Una tomba di oltre 3000 anni ritrovata a Luxor

Una tomba di oltre 3000 anni ritrovata a Luxor

Lo ha annunciato il ministro egiziano per le antichità. Si trova sulla sponda occidentale del Nilo e contiene le statue del proprietario e di sua moglie, numerose mummie, sarcofagi e suppellettili

ROMA – La notizia del suo ritrovamento, nell’are adi Luxor, è stata dal ministro delle Antichità, Khaled El-Enany, durante una cerimonia nel sito della necropoli di Draa Abul Naga.

La tomba faraonicarisale a 3.500 anni fa e si trova lungo la sponda occidentale del Nilo. La tomba dell’epoca della 18esima dinastia contiene una statua che ritrae il proprietario Amenemhat, un artigiano dell’oro che lavorava presso la corte reale del tempo, e sua moglie.

La scoperta è opera di una missione archeologica egiziana e le immagini del ritrovamento mostrano un interno ricchissimo di mummie, anche quella di una madre e dei suoi due figli, manufatti e sarcofagi che risalirebbero alla 21esima e 22esima dinastia. Numerosi i teschi che giacciono sul suolo della tomba, circondati da suppellettili, vasi e oggetti d’arredo che hanno accompagnato nei secoli le mummie dei defunti. 

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Street art: Il bambino del muro che rompe i confini

Kikito

Si chiama Kikito ed è un bambino messicano fotografato per caso: la sua gigantografia alta 20 metri, trasformataa dal writer francese Jr e sospesa sul muro che separa il Messico dagli Usa, diventa un simbolo contro le divisioni

ROMA – Ha scelto Tecana, in quel tratto di California a metà tra Usa e Messico diviso da un lungo muro che impedisce il passaggio dei clandestini, per il suo gigantesco Kikito.

Jr, un artista francese già autore di altre perfomance dalle grandi dimensioni, ha voluto ricordare al mondo il problema del contrasto all’immigrazione clandestica che Trump ha deciso di contrastare con la costruzione di un gigantesco muro, realizzando l’immagine di un bambino altrettanto gigantesca: 20 metri di altezza, un viso sorridente e due mani altrettando enormi che sembra lo stiano sostendendo mentre si affaccia per curiosare il mondo “dall’altro lato”. 

Una protesta, quella del writer francese, che ha preso forma da una fotografia che l’artista ha scattato mentre si trovava casualmente nella zona di San Diego: il piccolo messicano si è trasformato così in simbolo contro le divisioni.

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Street art: Il bambino del muro che rompe i confini

Kikito

Si chiama Kikito ed è un bambino messicano fotografato per caso: la sua gigantografia alta 20 metri, trasformataa dal writer francese Jr e sospesa sul muro che separa il Messico dagli Usa, diventa un simbolo contro le divisioni

ROMA – Ha scelto Tecana, in quel tratto di California a metà tra Usa e Messico diviso da un lungo muro che impedisce il passaggio dei clandestini, per il suo gigantesco Kikito.

Jr, un artista francese già autore di altre perfomance dalle grandi dimensioni, ha voluto ricordare al mondo il problema del contrasto all’immigrazione clandestica che Trump ha deciso di contrastare con la costruzione di un gigantesco muro, realizzando l’immagine di un bambino altrettanto gigantesca: 20 metri di altezza, un viso sorridente e due mani altrettando enormi che sembra lo stiano sostendendo mentre si affaccia per curiosare il mondo “dall’altro lato”. 

Una protesta, quella del writer francese, che ha preso forma da una fotografia che l’artista ha scattato mentre si trovava casualmente nella zona di San Diego: il piccolo messicano si è trasformato così in simbolo contro le divisioni.

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“Ad perpetuam memoriam”: una colomba per la pace al Festivalfilosofia di Modena

L’opera del writer Eron, verrà realizzata davanta al pubblico nei tre giorni del festival su una parete del Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina

MODENA – Una colomba a metà, simbolo di una pace non ancora raggiunta, è la protagonista del perpetuam rei memoriam wall painting l’artista Eron, pioniere dell’arte urbana e del writing in Italia, realizzerà durante i tre giorni del festivalfilosofia di Modena per una parete di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina.

