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Natura, scienza e politica. Thomas Struth a Bologna

Una mostra da non perdere quella di Thomas Struth (Geldern, 1954) al MAST di Bologna, costruita interamente dal fotografo tedesco, che ha dialogato con l’istituzione culturale e scientifica bolognese, in cui le mostre, come in questa occasione, sono curate dallo svizzero Urs Stahel.
La rassegna, con lavori realizzati negli ultimi anni, presenta perlopiù opere di grande formato sul tema della scienza e della tecnologia con intermezzi rivolti alla natura. Struth, allievo dei Becher, negli Anni Settanta, ha iniziato con immagini di architettura soprattutto in bianco e nero e ha, quindi, dato vita a ritratti, quelli di famiglia in posa o quelli “trovati” della gente nei musei, per poi studiare la natura. Dalla metà degli Anni Dieci si è, dunque, rivolto con attenzione sempre maggiore alla tecnologia. Nel 2006 è stato invitato a Cape Canaveral, una sorta di rivelazione. “Volevo diventare lo strumento per mostrare a chi guarda delle situazioni che non è normalmente possibile guardare”, così ha dichiarato durante l’inaugurazione.
Interni di laboratori, hangar, officine per la costruzione e la riparazione di speciali macchinari, dei quali il primo spettatore era lui, affascinato e rapito da quanto si trovava a vedere, come una sorta di santo Graal, sempre più attratto, per sua stessa ammissione, dall’analisi del progresso umano.
Una foto di paesaggio, presente in mostra, con un mare coreano, è per Struth il riassunto del contesto: mare, aria, acqua, terra, schiuma. Una foto di toccante bellezza che fa da contrappunto alle altre, in un progetto espositivo perfettamente armonico. Del resto una delle grandi passioni dell’artista tedesco è la musica, della quale è un competente conoscitore.
Sono un cercatore di immagini, parto dalla pittura. La costruzione delle immagini è fondamentale, così cerco dei luoghi che possano aggiungere degli elementi alla narrazione. In tutto questo attribuisco un ruolo portante ai dettagli”.

Thomas Struth, Full scale Mock up 2, JSC, Houston, 2017 © Thomas Struth
Thomas Struth, Full scale Mock up 2, JSC, Houston, 2017 © Thomas Struth

PASSATO E FUTURO

Ogni cosa è frutto di studio, di scelte ponderate, in cui l’artista si mette continuamente in dubbio. Il suo è un atteggiamento critico e ancor prima autocritico, gli piace dedicarsi alla rilettura di quanto ha già fatto per trovare nuovi spazi, nuove forme di interpretazione.
Fra mille anni saranno questi i resti della nostra civiltà. Alcuni anni fa a Essen ho mostrato delle immagini dell’antica cultura cinese e non mi paiono due cose così lontane”.
O perlomeno il punto di osservazione è simile, è uno sguardo nei confronti della cultura, della storia, di quanto resta con il passare del tempo. L’approccio di Struth è lo stesso.
In tutte queste immagini, come nei suoi primi lavori sulle città, non ci sono esseri umani, eppure ne sono piene. In tutti gli scatti c’è l’intelligenza dell’uomo, in grado di andare oltre la sua dimensione storica, di guardare al futuro, di progettare e di realizzare. Struth, senza troppi problemi, ha affermato di credere molto più nella scienza che nella politica.
E il futuro? Sta già iniziando a guardare all’ambito medico. È riuscito a entrare in un grande ospedale di Berlino per lavorarci. Una delle macchine che viene utilizzata per lo studio e la ricerca si chiama “Leonardo da Vinci”: Rinascimento, passato, presente e futuro. E ancora una volta tutto ricomincia.

Angela Madesani

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