Il direttore degli Uffizi Schmidt lascia per andare a Vienna

Il direttore degli Uffizi Schmidt lascia per andare a Vienna

L’annuncio dato dal ministro della Cultura austriaco, Thomas Drozda, in una conferenza stampa presente lo stesso Schmidt. “Il mio mandato terminerà nell’autunno nel 2019: poi inizierò al Kunsthistorisches Museum”

FIRENZE. Il direttore degli Uffizi di Firenze, Eike Schmidt, dal 2020 andrà a dirigere il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il suo nuovo incarico durerà almeno cinque anni, secondo quanto annunciato direttamente dal ministro della cultura austriaco, Thomas Drozda, in una conferenza stampa a cui ha partecipato lo stesso Schmidt.

L’attuale direttore degli Uffizi, arrivato alla direzione del prestigioso museo fiorentino grazie alla riforma Franceschini, che prevede poteri di autonomia finanziaria e gestionale per 20 grandi musei italiani e la possibilità di rinnovare l’incarico alla fine dei primi quattro anni di mandato, ha quindi deciso di rinunciare alla possibilà di proseguire il lavoro iniziato nel primo mandato, annunciando sin da ora il suo prossimo incarico e lasciando tutti un po’ sorpresi per il largo anticipo con cui è stata data ufficialmente la notizia. “Terminerò regolarmente il mio mandato agli Uffizi, che scade nell’autunno del 2019: a Vienna entrerò in servizio nei mesi successivi”, ha spiegato, aggiungendo: “Ho accettato la proposta per questa nuova avventura in italia proprio nel segno del nuovo spirito della riforma dei beni culturali: e cioè non restare inchiodati, fissi, in un posto, ma contribuire al cambiamento e muoversi verso altre esperienze. Sono contrario agli incarichi feudali che durano tutta la vita”.

 “La possibilità di andare a dirigere l’istituzione museale viennese – ha voluto aggiungere Schmidt – Si è aperta e sviluppata negli ultimissimi giorni; ovviamente ho informato tempestivamente i miei più stretti collaboratori e il Ministero dei beni culturali della mia decisione”, ha raccontato, spiegando comunque di avere “ancora molto lavoro da fare agli Uffizi nei prossimi due anni” e di essere intenzionato “a realizzarlo”. 

 

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L’arte sui giornali. La rassegna stampa di oggi

Una sede del MaXXI a L’AquilaIl ministro della Cultura Dario Franceschini annuncia che verrà aperta a L’Aquila una sede distaccata del MaXXI di Roma. Le opere d’arte contemporanea saranno custodite a Palazzo Ardinghelli, edificio ristrutturato dopo il terremoto del 2009. [La Repubblica]Torino nella rete di ManchesterDopo i primi contatti a luglio, il direttore artistico Nicola Ricciardi annuncia la partnership delle Ogr di Torino con il Manchester international festival, all’insegna delle avanguardie artistiche. Concerti, installazioni, spettacoli teatrali, mostre e altre occasioni di incontro andranno a formare una rete di impegni che coinvolgeranno il personale delle due istituzioni. [La Repubblica]A colazione nella Villa di MondadoriDiventa (anche) un Bed&Breakfast la casa-museo sul Lago Maggiore dove Arnoldo Mondadori era solito accogliere i grandi autori italiani e stranieri del Novecento. Secondo la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori si tratta del «miglior modo per tener viva la casa». [La Stampa]Viaggio di ritorno per la casa di Rosa ParksDopo che l’anno scorso l’artista Ray Mendoza l’aveva trasferita trave per trave a Berlino, per proteggerla dalla demolizione a cui era destinata, torna a Detroit sotto la protezione della Nash Family Foundation la casa di Rosa Parks, pioniera dei diritti dei neri americani. [Corriere della Sera]Schmidt guarda avantiDopo l’annuncio del suo passaggio al Kunsthistorisches di Vienna dal 2020, il «Frankfurter» intervista il direttore degli Uffizi Eike Schmidt sui problemi incontrati a Firenze e i suoi piani per il futuro. [Frankfurter AZ]Il V&A sta per esporre 240 disegni di Winnie-the-PoohDopo 40 anni il Victoria&Albert Museum di Londra torna a esporre disegni originali di E.H. Shepard realizzati per illustrare i personaggi del libro per bambini Winnie-the-Pooh di A. A. Milne. [The Daily Telegraph]Grande successo per le opere attraverso lo schermoCon sette milioni di persone che in tre settimane hanno assistito alla mostra virtuale delle nature morte di Vincent Van Gogh organizzata dalla National Gallery di Londra, si offre ai musei l’opportunità di aprirsi al mondo come mai prima d’ora. [The Sunday Times culture 3-9]Sempre in crisi il Newmuseum di WashingtonNon si arresta con le dimissioni del presidente Jeffrey Herbst la crisi del Newmuseum di Wahsington. E nonostante l’aumento dei prezzo d’entrata, l’Istituzione potrebbe essere costretta a lasciare il suo edificio simbolo, costruito 20 anni fa in occasione dell’apertura. [El País 3-9]

