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Lettere da un collettivo. Il Caffè Internazionale di Palermo

Cara Stefania,
mi piace ricordare insieme a te l’impresa del Caffè Internazionale e ricordare le cose che lì accadevano, gli incontri ai miei occhi imperdibili, che altrove accadevano nell’ambito di cene e in circoli esclusivi, mentre al caffè erano aperti a tutti. In tre anni si sono svolti 85 intellectualeyzed, con Philip Ursprung, Robert Storr, tra gli altri, tre edizioni della summer school, fondata da Daria Filardo e da te, a cura anche di Davide Ricco. Il primo anno con Jesal Kapadia, Diego Perrone e Anetta Mona Chisa, il secondo con Julieta Aranda, Chiara Camoni e Raimundas Malašauskas, quest’anno infine con Cesare Viel e Dora García, e una decina di studenti internazionali ogni edizione. Il Caffè, come bar in via San Basilio, è ora chiuso ma hai promesso che continuerà a organizzare alcune delle attività iniziate, come la prossima summer school del 2019, che sarà probabilmente ospitata in posti diversi, e palermotherfucker (musica di Darrell Shines e visuals tuoi con diversi ospiti ogni volta).
In realtà, come hai affermato diverse volte, il caffè è stata una opera d’arte, forse lo sarà ancora altrove, ma è anche un progetto legato a un tempo e un luogo. Sicuramente a Palermo mancherà un posto dove organizzare preview per i giovani artisti che montavano e smontavano i lavori per una notte e se ne parlava con i passanti. Mancheranno i Soul of Palermo, festival di incontro delle realtà palermitane più interessanti. Mancherà il posto dove incontrare persone di culture diverse senza dover per forza essere legati a un’associazione o a un’impostazione paternalistica. Era un luogo dove darsi appuntamento con gli amici, bere una birra, un gin tonic, guardare una mostra, ascoltare un critico, un artista, un musicista, un regista. Chiunque passasse da Palermo conosceva già il Caffè e le sue attività, e si fermava lì, perché c’era sempre qualcosa da vedere, da ascoltare, da fare.

Caffè Internazionale, Palermo. Dora García
Caffè Internazionale, Palermo. Dora García

È stato un cuore pulsante che ogni volta ha preso forme diverse, pur restando fedele alla sua missione di luogo della felicità creativa da condividere con gli altri.
Si dice che tutto abbia naturalmente un termine, e mi piace pensare che sia così, anche perché immagino che tre anni non siano pochi, se devi far quadrare i conti e far fronte alla burocrazia. Voglio concludere con la stessa allegria che mi trasmettevano i tuoi post sulla pagina Facebook del Caffè, ecco l’ultimo con il quale hai salutato, con la consueta leggerezza e sottile ironia, gli amici e i sostenitori: “Grazie a tutti gli amici che sono stati con noi in questi 3 anni, a installare, bere, suonare, ridere e piangere, ballare, ascoltare, giocare, imparare, insegnare, parlare, mangiare, guardare, godere, urlare, fumare, vomitare, festeggiare, leggere, lavorare e farsi la doccia. E traslocare ovviamente”.

ALAgroup

http://caffeinternazionale.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #45

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