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La Collezione Olnick Spanu. Arte Povera a Cagliari

Da collezione privata, da condividere con amici e appassionati d’arte, a Museo Comunale Americano. Lo ha annunciato Giorgio Spanu, insieme alla consorte Nancy Olnick, nel corso della conferenza stampa al Palazzo di Città di Cagliari in occasione della prima trasferta italiana della Collezione Olnick Spanu. Un risultato a dir poco sorprendente dopo soli due anni dall’apertura del Magazzino Italian Art Foundation a Cold Spring. Quasi duemila metri quadrati, ricavati dalla riqualificazione di un ex magazzino di computer a opera dell’architetto spagnolo Miguel Quismondo, ospitano, tra le altre, quattrocento opere d’Arte Povera, una raccolta di oltre cinquecento pezzi in vetro soffiato di Murano del XX e XXI secolo e una biblioteca con cinquemila pubblicazioni d’arte italiana. Il tutto sotto la direzione di Vittorio Calabrese e del suo team.

ARTE POVERA

Fortemente voluta dalla direttrice dei Musei Civici Paola Mura, la mostra cagliaritana traccia un percorso che si sviluppa attraverso quindici opere per raccontare l’istituzione statunitense e affiancarsi temporaneamente alla collezione permanente Ugo Ugo che si avvale anche di un nucleo d’Arte Povera. In esposizione quindici opere di dodici artisti del gruppo capitanato da Germano Celant dagli Anni Sessanta. A iniziare dall’arazzo di Alighiero Boetti, Oggi nono giorno dodicesimo mese dell’anno 1000 nove 100 ottantotto, che, attraverso una riflessione sul tempo, sintetizza il rapporto concettuale tra ordine e caos. Di Pier Paolo Calzolari è la grande lastra di piombo sottoposta all’azione corrosiva di sali e acidi per una esplorazione della materia che muove da principi alchemici. Stesso processo sul quale si concentra Gilberto Zorio per la cera su tavola. Ancora piombo, ma questa volta nell’opera di Jannis Kounellis, per la monumentale lastra che si giustappone alla materia pittorica, mentre Giuseppe Penone, con la sua Palpebra, parte dall’impronta della sua pelle per restituirla, ipertrofica, con l’ausilio di matita e grafite su feltro. Metafora dell’identità nomade ma anche simbolo primordiale del pianeta Terra, è l’Igloo di stoffa, argilla e lamiera di Mario Merz, identità che si ritrova anche nella grande tecnica mista astratta e stratificata dell’artista recentemente scomparsa Marisa Merz, riferita, in questo frangente, alla condizione femminile. Per concludere con Sfera di giornali di Michelangelo Pistoletto, il rilievo su rame di Luciano Fabbro della serie Gioielli e Itaca di Giulio Paolini, nove tele che evocano il concetto di assenza.

Arte Povera. Installation view at Musei Civici, Cagliari 2019. Photo Giorgio Marturana
Arte Povera. Installation view at Musei Civici, Cagliari 2019. Photo Giorgio Marturana

LE FOTOGRAFIE DI MARCO ANELLI

Commissionato da Nancy Olnick e da Giorgio Spanu, Building Magazzino è un progetto del fotografo Marco Anelli che documenta la riqualificazione di Magazzino Italian Art nel passaggio da edificio industriale a spazio espositivo attraverso più di 20mila scatti. Ma non è stato solo il cantiere a interessare il fotografo, che ha puntato l’obiettivo anche sui fieri operai in posa. Sono, infatti, ventisette le immagini selezionate per affiancare la mostra d’Arte Povera, di cui quindici sulle diverse fasi costruttive e dodici dedicate ai lavoratori che hanno partecipato al progetto. Ed ecco che tra scorci in costruzione, talvolta innevati, e stralci di opere appena installate viste dall’esterno, l’artista cattura l’umanità e le emozioni di chi ha reso possibile questo grande progetto work in progress. Attraverso un costante dialogo che coinvolge architettura, paesaggio e aspetto umano.

Roberta Vanali

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