Gli Uffizi celebrano con una mostra i 500 anni della Riforma di Lutero

Gli Uffizi celebrano con una mostra i 500 anni della Riforma di Lutero

Dal 31 ottobre al 7 gennaio nella Sala del Camino è visitabile la mostra “I volti della Riforma. Lutero e Cranach nelle collezioni medicee” con i ritratti delle icone della nuova  Chiesa riformata

FIRENZE – Per celebrare i cinque secoli dall’avvio della Riforma protestante di Martin Lutero che, il 31 ottobre 1517, affisse alla porta della Schlosskirche di Wittemberg le Novantacinque tesi contro la prassi della vendita delle  indulgenze e l’autorità del papa, gli Uffizi presentano, dal 31 ottobre, la mostra “I volti della Riforma. Lutero e Cranach nelle collezioni medicee”, a cura di Francesca de Luca e Giovanni Maria Fara.

L’esposizione, allestita nella Sala del Camino degli Uffizi, espone le icone della nuova Chiesa riformata: i ritratti di Martin Lutero e di Filippo Melantone, i due teologi promotori del movimento riformatore; di Lutero, già monaco agostiniano, e della moglie Caterina von Bora, monaca cistercense; dei fratelli Federico III il Saggio e Giovanni, Elettori di Sassonia e sostenitori politici della Riforma.  Ciò che accomuna tutti i dipinti è il fatto di essere usciti dalla florida bottega di Lucas Cranach il Vecchio, pittore ufficiale della nuova corrente religiosa.  A questi si affianca una copia antica di un ritratto di Lutero, il dittico di Adamo ed Eva, capolavoro di Lucas Cranach, e una Madonna col Bambino e il san Giovannino, prove della padronanza del pittore nell’interpretare temi sacri sia attinenti alla nuova spiritualità  riformata, sia a quella cattolica.

Lucas Cranach il Vecchio (Kronach 1472 – 1553 Weimar), amico personale di Lutero e pittore di corte dell’Elettore Palatino Federico III il Saggio, creò le opere da far circolare come manifesti della nuova ideologia. L’artista formulò l’iconografia ufficiale della ritrattistica dei capi del movimento, improntandola alla massima semplicità: Lutero e Melantone,  e anche della moglie del primo, Caterina von Bora, la cui effige in coppia con quella del marito attestava l’abolizione del celibato dei sacerdoti. Anche gli Elettori Palatini Federico III il Saggio e suo fratello Giovanni I il Costante furono oggetto del programma iconografico. 

Cranach nel frattempo elaborava anche incisioni di immagini, a corredo dei testi sacri riformati, che in parte pubblicò lui stesso come editore. In mostra sono esposte per la prima volta tre serie di incisioni di altissima qualità, che illustrano argomenti sacri come la Passione di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli Apostoli, oltre ad altre stampe singole

In mostra anche i ritratti di personalità di ambito fiorentino che furono inquisite per aver manifestato il loro interesse verso le nuove teorie religiose: Pietro Carnesecchi  di Domenico Puligo e Bartolomeo Panciatichi di Agnolo Bronzino.

Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi ricorda:  “La mostra ora alle Gallerie degli Uffizi è stata l’occasione per un’importante campagna di restauri, che ha incluso due straordinarie cornici seicentesche attribuite a Vittorio Crosten, pubblicate in catalogo. Tutte le incisioni di Cranach esposte sono state restaurate da Maurizio Boni e Luciano Mori, restauratori del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi”.

La mostra sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018. 

Vademecum

I volti della Riforma. Lutero e Cranach nelle collezioni medicee
Dal 31 Ottobre 2017 al 07 Gennaio 2018
Firenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi
www.uffizi.it

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Asta da Bolaffi. Le arti del 900, da De Chirico a Gio Ponti 

Asta da Bolaffi. Le arti del 900, da De Chirico a Gio Ponti 

Si terrà il 7 novembre a Torino l’asta “Arti del Novecento”. Per questo secondo appuntamento con il  XX secolo sono stati selezionati ben 275 lotti in prestigiose raccolte private

TORINO – Il catalogo dell’asta, organizzata da Aste Bolaffi, risulta quanto mai variegato ed esclusivo. L’asta sarà preceduta dall’esposizione delle opere, aperta al pubblico da venerdì 3 novembre, presso la storica sede Bolaffi di Torino in via Cavour 17.