Il titolo dell’opera è Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera realizzata per iniziativa curata da Fondazione de Mitri, Cristina Stefani e Cristiana Zanasi dei Musei Civici di Modena, in collaborazione con Associazione Circuito Cinema, sponsor tecnico Manitou. Tutti potranno, durante i giorni di festivalfilosofia, assistere in diretta alla realizzazione dell’opera da parte di Eron e osservarne gli sviluppi: venerdì 15 settembre dalle 15 alle 23; sabato 16 dalle 10 alle 23; domenica 17 dalle 10 alle 23. L’opera, che sarà conclusa il 20 settembre, resterà visibile permanentemente

Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’intervento nasce sulla “ferita” più evidente, una parete dimezzata, dove emerge un “semi tempio della pace”, così lo definisce l’artista, costituito da un codice di segni contemporanei in cui spicca la metà di una grande colomba, simbolo di una pace non ancora raggiunta.

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Sarà un’Artissima con swing

Torino. 206 gallerie provenienti da 31 Paesi (il 62% quelle straniere) porteranno 2mila opere di 700 artisti nei 20mila metri quadrati dell’Oval Lingotto dal 3 al 5 novembre. Questi i primi numeri della 24ma edizione di Artissima (inaugurazione su invito giovedì 2 novembre), la prima diretta da Ilaria Bonacossa, ex direttrice del Museo Villa Croce di Genova (2012-17), curatrice e critica d’arte torinese d’adozione che proprio in questa città ha avuto il suo debutto professionale lavorando con Francesco Bonami nel dipartimento curatoriale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per sette anni.Sette sono anche le sezioni della fiera; quattro si devono al lavoro del comitato di selezione (composto da Isabella Bortolozzi, Paola Capata, Guido Costa, Martin McGeown, Gregor Podnar e Jocelyn Wolff) e sono le canoniche Main Section (con 95 gallerie di cui 46 estere), New Entries (13 gallerie di cui 5 italiane), Dialogue (33 gallerie di cui 26 straniere) ed Edition & Publishing (con dieci gallerie e librerie). Tre, invece, le sezioni curate: Present Future, con 20 artisti emergenti presentati da 23 gallerie (17 le straniere), Back to the Future, con 27 talenti «dimenticati» attivi negli anni Ottanta proposti da 29 gallerie (12 le italiane) e Disegni, la nuova sezione con cui la Bonacossa «rimpiazza» le performance scegliendo un linguaggio classico e attuale molto apprezzato dal collezionismo internazionale.Sei i premi in palio (per un totale 40mila euro), tre sono riservati a singole sezioni: Premio Illy Present Future e Premio Sardi Back to the Future e Refresh Premio Irinox (Disegni); gli altri tre, invece, estendono il proprio sguardo all’intera fiera: Ogr Award (nuovo premio della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea Crt finalizzato all’acquisizione di un’opera da aggiungere alla propria collezione destinata alle nuove Ogr), Campari Art Prize (migliore artista under 35) e Premio Fondazione Ettore Fico (miglior giovane artista).Ulteriori novità riguardano il progetto di allestimento, ispirato alla pianta della Torino Barocca fatta di vie parallele e grandi piazze (a cura di studio Vudafieri Saverino Partners di Milano), e l’inedita piattaforma digitale artissima.art, che sostituirà il catalogo cartaceo.La Bonacossa ha scelto di mantenere l’attenzione concentrata esclusivamente sugli spazi dell’Oval, evitando di aggiungere eventi collaterali a una tre giorni in cui in città sarà impossibile vedere tutto. Per arricchire la fiera ha pensato, però, a due progetti speciali, che celebrano i 50 anni dell’Arte povera rievocando la «Swinging Torino» del 1967, ovvero lo spirito in cui nacque la corrente artistica che ha fatto della città sabauda la capitale italiana del contemporaneo. Il Deposito d’Arte Italiana Presente è uno spazio con opere di artisti italiani datate dal 1994 (anno della nascita di Artissima) a oggi, prestate da musei piemontesi e gallerie presenti in fiera: è ispirato all’omonimo spazio voluto da Gian Enzo Sperone quando nel 1967 convinse galleristi e collezionisti a collocare le proprie opere in un’ex fabbrica cittadina, un’esperienza durata solo un paio d’anni ma in grado di influenzare Harald Szeemann e la successiva predilezione delle gallerie newyorkesi per gli spazi industriali.Infine uno spazio ispirato alla storica discoteca Piper di Torino (la prima in cui le donne ballavano tutte insieme senza aspettare che fosse l’uomo a invitarle), un’estemporanea sala da ballo dove tra arredamenti e sonorità rielaborati si potrà assistere a lezioni gratuite di artisti come Seb Patane.

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