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Una sede del MaXXI a L’AquilaIl ministro della Cultura Dario Franceschini annuncia che verrà aperta a L’Aquila una sede distaccata del MaXXI di Roma. Le opere d’arte contemporanea saranno custodite a Palazzo Ardinghelli, edificio ristrutturato dopo il terremoto del 2009. [La Repubblica]Torino nella rete di ManchesterDopo i primi contatti a luglio, il direttore artistico Nicola Ricciardi annuncia la partnership delle Ogr di Torino con il Manchester international festival, all’insegna delle avanguardie artistiche. Concerti, installazioni, spettacoli teatrali, mostre e altre occasioni di incontro andranno a formare una rete di impegni che coinvolgeranno il personale delle due istituzioni. [La Repubblica]A colazione nella Villa di MondadoriDiventa (anche) un Bed&Breakfast la casa-museo sul Lago Maggiore dove Arnoldo Mondadori era solito accogliere i grandi autori italiani e stranieri del Novecento. Secondo la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori si tratta del «miglior modo per tener viva la casa». [La Stampa]Viaggio di ritorno per la casa di Rosa ParksDopo che l’anno scorso l’artista Ray Mendoza l’aveva trasferita trave per trave a Berlino, per proteggerla dalla demolizione a cui era destinata, torna a Detroit sotto la protezione della Nash Family Foundation la casa di Rosa Parks, pioniera dei diritti dei neri americani. [Corriere della Sera]Schmidt guarda avantiDopo l’annuncio del suo passaggio al Kunsthistorisches di Vienna dal 2020, il «Frankfurter» intervista il direttore degli Uffizi Eike Schmidt sui problemi incontrati a Firenze e i suoi piani per il futuro. [Frankfurter AZ]Il V&A sta per esporre 240 disegni di Winnie-the-PoohDopo 40 anni il Victoria&Albert Museum di Londra torna a esporre disegni originali di E.H. Shepard realizzati per illustrare i personaggi del libro per bambini Winnie-the-Pooh di A. A. Milne. [The Daily Telegraph]Grande successo per le opere attraverso lo schermoCon sette milioni di persone che in tre settimane hanno assistito alla mostra virtuale delle nature morte di Vincent Van Gogh organizzata dalla National Gallery di Londra, si offre ai musei l’opportunità di aprirsi al mondo come mai prima d’ora. [The Sunday Times culture 3-9]Sempre in crisi il Newmuseum di WashingtonNon si arresta con le dimissioni del presidente Jeffrey Herbst la crisi del Newmuseum di Wahsington. E nonostante l’aumento dei prezzo d’entrata, l’Istituzione potrebbe essere costretta a lasciare il suo edificio simbolo, costruito 20 anni fa in occasione dell’apertura. [El País 3-9]

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In vendita la principesca villa di Picasso in Costa Azzurra

In vendita la principesca villa di Picasso in Costa Azzurra

“Mas de Notre Dame de Vie” sarà venduta all’asta il 12 ottobre 2017. La base d’asta è di 20 milioni di euro. Il suo valore storico e collezionistico, incalcolabile

ROMA – Andrà al miglior offerente una delle case più spettacolari e famose della Costa Azzurra: “Mas de Notre Dame de Vie” a Mougins, la preziosa e irripetibile ultima dimora di Pablo Picasso che qui, in questo lembo paradisiaco della costa francese, decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita e dove trovò ispirazione per un numero impressionante di opere. 