Tra le opere più significative spicca una scultura in bronzo argentato di Giorgio De Chirico. Si tratta de “Il Grande trovatore, 1973”, stimata 40-50 mila euro. Presenti molti manifesti dei cartellonisti più celebri, da Alphons Mucha a Leonetto Cappiello e dipinti di artisti del calibro di Umberto Boccioni, Maurice Utrillo, Fernand Léger, Filippo De Pisis, Sonia Delaunay e Massimo Campigli. 

Altra opera estremamente interessante è “Rosso, 1965” di Agostino Bonalumi, lavoro in tela estroflessa e smalto esemplificativo della codificazione di un metodo creativo totalmente moderno, messo a punto tra gli anni Sessanta e i Settanta (stima 125-150 mila euro). 

Un capitolo a parte è dedicato al design che offre una panoramica di oggetti e disegni inediti di Gio Ponti, come il “Tavolino negativo-positivo” prodotto da Fontana Arte, proveniente dalla sua casa milanese di via Dezza ed esposto anche alla Triennale di Milano nel 2014 (3-5 mila euro) e l’iconica “Bottiglia mamma” prodotta da Domenico Minganti per la Cooperativa ceramica di Imola, raro esempio della serie delle bottiglie viventi ideate sulla falsariga delle opere di Giorgio Morandi (stima 5 mila-8 mila euro). 

Il catalogo, la cui base d’asta complessiva è 1,2 milioni, è ulteriormente impreziosito da alcuni esemplari degli anni Duemila, come l’opera dell’artista colombiano Oscar Murillo “Middle-age-white” (2012) in tecnica mista su tela, top lot dell’intera vendita (stima 140-160 mila euro). 

Immancabile l’omaggio alla città di Torino e a una delle sue artiste più rappresentative, Carol Rama, scomparsa nel 2015, di cui sono proposte “Composizione C.N.3” (stima 50-70 mila euro) realizzata durante il periodo di affiliazione al gruppo Movimento d’arte Concreta, e “La Mucca pazza” del 1998, simbolo del ritorno a quella che, negli anni Settanta, segnò una svolta: l’uso di camere d’aria e guarnizioni alla stregua di pittura su tele monocrome (stima 20-30 mila euro).

Filippo Bolaffi, amministratore delegato Aste Bolaffi, sottolinea: “Il prestigio dei dipinti selezionati conferma quanto il dipartimento di Arti del Novecento si sia consolidato in poco più di un anno. Con questo catalogo la nostra casa d’aste è in grado di soddisfare ogni tipologia di collezionista d’arte, grazie all’ampia rosa di offerte proposte: da capolavori e iconici oggetti di design a stampe e multipli da poche centinaia di euro, ognuno potrà portarsi a casa un pezzo di storia del Novecento”. 

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Inaugurata la campagna di scavo del Foro di Cesare finanziata dalla birra danese Carlsberg

Inaugurata la campagna di scavo del Foro di Cesare finanziata dalla birra danese Carlsberg

L’intervento di scavo, che rientra nel disegno di risistemazione dell’area del Foro Romano, verrà realizzato da un team italo-danese e viene finanziato da 1,5 milioni di euro erogati dalla Fondazione Carlsberg di Copenhagen

ROMA – E’ stata inaugurata nei giorni scorsi la campagna di scavi al Foro di Cesare, finanziata grazie a un grande atto di mecenatismo della Danimarca, a cui ha presenziato la Regina Margrethe II, che si è definita appassionata di archeologia.

L’accordo tra la Danimarca e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, per riportare alla luce il Foro di Cesare nella sua interezza, è stato siglato lo scorso marzo, presso l’Accademia di Danimarca. Ad intraprendere lo scavo archeologico saranno infatti dottorandi danesi e archeologi italiani. 

L’intervento di scavo rientra nel disegno di risistemazione dell’area del Foro Romano. Il Foro di Cesare, sebbene sia il più antico, non è mai stato scavato completamente, un ampio tratto risulta ancora sommerso. L’attuale campagna assume quindi particolare importanza e riserverà di sicuro scoperte storico-scientifiche di altissimo valore.

