il modello e le pratiche con cui, ogni giorno da più di vent’anni, sosteniamo i giovani artisti, promuoviamo la conoscenza dell’arte contemporanea e il suo ruolo sociale, avvicinandola a un pubblico sempre più ampio”. 

La Fundacion ospiterà di volta in volta opere della Collezione Sandretto concesse in comodato a lungo termine.

L’intesa è stata illustrata da Patrizia Sandretto, dalla sindaca di Madrid, Manuela Carmena Castrillo e da Luìs Cueto, coordinatore generale del Comune di Madrid, alla presenza di Chiara Appendino, sindaca di Torino, Carlota Álvarez Basso, direttore del Matadero, e Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery di Londra.

“E’ motivo di orgoglio, per noi torinesi, avere l’opportunità di esportare in terra madrilena un centro internazionale qualificato e radicato per la promozione culturale come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – ha sottolineato Appendino, mentre Carlota Alvarez Basso ha dichiarato: “Matadero Madrid è stato, fin dalla sua apertura nel 2007, un esempio unico di collaborazione tra pubblico e privato. La cooperazione fa parte del nostro DNA, e la promozione di collaborazioni tra le diverse organizzazioni che fanno parte di Matadero Madrid è la nostra forza. Con la Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, saranno dieci le organizzazioni culturali che lavoreranno insieme al suo interno. Sono certa – ha concluso Alvarez Basso – che stabiliremo una partnership importante, perché condividiamo le stesse ambizioni: contestualizzare l’arte contemporanea a livello sociale, promuovere una riflessione condivisa sui processi di creazione culturale e diventare un punto di riferimento per cittadini e artisti”.

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La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda al Matadero di Madrid

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda al Matadero di Madrid

La Fondazione torinese, nata a Torino nel 1995, per volontà di Patrizia Sandretto Re Rebudengo in Italia ha due sedi espositive: Palazzo Re Rebaudengo a Guarene d’Alba, dal 1997, e il Centro di Torino, dal 2002

TORINO – La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo approda a Madrid aprendo la propria sede presso la Nave 9 del Centro de Creación Contemporánea Matadero. Con questa intesa, ora ufficializzata, la Fondazione torinese va ad inserirsi a tutti gli effetti nel sistema dell’arte e della cultura spagnola. 

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, ha spiegato: ”Madrid è una grande capitale europea, un ponte con l’America Latina, un continente sempre più importante nel mondo dell’arte contemporanea e con la nascita della Fundaciòn Sandretto Re Rebaudengo Madrid sperimenteremo qui e faremo crescere il modello e le pratiche con cui, ogni giorno da più di vent’anni, sosteniamo i giovani artisti, promuoviamo la conoscenza dell’arte contemporanea e il suo ruolo sociale, avvicinandola a un pubblico sempre più ampio”. 

La Fundacion ospiterà di volta in volta opere della Collezione Sandretto concesse in comodato a lungo termine.

L’intesa è stata illustrata da Patrizia Sandretto, dalla sindaca di Madrid, Manuela Carmena Castrillo e da Luìs Cueto, coordinatore generale del Comune di Madrid, alla presenza di Chiara Appendino, sindaca di Torino, Carlota Álvarez Basso, direttore del Matadero, e Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery di Londra.

“E’ motivo di orgoglio, per noi torinesi, avere l’opportunità di esportare in terra madrilena un centro internazionale qualificato e radicato per la promozione culturale come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – ha sottolineato Appendino, mentre Carlota Alvarez Basso ha dichiarato: “Matadero Madrid è stato, fin dalla sua apertura nel 2007, un esempio unico di collaborazione tra pubblico e privato. La cooperazione fa parte del nostro DNA, e la promozione di collaborazioni tra le diverse organizzazioni che fanno parte di Matadero Madrid è la nostra forza. Con la Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, saranno dieci le organizzazioni culturali che lavoreranno insieme al suo interno. Sono certa – ha concluso Alvarez Basso – che stabiliremo una partnership importante, perché condividiamo le stesse ambizioni: contestualizzare l’arte contemporanea a livello sociale, promuovere una riflessione condivisa sui processi di creazione culturale e diventare un punto di riferimento per cittadini e artisti”.