A darne la notizia il sito LuxuryEstate che sta curando i dettagli della vendita e che informa: “Mas de Notre Dame de Vie” sarà venduta all’asta il 12 ottobre 2017. Insieme all’avvocato vi accompagneremo attraverso il processo d’asta in modo che la proprietà sarà consegnata libera e senza tasse. I giorni in cui sarà possibile visitare la casa saranno il 22 settembre e il 29 settembre 2017″.

La proprietà con vista sul giardino e vista della Baia di Cannes, sorge tra le montagne e il villaggio di Mougins. E’ composta da una struttura principale e da una destinata agli ospiti.  Complessivamente parliamo di 1709 metri quadrati di superficie calpestabile su 3 piani, 32 stanze, 15 camere, 12 bagni, una palestra, una spa, un hammam con camerini e stanze per fare massaggi, docce e lavanderia. Un restauro di oltre due anni, seguito personalmente da un noto architetto belga, ha riportato la casa al suo originario splendore dopo un periodo di abbandono. L’ultima moglie di Picasso, infatti, aveva voiluto che la casa rimanesse immobile al momento della scomparsa dell’artista. Nulla era stato spostato da quel momento: neanche gli occhiali da vista del pittore.

La base d’asta è, ovviamente, altissima. Si parte infatti da 20 milioni di euro. Ma per i collezionisti, la proprietà della prestigiosa dimora sul mare, probabilmente non ha prezzo.

 

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In vendita la principesca villa di Picasso in Costa Azzurra

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“Mas de Notre Dame de Vie” sarà venduta all’asta il 12 ottobre 2017. La base d’asta è di 20 milioni di euro. Il suo valore storico e collezionistico, incalcolabile

ROMA – Andrà al miglior offerente una delle case più spettacolari e famose della Costa Azzurra: “Mas de Notre Dame de Vie” a Mougins, la preziosa e irripetibile ultima dimora di Pablo Picasso che qui, in questo lembo paradisiaco della costa francese, decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita e dove trovò ispirazione per un numero impressionante di opere. 

A darne la notizia il sito LuxuryEstate che sta curando i dettagli della vendita e che informa: “Mas de Notre Dame de Vie” sarà venduta all’asta il 12 ottobre 2017. Insieme all’avvocato vi accompagneremo attraverso il processo d’asta in modo che la proprietà sarà consegnata libera e senza tasse. I giorni in cui sarà possibile visitare la casa saranno il 22 settembre e il 29 settembre 2017″.

La proprietà con vista sul giardino e vista della Baia di Cannes, sorge tra le montagne e il villaggio di Mougins. E’ composta da una struttura principale e da una destinata agli ospiti.  Complessivamente parliamo di 1709 metri quadrati di superficie calpestabile su 3 piani, 32 stanze, 15 camere, 12 bagni, una palestra, una spa, un hammam con camerini e stanze per fare massaggi, docce e lavanderia. Un restauro di oltre due anni, seguito personalmente da un noto architetto belga, ha riportato la casa al suo originario splendore dopo un periodo di abbandono. L’ultima moglie di Picasso, infatti, aveva voiluto che la casa rimanesse immobile al momento della scomparsa dell’artista. Nulla era stato spostato da quel momento: neanche gli occhiali da vista del pittore.

La base d’asta è, ovviamente, altissima. Si parte infatti da 20 milioni di euro. Ma per i collezionisti, la proprietà della prestigiosa dimora sul mare, probabilmente non ha prezzo.

