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Madrid riscopre la pittura di Bartolomé Bermejo

Le grandi istituzioni pubbliche, come il Museo del Prado, presentano talvolta artisti meno noti al pubblico con progetti espositivi attraenti, di alto profilo scientifico, che si convertono in autentiche scoperte. È il caso della mostra allestita in questi giorni a Madrid e dedicata a Bartolomé de Cárdenas (1445-1501), pittore del Quattrocento spagnolo passato alla storia con il soprannome di El Bermejo, forse per via del colore brillante delle sue tavole a olio, in puro stile fiammingo.
Del Bermejo il Prado possiede in collezione una sola pala, dedicata a San Domenico di Silos e “nascosta” nell’area del museo riservata alla pittura antica, al pianterreno. Bermejo è una delle tante riscoperte artistiche di fine Ottocento, grazie anche al diffondersi sul mercato di false copie dal vero delle sue opere.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale d’arte di Catalogna ‒ che possiede la più importante collezione d’arte medievale, romanica e gotica di Spagna e che la ospiterà in primavera ‒ e attesta, come ha sottolineato il direttore del Prado Miguel Falomir, che in nome della cultura si possono gettare ponti e abbattere frontiere. Una cinquantina le opere esposte, delle quali ventisette sono del pittore andaluso e le altre di allievi, emuli e collaboratori, con importanti prestiti internazionali e da collezioni private. La mostra si apre infatti con lo straordinario San Miguel, datato 1468 e proveniente dalla National Gallery di Londra: un autentico capolavoro di illusionismo pittorico, che rende quasi tangibili i dettagli decorativi.

Bartolomé Bermejo, Cristo de la Piedad, 1470-75. Museo del Castillo de Peralada
Bartolomé Bermejo, Cristo de la Piedad, 1470-75. Museo del Castillo de Peralada

IL PIÙ AFFASCINANTE PITTORE DEL GOTICO SPAGNOLO

Nato a Cordova, Bermejo fu un pittore nomade, attivo a Valenza e nelle principali città del Regno di Aragona, come Saragozza, Daroca e Barcellona. Nonostante si dica fosse un ebreo convertito (la moglie fu condannata per giudaismo), curiosamente dipinse tutta la vita solo opere religiose: dalla personalità inquieta e turbolenta, fu infatti costretto ad associarsi ad artisti locali (spesso dalle doti inferiori alle sue) per ottenere le più importanti commissioni ecclesiastiche.
La sua pittura a olio su tavola ‒ alla maniera di van Eyck, Memling o Van der Weyden, i maestri fiamminghi di moda all’epoca ‒ stupisce per varietà e brillantezza dei cromatismi, per la tecnica straordinaria con la quale dipinse i riflessi luminosi sui metalli, l’eleganza dei drappi e le finiture leggerissime, quasi trasparenti dei tessuti, oltre che per i minuziosissimi dettagli naturalistici che decorano gli sfondi. L’opera di El Bermejo si apprezza oggi anche per lo straordinario realismo dei volti ritratti, cosi come per l’insolita interpretazione di temi e dell’iconografia religiosa, al limite dell’anticonvenzionale e dell’eterodosso.
La sua più celebre pala d’altare, la Piedad Desplá ‒ dal nome dell’arcidiacono catalano che la ispirò, da poco restaurata e in mostra a Madrid, proveniente dalla cattedrale di Barcellona ‒, vista da vicino svela un ricchissimo paesaggio espressionista, pieno di dettagli simbolici, e la presenza di richiami alla cultura umanista, filo-italiana del suo committente.

Bartolomé Bermejo, Pietá Desplá, 1490. Barcelona, Catedral de Barcelona
Bartolomé Bermejo, Pietá Desplá, 1490. Barcelona, Catedral de Barcelona

DA VALENZA AD ACQUI TERME

Tra i tanti incarichi ricevuti dal Bermejo ci fu a Valenza quello di un mercante italiano, Francesco della Chiesa, che alla sua morte, nel 1515, inviò per testamento una pala d’altare (forse un ex voto) di formato tipicamente flamenco alla basilica di Acqui Terme, la sua città natale, per decorare la cappella di famiglia. A Madrid si può infatti ora ammirare il Trittico della Vergine di Montserrat, del quale però solo il pannello centrale è opera dell’artista andaluso, mentre i due laterali sono dipinti dai fratelli Rodrigo e Francisco de Osona. Tra le curiose anomalie iconografiche, la Vergine è letteralmente seduta sulla sega, attributo del suo martirio, e sullo sfondo, al posto delle montagne, un mare solcato da velieri si riferisce, forse, a un episodio reale della vita del committente italiano.

‒ Federica Lonati

Madrid // fino al 27 gennaio 2019
Bartolomé Bermejo
MUSEO DEL PRADO
Calle Ruiz de Alarcón 23
www.museodelprado.es

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