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Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Riti, vita e arte di questa popolazione sono al centro della mostra che sarà ospitata al Museo delle culture dal 27 settembre 2017 all’8 luglio 2018 è presso lo Spazio Focus

MILANO – Dopo aver festeggiato il raggiungimento di  un milione di visitatori in soli due anni dall’apertura, il Mudec di Milano prosegue la sua interessante programmazione con una  particolare mostra, la prima in un museo pubblico italiano interamente dedicata ad uno dei popoli più affascinanti della Nuova Guinea, gli Asmat.

“Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat”, questo il titolo della mostra che apre al pubblico il 27 settembre e racconta i profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in seno alla ricchissima tradizione rituale e artistica delle popolazioni Asmat nel corso del XX secolo. 

Si tratta di una esposizione nata dalla forte volontà di valorizzare una parte della collezione permanente solitamente conservata nei depositi del Mudec.

Il percorso espositivo presenta una selezione di circa 150 opere, suddivise in quattro sezioni, provenienti dalla Nuova Guinea e appartenenti alla collezione Fardella-Azzaroli, concessa in comodato al museo, e alla Collezione Leigheb-Fiore, acquisita nel 2015 dal Comune, poco prima dell’apertura del Mudec per incrementarne il patrimonio e colmare la dolorosa lacuna creatasi più di settanta anni fa a causa dei bombardamenti che colpirono il Castello Sforzesco, allora sede delle Collezioni Etnografiche. 

Sculture, armi, strumenti musicali, oggetti d’uso e rituali, permetteranno al visitatore di approfondire non solo gli aspetti legati alla vita quotidiana di queste popolazioni, ma anche i complessi rituali e le tradizioni che legano indissolubilmente la pratica scultorea alla dimensione spirituale più profonda del popolo Asmat. L’esposizione si completa con un documentario e numerose fotografie che permetteranno ai visitatori di immergersi nella cultura di una delle popolazioni più affascinanti della Nuova Guinea.

Gli Asmat, che vivono nell’area situata sulla costa sud-occidentale della Nuova Guinea, politicamente appartenente all’Indonesia, ma stilisticamente e culturalmente legata al mondo oceanico, sono conosciuti dalla metà del secolo scorso e hanno attirato l’attenzione non solo di studiosi, antropologi ed etnografi, ma anche di collezionisti d’arte e artisti. Tuttora esercitano un gran fascino, basti pensare che Sebastião Salgado ha scelto di realizzare alcuni scatti del suo recente progetto Genesi, proprio tra le popolazioni Asmat, quali testimoni viventi di un perfetto equilibrio tra uomo e natura. 

La mostra, che resterà aperta fino all’8 luglio 2018,  ha visto la collaborazione tra il personale scientifico del museo e alcuni esperti di arte Asmat e della Melanesia, tra i quali il Dottor Paolo Campione, Direttore del Museo delle Culture di Lugano.

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Vademecum

MILANO, MUDEC – Museo delle Culture di Milano 
via Tortona 56
Info. +39 0254917
 SITO UFFICIALE: http://www.mudec.it/

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Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Riti, vita e arte di questa popolazione sono al centro della mostra che sarà ospitata al Museo delle culture dal 27 settembre 2017 all’8 luglio 2018 è presso lo Spazio Focus

MILANO – Dopo aver festeggiato il raggiungimento di  un milione di visitatori in soli due anni dall’apertura, il Mudec di Milano prosegue la sua interessante programmazione con una  particolare mostra, la prima in un museo pubblico italiano interamente dedicata ad uno dei popoli più affascinanti della Nuova Guinea, gli Asmat.

“Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat”, questo il titolo della mostra che apre al pubblico il 27 settembre e racconta i profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in seno alla ricchissima tradizione rituale e artistica delle popolazioni Asmat nel corso del XX secolo. 

Si tratta di una esposizione nata dalla forte volontà di valorizzare una parte della collezione permanente solitamente conservata nei depositi del Mudec.

Il percorso espositivo presenta una selezione di circa 150 opere, suddivise in quattro sezioni, provenienti dalla Nuova Guinea e appartenenti alla collezione Fardella-Azzaroli, concessa in comodato al museo, e alla Collezione Leigheb-Fiore, acquisita nel 2015 dal Comune, poco prima dell’apertura del Mudec per incrementarne il patrimonio e colmare la dolorosa lacuna creatasi più di settanta anni fa a causa dei bombardamenti che colpirono il Castello Sforzesco, allora sede delle Collezioni Etnografiche. 

