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Morto a New York Robert Ryman, maestro autodidatta

 “Annunciamo con dispiacere la scomparsa di Robert Ryman. Siamo profondamente onorati che egli sia stato fino ad oggi parte della “famiglia Pace”. Piangiamo la sua perdita, ma celebriamo l’eredità senza fine della sua arte e l’impatto della sua pratica sulla nostra visione del mondo”. Con queste parole lo staff della Pace Gallery di New York conferma le notizie circolate sulla morte dell’artista, avvenuta lo scorso venerdì a Manhattan. Non sono chiare le cause. Nato a Nashville, nel Tennessee, nel 1930, Ryman è stato tra gli alfieri della Minimal Art nel mondo, anche se preferiva definirsi un “realista”. Autodidatta, ha studiato al Politecnico nello Stato che gli ha dato i natali, per poi cercare di diventare docente e infine sassofonista. È con il sogno della musica – e dopo essersi arruolato tra i riservisti nella Guerra di Corea – che l’artista si trasferisce a New York. Sarà nella Grande Mela che deciderà invece di diventare un artista.

UN MAESTRO SENZA FORMAZIONE

È veramente affascinante la storia di questo pittore, tra i più importanti al mondo, che a un certo punto, sempre in cerca della propria strada, si fa assumere nel servizio di sicurezza del MoMA di New York (ci lavora per sette anni), incontrando nelle sale di quel museo artisti come Dan Flavin, suo collega nella medesima posizione, o Michael Venezia. Il primo quadro è del 1955, un monocromo di grandi dimensioni intitolato Untitled (Orange Painting), che fa parte di un esperimento condotto dall’artista in totale autonomia e completa solitudine. Come sottolinea il New York Times che ha dato per primo l’annuncio un artista come Robert Ryman rappresenta in pieno l’essere americano, realizzando i propri sogni pur senza aver mai frequentato un corso d’arte all’Università.

LA CARRIERA

È dal 1961, anno in cui peraltro sposa in prime nozze la storica dell’arte Lucy Lippard, che comincia a fare l’artista a tempo pieno, realizzando i primi dipinti su metallo e lavorando sui principi base della pittura, come lo spazio e la luce, incrociando la lezione dei suprematisti astratti con il realismo americano, la mistica di Malevic con l’improvvisazione jazz, l’ausilio dei materiali metropolitani con lo studio approfondito e ossessivo dei pittori mutuato in sette anni di guardiania al MoMA. Il bianco, che rappresenta la luce e che nasce dalla mescolanza additiva dei colori, diventa tinta predominante nelle sue opere. Suoi compagni di strada sono Eva Hesse, Sol LeWitt, e i coniugi Mangold, per citarne alcuni. La prima mostra avviene invece nel 1967 alla Galleria di Paul Bianchini a New York. Ryman ha 36 anni. Da lì comincia una carriera folgorante: viene incluso nel 1969 nel famoso progetto di Harald Szeemann alla Kunsthalle Bern When Attitudes Become Form e nel 1972 il Guggenheim della città che lo aveva accolto così bene gli dedica una prima mostra personale che copre un decennio circa della sua attività. Nello stesso anno viene invitato a documenta a Kassel, dove tornerà più volte e quattro anni dopo alla Biennale di Venezia. Nel corso della sua carriera ha partecipato ad oltre 100 mostre in tutto il mondo

Santa Nastro

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