Sei qui

La perplessità del demiurgo. Pierluigi Pusole a Torino

L’immagine per Pierluigi Pusole (Torino, 1963) è antinaturale. Si produce dalla memoria, schivando la ricerca del dato sensibile, accontentandosi di una forma semplificata, di uno schema facilmente memorizzabile, conforme a una visione collettiva, a un codice.
La realizzazione e la decifrazione delle immagini occupano una posizione complementare all’interno di un sistema definito; così i dati di un’immagine si trovano codificati e decodificati nel corso di un solo identico processo diretto da un’informazione comune. Termini da esperimento di ingegneria genetica, che sfidano la fisica quotidiana degli oggetti rappresentabili.
Come un demiurgo ribelle alle sue stesse leggi – un oltranzista dello splendore –, Pusole non trova la sua radice né nella risolvibilità né nella frequenza – perché, al contrario, la figurazione “su tela” non è più sembianza ordinaria: è divenuta Pittura. IO SONO DIO, si ripete l’artista da millenni non vissuti. In un periodo di forte cambiamento politico e sociale, ancora si erge una voce ricostituente della prorompente bellezza, dell’estetica acculturata, dei riferimenti pertinenti e della tecnica visibilmente pronta ad accogliere e attenuare le esitazioni del suo tempo. E Pusole non può che assecondare una forma necessariamente attuale: quella di un Dio perplesso.

Federica Maria Giallombardo

Articoli Correlati

Lascia un commento