Sculture, armi, strumenti musicali, oggetti d’uso e rituali, permetteranno al visitatore di approfondire non solo gli aspetti legati alla vita quotidiana di queste popolazioni, ma anche i complessi rituali e le tradizioni che legano indissolubilmente la pratica scultorea alla dimensione spirituale più profonda del popolo Asmat. L’esposizione si completa con un documentario e numerose fotografie che permetteranno ai visitatori di immergersi nella cultura di una delle popolazioni più affascinanti della Nuova Guinea.

Gli Asmat, che vivono nell’area situata sulla costa sud-occidentale della Nuova Guinea, politicamente appartenente all’Indonesia, ma stilisticamente e culturalmente legata al mondo oceanico, sono conosciuti dalla metà del secolo scorso e hanno attirato l’attenzione non solo di studiosi, antropologi ed etnografi, ma anche di collezionisti d’arte e artisti. Tuttora esercitano un gran fascino, basti pensare che Sebastião Salgado ha scelto di realizzare alcuni scatti del suo recente progetto Genesi, proprio tra le popolazioni Asmat, quali testimoni viventi di un perfetto equilibrio tra uomo e natura. 

La mostra, che resterà aperta fino all’8 luglio 2018,  ha visto la collaborazione tra il personale scientifico del museo e alcuni esperti di arte Asmat e della Melanesia, tra i quali il Dottor Paolo Campione, Direttore del Museo delle Culture di Lugano.

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Vademecum

MILANO, MUDEC – Museo delle Culture di Milano 
via Tortona 56
Info. +39 0254917
 SITO UFFICIALE: http://www.mudec.it/

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Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Al Mudec di Milano arrivano gli Asmat, i cacciatori di teste della Nuova Guinea. Foto

Riti, vita e arte di questa popolazione sono al centro della mostra che sarà ospitata al Museo delle culture dal 27 settembre 2017 all’8 luglio 2018 è presso lo Spazio Focus

MILANO – Dopo aver festeggiato il raggiungimento di  un milione di visitatori in soli due anni dall’apertura, il Mudec di Milano prosegue la sua interessante programmazione con una  particolare mostra, la prima in un museo pubblico italiano interamente dedicata ad uno dei popoli più affascinanti della Nuova Guinea, gli Asmat.

“Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat”, questo il titolo della mostra che apre al pubblico il 27 settembre e racconta i profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in seno alla ricchissima tradizione rituale e artistica delle popolazioni Asmat nel corso del XX secolo. 

Si tratta di una esposizione nata dalla forte volontà di valorizzare una parte della collezione permanente solitamente conservata nei depositi del Mudec.

Il percorso espositivo presenta una selezione di circa 150 opere, suddivise in quattro sezioni, provenienti dalla Nuova Guinea e appartenenti alla collezione Fardella-Azzaroli, concessa in comodato al museo, e alla Collezione Leigheb-Fiore, acquisita nel 2015 dal Comune, poco prima dell’apertura del Mudec per incrementarne il patrimonio e colmare la dolorosa lacuna creatasi più di settanta anni fa a causa dei bombardamenti che colpirono il Castello Sforzesco, allora sede delle Collezioni Etnografiche. 

Sculture, armi, strumenti musicali, oggetti d’uso e rituali, permetteranno al visitatore di approfondire non solo gli aspetti legati alla vita quotidiana di queste popolazioni, ma anche i complessi rituali e le tradizioni che legano indissolubilmente la pratica scultorea alla dimensione spirituale più profonda del popolo Asmat. L’esposizione si completa con un documentario e numerose fotografie che permetteranno ai visitatori di immergersi nella cultura di una delle popolazioni più affascinanti della Nuova Guinea.

Gli Asmat, che vivono nell’area situata sulla costa sud-occidentale della Nuova Guinea, politicamente appartenente all’Indonesia, ma stilisticamente e culturalmente legata al mondo oceanico, sono conosciuti dalla metà del secolo scorso e hanno attirato l’attenzione non solo di studiosi, antropologi ed etnografi, ma anche di collezionisti d’arte e artisti. Tuttora esercitano un gran fascino, basti pensare che Sebastião Salgado ha scelto di realizzare alcuni scatti del suo recente progetto Genesi, proprio tra le popolazioni Asmat, quali testimoni viventi di un perfetto equilibrio tra uomo e natura. 

La mostra, che resterà aperta fino all’8 luglio 2018,  ha visto la collaborazione tra il personale scientifico del museo e alcuni esperti di arte Asmat e della Melanesia, tra i quali il Dottor Paolo Campione, Direttore del Museo delle Culture di Lugano.