 

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Il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone cerca un nuovo direttore

Il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone cerca un nuovo direttore

A Genova aperto il bando per individuare il candidato idoneo a ricoprire la carica più alta dell’istituzione di studi orientali. Fino al 13 ottobre

Roma – Deve conoscere la lingua giapponese e inglese parlata e scritta, avere competenze di alto livello in storia dell’ arte in particolare della storia delle arti orientali, oltre ad avere conoscenze di museologia, economia, management dei beni culturali e marketing culturale e conoscenza delle procedure di restauro e di riqualificazione del patrimonio artistico, il futuro direttore del Museo di Arte orientale Antonio Chiossone di Genova. Chi ritenesse di avere tali caratteristiche può rispondere al bando bando funzionario museo chiossone. Le domande saranno accolte fino al 13 ottobre.

 

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A Genova aperto il bando per individuare il candidato idoneo a ricoprire la carica più alta dell’istituzione di studi orientali. Fino al 13 ottobre

Roma – Deve conoscere la lingua giapponese e inglese parlata e scritta, avere competenze di alto livello in storia dell’ arte in particolare della storia delle arti orientali, oltre ad avere conoscenze di museologia, economia, management dei beni culturali e marketing culturale e conoscenza delle procedure di restauro e di riqualificazione del patrimonio artistico, il futuro direttore del Museo di Arte orientale Antonio Chiossone di Genova. Chi ritenesse di avere tali caratteristiche può rispondere al bando bando funzionario museo chiossone. Le domande saranno accolte fino al 13 ottobre.

 

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A Prizren “Autostrada Biennale”: ora anche il Kosovo ha il suo appuntamento di arte contemporanea

La mappa di Prizren e i luoghi della rassegna

Nei Balcani una proposta nuova: il “confine” è il tema della prima edizione di questa scommessa voluta da un gruppo di giovani artisti, pedagoghi e sociologi. Il curatore è Manray Hsu

ROMA – Paese complicato, il Kosovo. Ancora solo parzialmente riconosciuto come stato indipendente, nato solo nel 2008 autoproclamandosi autonomo dalla Serbia. Complicata la sua situazione politica, in attesa di un riconoscimento internazionale univoco e la volontà di far parte dell’Unione Europea, complicata la situazione economica, con una popolazione giovanissima e vogliosa di trovare un futuro anche altrove. Ancora più interessante, quindi, il suo desiderio di ritargliarsi un ruolo importante nella proposta culturale dei Balcani proponendosi con la sua prima Biennale di arte contemporanea, Autostrada Biennale, che non poteva avere altra sede che la splendida Prizren, piccola cittadina dal passato culturale multietnico, famosa per il ponte ottomano, le chiese ortodosse e le tante moschee, oltre che per i suoi tipici tetti rossi.

Dal 19 agosto fino al 23 settembre 2017, Prizren e il Kosovo sono in prima linea come ultimo fronte dei Balcani alla ricerca di un’affermazione nel mondo culturale mediterraneo e contemporaneo. Lo fanno con una prima edizione che, già dal titolo, è un rimando al tentativo, neanche velato, di riappropriarsi del ruolo che i Balcani hanno sempre avuto tra Oriente e Occidente: quello del ponte. E proprio come un ponte, o meglio come un’autostrada che unisce più luoghi, la prima Biennale kosovara di arte contemporanea, fondata da Leutrim Fishekqiu, Vatra Abrashi, Baris Karamuco and Fitore Isufi e curata da Manray Hsu, arrivato per questo motivo da Taipei, si pone a metà strada tra Venezia e Istanbul, avamposti culturali per eccellenza di un confronto tra est ed ovest mai sentito come in questi tempi difficli e complessi. Punti di partenza e di arrivo di questa autostrada che vuole attraversare i Balcani indagando un tema attualissimo e fortemente percepito: il confine. 

Titolo della biennale 2017, infatti, è The future of borders, e mai tema fu più appropriato per un paese che ha rivendicato i suoi fino allo scontro, che vive perennemente in bilico come chi non è ancora completamente accettato, e che ha fatto della riflessione sui confini, propri, altrui, ideali, culturali e artistici, una sorta di luogo identita nazionale. E si vedono così, quelli di Autostrada Biennale, come “una fabbrica e un posto di lavoro utopistico nel senso migliore del significato. La squadra di Autostrada Biennale conduce una fabbrica utopica, con la missione di trasformare contemporaneamente la città in museo e centro contemporaneo, segnando nuovi spazi di sperimentazione sulla storia secolare di Prizren. Un posto in cui le esperienze locali del tempo sovvertono l’unità di abbracciare e inventare il proprio tempo”. 