Le attività di scavo e ricerca dureranno, secondo le previsioni, circa tre anni. Il programma di indagine prevede varie fasi. Dapprima una ricognizione, successivamente si passerà alla fase operativa, con la realizzazione dello scavo archeologico vero e proprio. Saranno quindi effettuate le indagini stratigrafiche, la numerazione e la schedatura dei reperti, il rilevamento e la documentazione grafica e fotografica dei ritrovamenti, infine saranno realizzati gli interventi di primo restauro su murature e materiali riportati alla luce.


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Sotheby’s Londra. All’asta ultimo dipinto di Churchill

Sir Winston Churchill, The Goldfish Pool at Chartwell, 1962

Un raro esempio di arte astratta andrà all’incanto il 21 novembre. Si tratta dell’ultima delle 544 tele realizzate dallo statista britannico appassionato di pittura 

LONDRA –  Il prossimo 21 novembre Sotheby’s Londra metterà all’incanto l’ultima delle 544 tele realizzate da Sir Winston Churchill (1874-1965). Le stime per il dipinto dal titolo “Il laghetto dei pesci rossi a Chartwell”,  non sono altissime: si parla di 80mila sterline. Tuttavia il prezzo finale per questo dipinto di Churchill potrebbe essere ben più alto. La tela fu realizzata da Churchill nel 1962 e donata poco prima della sua morte a Edmund Murray, sua storica guardia del corpo. Il dipinto ricorda il luogo che Churchill definì “il più speciale al mondo”, dove si rifugiava per rilassarsi durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stagno dei pesci rossi nella sua casa di Chartwell. 

Lo scorso 26 settembre, sempre da Sotheby’s, un altro dipinto di Sir Winston Churchill, dal titolo “Studio di rose”,  appartenuto alla leggendaria attrice inglese Vivien Leigh è stato venduto per 638.750 sterline (da una stima di 70mila). 

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Torino. Ottava edizione di “Operæ. Independent design fair”

Torino. Ottava edizione di

La fiera dal titolo “Why Design”, a cura di Alice Stori Liechtenstein, fondatrice dello Schloss Hollenegg for Design si svolgerà dal 3 al 5 novembre  presso il Lingotto Fiere di Torino

TORINO – Torna l’appuntamento con Operæ. Independent design fair, la fiera dedicata al design indipendente e da collezione. Il titolo scelto dalla curatrice è un’affermazione, più che una domanda: design come lente attraverso la quale leggere e interpretare la società contemporanea. 

La fiera fornisce un’articolata fotografia dello scenario internazionale del design contemporaneo indipendente e da collezione, grazie alle due sezioni dedicate rispettivamente a Designer e Gallerie di design. Dopo il successo riscontrato, la fiera conferma il format della passata edizione, speciale e unico nel suo genere, e punta sulla presenza in contemporanea di designer e gallerie, presentando gli autori di collezioni in pezzi unici e serie limitate al fianco dei soggetti che di queste si fanno promotori, sostenendone la maturazione progettuale e la diffusione nei circuiti del collezionismo internazionale. Il binomio accosta così due soggetti complementari, favorendo da un lato relazioni e nuove occasioni di business tra gli espositori stessi, dall’altro la ricerca del collezionista e l’interesse del pubblico. 

Il design contemporaneo si conferma come settore in forte crescita, calamitando sempre maggior attenzione e alimentando la formazione di un nuovo collezionismo. In occasione della manifestazione, durante la prima settimana di novembre Operæ trova nuova sede al Lingotto Fiere di Torino, già casa di Artissima – Internazionale d’Arte Contemporanea e Club to Club – International Festival of Avant-garde and Pop, a formare così un polo sinergico dedicato alla sperimentazione contemporanea declinata nelle sue diverse forme. Quest’anno anche la moda indipendente e di ricerca ha il suo spazio in fiera, grazie a Dreamers, progetto ospite di Operæ, che propone un percorso abitato da visioni e progetti, abiti e accessori per raccontano la nuova scena contemporanea. 