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Info. +39 0254917
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Roma, Centrale Montemartini. FREEDOM MANIFESTO. Umanità in movimento

Roma, Centrale Montemartini. FREEDOM MANIFESTO. Umanità in movimento

Una grande mostra collettiva sul tema dell’immigrazione. Il mezzo di comunicazione scelto è il poster che continua a rappresentare il medium più immediato per esporre messaggi davanti ai nostri occhi distratti

ROMA – Può un poster cambiare il mondo? Forse non piò cambiarlo, ma sicuramente può essere un mezzo efficace ed immediato per comunicare un messaggio, tra parole e immagini. E’ quanto hanno fatto alcuni artisti sollecitati dal Centro di ricerca interdisciplinare sul paesaggio contemporaneo, che ha lanciato un appello per raccogliere il loro punto di vista su un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti: la migrazione di uomini e donne in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla sopraffazione. 

Il risultato di questa “chiamata” è la grande mostra collettiva, a cura di Fulvio Caldarelli, Armando Milani e Maurizio Rossi, dal titolo “FREEDOM MANIFESTO. Humanity on the move / Umanità in movimento”, ospitata al Museo Centrale Montemartini di Roma, dal settembre al 31 dicembre 2017. 

A impreziosire il curioso mini-catalogo della mostra, pubblicato nel classico formato dei manifesti per affissione (70 x 100 cm), il contributo critico del sociologo Alberto Abruzzese che scrive: “Il manifesto storico – con tutte le sue appendici tardo-moderne e post-moderne – è stato lo strumento di persuasione o dissuasione di soggetti sociali individuati nel loro ruolo politico e professionale. Ora dovrebbe aprirsi la fase di una comunicazione attenta alla vocazione delle persone, al senso rimosso della vita vissuta piuttosto che alla professione alla quale essa stessa ci costringe”.

L’esposizione presenta al pubblico, oltre ai poster realizzati per l’occasione da maestri del graphic design contemporaneo – come Félix Beltrán, Ginette Caron, Milton Glaser, Alain Le Quernec, Italo Lupi, Astrid Stavro, Heinz Waibl – anche una nutrita rassegna di autori provenienti da tutto il mondo, tra i più interessanti della nuova generazione

La mostra, con il patrocinio di RAI, AGI (Alliance Graphique Internationale) e AIAP (Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva), è parte del calendario di eventi che animano l’edizione romana 2017 di “AIAP Design per”.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra si svolge anche sotto il significativo patrocinio della Comunità di Sant’Egidio, movimento laicale internazionale fondato a Roma nel 1968, da sempre impegnato nell’accoglienza e nell’integrazione di immigrati e rifugiati. 

Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Autori in mostra: VALENTINA AGRIESTI/ STEFANO ASILI / RUEDI BAUR / ERIN BAZOS / FÉLIX BELTRÁN / MAURO BUBBICO / MARLENE BUCZEK / ANGELO BUONUMORI / FULVIO CALDARELLI / ELIO CARMI / GINETTE CARON / FANG CHEN / ALESSIO COSMA / ROBERTO DEL BALZO / FRANCESCO DONDINA / ERIKA GIUSTI / MILTON GLASER / PUYA HABIBZADEHKAVKANI / GIANNI LATINO / GLI IMPRESARI / ITALO LUPI / ALAIN LE QUERNEC / GIOVANNI LUSSU / ARMANDO MILANI / MAURIZIO MILANI / GERMAN MONTALVO / RICARDO SALAS MORENO / ANTONIO PACE / MARIO PIAZZA / ANTONIO ROMANO / MICHELE REGINALDI / MICHELE SANTELLA / FILIPPO SASSOLI / ASTRID STAVRO / STUDIO ORIGONI STEINER / PARISA TASHAKORI / PAOLO TASSINARI / LUIGI VERNIERI / MARIO FOIS (VERTIGO DESIGN) / HEINZ WAIBL / ZUP DESIGN 

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Mentre in Germania trionfa l’ultradestra simboli nazisti compaiono su un’opera a Skulptur Projekte

Si tratta della fontana di Nicole Eisenman, che era stata già sfregiata lo scorso giugno. L’episodio segue una serie di altri atti di vandalismo e danneggiamenti, anche se non di matrice politica. Il team prende le distanze dall’episodio, mentre si tirano le fila di questi 100 giorni di Skulptur Projekte.

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