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La scatola delle illusioni. Jeff Bark a Roma

Un progetto dedicato a Roma. Una città mai conosciuta pienamente dall’artista statunitense ma immaginata, rielaborata e trasformata in una serie di oltre cinquanta fotografie inedite presentate nella prima personale in Italia Jeff Bark. Paradise Garage al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Una visione completamente interiore, creata da grotteschi personaggi meticolosamente truccati, riproduzioni scultoree classiciste, stoffe barocche, oggetti presi dalla vita domestica e vegetazione di un bosco cupo e sorprendentemente vitale.
Le monumentali fotografie esposte sono state scattate nel garage dell’artista nell’Upstate New York: “Ho trasformato questo piccolo spazio in una scatola magica per raccontare la mia storia. È l’illusione la parte che preferisco di più, rendere temporaneamente possibile ogni universo: come fosse un film racchiuso in uno scatto, dove ogni immagine è traccia della mia presenza. In questo modo la mia fotografia è come scultura”, racconta Jeff Bark (Minnesota, 1963).
È l’artista stesso che ha pensato alle scenografie e alle stilizzazioni in ogni suo piccolo dettaglio, sfruttando la sua grande immaginazione ed esperienza come fotografo di moda.
Il suo modo di lavorare lo avvicina all’universo di Joseph Cornell, un autodidatta americano, pioniere di assemblaggio e cinema sperimentale, creatore delle famose scatole di legno, piene di metafore, racconti e realtà alternative e affascinanti. Come Cornell, Bark crea una specie di teatro, costruito da oggetti apparentemente insignificanti, ma che grazie agli accostamenti per lui importanti, assumono un significato magico e surreale.

La ricostruzione del garage di Jeff Bark. Photo Andrea Buccella
La ricostruzione del garage di Jeff Bark. Photo Andrea Buccella

ESOTERISMO E MITOLOGIA

Il garage di Jeff Bark, trasformato in una realtà illusionistica, costruita attraverso diversi oggetti presi dalla vita quotidiana, può essere paragonato anche al Merzbau di Kurt Schwitters, ovvero un’opera che ha preso vita come un semplice assemblage per poi trasformarsi in una site specific estesa in tutta la casa dell’artista tedesco. La scelta di alcuni banali oggetti che Bark introduce nelle sue fotografie e nelle installazioni come borse, indumenti, biscotti, carta igienica e sigarette, a volte accostati a sculture antiche, ci fa pensare alla celebre opera di Michelangelo Pistoletto, la Venere degli stracci, oppure agli esponenti di Neo-Dada che inserivano nelle loro tele vari elementi della vita quotidiana.
Il mondo di Bark è anche una realtà postmoderna con diversi riferimenti alla moda e alla pittura fiamminga. Le fotografie sono valorizzate dall’accurata scelta di luce, a volte quasi caravaggesca, che illumina alcuni dettagli lasciando nella penombra il resto dell’opera. Come sottolinea Alessio de’ Navasques, curatore della mostra, il mondo interiore di Bark si sviluppa attraverso esoterismo e mitologia, come dimostra ad esempio una tartaruga presente nel lavoro dell’artista, ovvero un animale estremamente simbolico. Il curatore interpreta l’arte di Bark come un mistico viaggio immaginario: la tensione verso la bellezza classica, il mito del Grand Tour hanno innescato un processo di catarsi attraverso un viaggio in Italia che non è mai successo. Ci saranno altri viaggi del fotografo statunitense nelle città italiane? “Non credo”, conclude de’ Navasques.

Anita Kwestorowska

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