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Il tempo di ABO. In libreria

S’intitola Il tempo pieno la nuova, approfondita indagine sui linguaggi artistici della contemporaneità, orchestrata con profondità di sguardo da Achille Bonito Oliva. Un poderoso volume, ricco di saggi e immagini, che si apre con un’acuta e raffinata introduzione di Paolo Virno, uno dei più brillanti studiosi del linguaggio del nostro tempo. L’autore del prezioso saggio Esercizi di esodo. Linguaggio e azione politica ci accompagna nelle pieghe del tempo storico, mettendone in evidenza vuoti e pieni e indicando a noi lettori come occorra coltivare insieme la vocazione dell’archivista e quella del profeta per sfuggire alla trappola di un tempo che si esaurisce e appiattisce sul presente. Si apre così la possibilità enciclopedica di accogliere un tempo pieno di analisi e temi mai esauriti dal compulsivo presente. “Il presente in corso, oltre a essere percepito, è anche ricordato mano a mano che si dispiega. La memoria si applica fin da subito agli eventi, ai turbamenti, agli sbadigli che stanno accadendo proprio ora”.
Ma qual è il ritmo di questo tempo? Risponde Federico Capitoni, aprendo la sezione dedicata alla musica, in cui “il ritmo si applica alla periodicità di tutti gli eventi spazio-temporali, quali il moto ondoso o il respiro, ma pure il percorso seriale degli archi a sesto acuto e delle volte a crociera nelle cattedrali. C’è sempre almeno un elemento che si muove”. L’autore di Guida ai musicisti che rompono. Da Beethoven a Lady Gaga tratteggia, attraverso una serie di riferimenti che spaziano da John Cage a Mark Rothko, l’idea che le loro opere siano fatte di un pieno che si avvicina alla totalità del suono/colore e non da singole note. Sono frutto di una pulsazione, di una forza interna di contrazione ed espansione. Tutto da leggere ripetutamente il frammento di John Cage dal titolo Satie contro Beethoven, dove il musicista afferma che “non vi può essere un modo giusto di far musica che non si strutturi sulle radici stesse del suono e del silenzio: le lunghezze di tempo. In India la struttura si chiama Tala. Da noi, purtroppo, si chiama ‘un’idea nuova’”.

I PROTAGONISTI

Guarda a Las Vegas e alle straordinarie ricerche di Robert Venturi e Denise Scott Brown l’ampia sezione d’indagine del linguaggio architettonico. Aperta da un saggio di Stefano Chiodi e completata da Rem Koolhaas con un testo dedicato al grattacielo. Nella sezione arti visive, Michele Dantini traccia un’interessante prospettiva storica che da un’incisione di Dürer arriva alla Tonsure di Duchamp, tenendo come traccia il tempo estatico e il tema del rifiuto come necessità fondante di una realtà sociale differente, dove la produzione artistica non ha luogo in una determinata catena di ruoli, ma in una rete molto aperta e fragile.
Enrico Ghezzi e Lorenzo Esposito declinano la sezione sul cinema, Marco Senaldi sui nuovi media, Annalisa Sacchi sul teatro, Roberta Valtorta sulla fotografia e Andrea Cortellessa sulla letteratura.
Chiude il volume un saggio di Achille Bonito Oliva dal titolo Pieno (focalizzazione del tempo critico) dove definisce la critica d’arte come “la scelta iniziale dell’oggetto d’amore nasce da una spinta in cui concorrono molteplici motivazioni, sentimentali, affettive e culturali. Il critico ha bisogno di fissarsi un bersaglio, un orizzonte entro cui muovere i suoi accurati attacchi, egli che, avendo uno scopo nel suo assedio amoroso e cinico, è un don Giovanni della conoscenza”.

Marco Petroni

Achille Bonito Oliva (a cura di) – Enciclopedia delle arti contemporanee. I portatori del tempo. Vol. 4: Il tempo pieno
Electa, Milano 2018
ISBN 9788891812001
Pagg. 340, € 59
www.electa.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #47

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