L’ambizioso programma parte in questa prima edizione con un gruppo di giovani (e non) artisti (tra qui diversi italiani) e tante location distribuite tra la città che vive e lavora (la stazione degli autobus ad esempio, simbolo estremo di partenza ed arrivo, viaggio, paese e confine) tra la città monumentale (la fortezza di Kalaja, là in alto, dove i turisti salgono per ammirare la downtown medievale che si tinge di rosa al tramonto) e la città culturalmente più attiva (con i caffè e i luoghi di ritrovo adatti alle presentazioni, agli incontri, ai dibattiti) , ma anche le antiche case private, restuarate e rinate, o gli storici Bagni turchi della moschea Emin Pasha. Prizren questa vocazione a mescolare antico e presente, ce l’ha. Non a caso ospita già il Dokufest, festival di cortometraggi e film documentari che, ogni anno, è sempre più frequentato. Dal 2017 vuole dire la sua anche nell’arte contemporanea e ci sta provando, proprio in questi giorni. 

Ventitrè artisti, prevalentemente di provenienza balcanica. Ma ci sono italiani, austriaci, cinesi, taiwanesi, danesi (Olafur Eliasson  che espone con Libia Castro, è artista danese nato da famiglia islandese, noto per aver esposto alla Tate Modern di Londra la fantastica installazioneThe Weather Project nel 2003) a dimostrare che il mondo è vario e il Kosovo sa rappresentarlo in tutte le sue sfaccettature, un po’ come il cubo specchiante della montenegrina Jelena Tomasevic, che dall’alto della fortezza moltiplica il paesaggio e i suoi protagonisti. Ci sono arti performative, installazioni, pittura, fotografia. C’è la guerra, anche, in sottofondo, e non potrebbe essere diverso in paese che deve ancora cancellare i segni di uno degli scontri etnici più cruenti che l’Europa ricordi, che si è consumato poco meno di vent’anni fa. Viene dalla controversa Mitrovica mezza albanese e mezza serba, Alban Muja e non è un caso che il suo “Borders without borders” si presenti come un progetto che comprende 26 foto di 26 edifici confinanti di 26 stati Schengen dell’UE: quell’Unione Europa desiderio proibito per ogni kosovaro. Così come appare struggente la riflessione del collettivo Irwin sul passaporto, documento quasi scontato per ogni europeo, che per un kosovaro rappresenta quasi un oggetto del desiderio con la sua simbolica potenzialità di connessione con il resto del mondo. Questo il gruppo dei pionieri: Valentina Bonizzi (Italy), CHANG Chien-Chi (Taiwan), (Libya Castro (Spain) & Olafur Olafsson (Iceland), Yannick Dauby (France), Ettore Favini (Italy), Artan Hajrullahu (Kosova), Ibro Hasanovic (Bosnia), Haveit (Kosova), HSU Chia-Wei (Taiwan), Irwin (Slovenia), Doruntina Kastrati (Kosova), Sead Kazanxhiu (Albania), LI Binyuan (China), Alban Muja (Kosova), Ella Raidel ), Oliver Ressler (Austria), Stefano Romano (Italy), Obsessive Possessive Aggression (Macedonia), Rena Radle (Germany) and Vladan Jeremic (Serbia), Jelena Tomasevic (Montenegro), Saso Sedlacek (Slovenia) YANG Shun-Fa (Taiwan), Alketa Xhafa (Kosova – England).

Sembra ricca di spunti e di riflessioni questa prima Biennale kosovara: un mese per aprire una strada e proporre un modello, nel tentativo di tornare a fare del messaggio artistico la rete di salvataggio dei Balcani. Ripartendo da dove ci si era, disgraziatamente, arenati: la multiculturalità. 

Vademecum

Autostrada Biennale
Dal 19 agosto al 23 settembre 2017
Prizen, Kosovo
http://autostradabiennale.org

 

 

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