Vademecum

Dal 03 Novembre 2017 al 05 Novembre 2017
Torino, Lingotto Fiere
Info: +39 011 5611337
info@operae.biz
http://www.operae.biz

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Festa di compleanno con Bernini

Roma. Per celebrare i vent’anni della riapertura della Galleria Borghese, dal 31 ottobre al 4 febbraio il museo è teatro di una mostra ampia e sfaccettata su Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598-Roma, 1680), che riprende i fili critici dell’esposizione «Bernini scultore» che nel 1998 indagò la produzione plastica dello scultore barocco, partendo dalle sue eccezionali prove giovanili, realizzate per la dimora borghesiana. «Contenitore di un nucleo spettacolare di marmi berniniani, il Casino Borghese è il luogo ideale per considerare l’insieme della produzione dell’artista, i complessi problemi connessi e la portata delle sue conseguenze, spiega Anna Coliva, direttrice del museo e tra i curatori della mostra. Attraverso una settantina di opere abbiamo indagato anche il connubio pittura-scultura da cui, negli anni Venti del Seicento, nacque il linguaggio barocco. Il cardinale Scipione, primo e onnipotente committente di Bernini, lo mise alla prova per capire se fosse in grado di costruire figure d’immaginazione nello spazio delle sale, così come il committente successivo, papa Urbano VIII Barberini, lo volle demiurgo di uno spazio globale su scala architettonica ma che comprendesse anche luce, colore, illusioni proporzionali, pittura, decorazione, funzione, movimento, spettacolo di significati ed effetti».Ogni sezione della mostra è affidata a uno specialista dell’artista: oltre la stessa Coliva, Andrea Bacchi, Maria Giulia Barberini, Anne-Lise Desmas, Luigi Ficacci, Tomaso Montanari, Stefano Pierguidi, i quali, ponendo l’accento su «Bernini scultore di statue» in marmo, hanno cercato di riunire il maggior numero possibile di opere autonome e autografe, ideate al di fuori di complessi monumentali (tombe o cappelle), nella volontà di ripristinare la logica della loro concezione originaria.Dopo la mostra del 1998 alla Borghese hanno aggiunto scoperte altre esposizioni su Bernini dedicate a: i ritratti (Los Angeles-Ottawa-Firenze, 2008-09), la pittura (Roma, 2007), i disegni (Roma-Lipsia, 2015), le terrecotte (New York, Fort Worth, 2012), ma la presente antologica intende restituire, per la prima volta, l’intero arco della sua carriera. A partire dalla formazione con il padre Pietro, uno dei principali scultori nella Roma di primo Seicento, con il quale Gian Lorenzo ebbe un legame artistico molto stretto (durato fino 1617 ca) non considerato dalle antiche fonti letterarie, che preferivano esaltare la sua precoce autonomia artistica, finché Cesare d’Onofrio e Federico Zeri negli anni Settanta non scoprirono opere come il «Fauno molestato dai putti» (Metropolitan Museum, New York), eseguito a quattro mani dai due artisti e ora in mostra. Sempre sull’esempio del padre, Bernini si dedicò, anche se di rado e soltanto in gioventù, all’integrazione di marmi antichi, di cui sono esposti due dei suoi restauri più celebri, «Ermafrodito» (Louvre) e «Ares Ludovisi» (Museo Nazionale Romano, Roma), e un altrettanto famoso intervento di Pietro Bernini, «Marco Curzio Borghese» (Galleria Borghese). Sono riuniti anche i ritratti meno visti dal grande pubblico, tra cui una recente attribuzione: «Paolo V» (J. Paul Getty Museum, Los Angeles). Tra le sculture monumentali è esposta la «Santa Bibiana», la prima scultura a carattere religioso commissionata all’artista, che fino allora si era dedicato a temi mitologici o «mondani». Nei mesi passati la scultura è stata oggetto di un restauro in un cantiere nel museo, visibile ai visitatori. «Abbiamo individuato una dozzina di dipinti tra autoritratti e ritratti, la cui autografia è condivisa dagli studiosi moderni, prosegue la Coliva, compreso l’unico dipinto ritenuto di mano del Bernini già da un inventario di primo Seicento, “Andrea e Tomaso apostoli” della National Gallery di Londra, opera chiave per la conoscenza del suo mestiere di pittore».Seguono alcuni esempi della rivoluzionaria invenzione berniniana dei primi anni Trenta del Seicento, il «ritratto parlante», tra cui la celebre «Costanza Bonarelli» (Museo nazionale del Bargello, Firenze). Infine sculture di grande rilevanza, ma eseguite con materiali diversi dal marmo, in momenti e per ragioni diverse della sua carriera. Infine i marmi dell’ultimo tratto della sua trionfante carriera, tra gli anni Quaranta e Settanta, «acquisizioni abbastanza recenti, conclude la Coliva, quali il "Busto di gentiluomo" dal Lacma di Los Angeles e il “Busto di Cristo” dalla Basilica di San Sebastiano a Roma».

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