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Il kitsch sublime. A Lugano

Al centro lo stupefacente Trittico della natura di Giovanni Segantini: La Vita, La Natura, La morte, provenienti dal Museo Segantini di St. Moritz, a cui il pittore ha lavorato tra il 1896 e il 1899, lasciandolo incompiuto a causa della sua prematura scomparsa. Si tratta di tele gigantesche, realizzate all’aperto. L’intensità della luce raggiunta attraverso la tecnica divisionista qui non è soltanto un aspetto formale, ma un mezzo che permise al pittore di caricare la realtà osservata di un senso mistico fatto di attrazione e smarrimento, in linea con il concetto romantico di sublime. Collocata proprio di fronte al Trittico sta l’installazione video di This BrunnerDie Magische Bergwelt (2012). Dieci schermi e una grande proiezione di dimensioni identiche a La Natura che le sta di fronte. Sulle superfici lucide scorrono sequenze di tre film dove il regista svizzero Daniel Schmid ha espresso il suo amore per la montagna, con risultati che comprendono kitsch e folclore, ma anche dramma e storia: una visione del paesaggio alpino svizzero, idealizzato tra magia e realtà e, secondo le curatrici, in qualche modo anche questo sublime. Dialogano con loro un’altra sessantina di opere in un percorso che presenta l’evoluzione della pittura di paesaggio in Svizzera e all’estero dal XVIII al XXI secolo. Ci sono Turner, Constable e Calame; Hodler e Boccioni; Franzoni, Rossi e Foglia; Burkhard e Brunner.

Joseph Mallord William Turner, Veduta della gola di Faido, 1842 ca., olio su tela, MASI Lugano, Collezione Cantone Ticino
Joseph Mallord William Turner, Veduta della gola di Faido, 1842 ca., olio su tela, MASI Lugano, Collezione Cantone Ticino

UN LUOGO SIMBOLICO

Il LAC di Lugano non è un museo qualunque. Sempre elegante, sempre discretamente affollato, ha un significato simbolico e identitario per se stesso: è aperto verso l’esterno ma molto radicato sul terreno dove è stato costruito. La Svizzera, e il Canton Ticino in particolare, stanno vivendo momenti di incertezza socio-economica che solo pochi decenni fa non sarebbero stati concepibili. Non è difficile cogliere anche in questi territori “nuove” stolte rivendicazioni identitarie: in Italia contro gli immigrati, in Svizzera (di nuovo) contro i frontalieri: perché c’è sempre qualcuno più a Sud e più povero con cui prendersela.

Lutz & Guggisberg, Oh Ubi, 2005, tecnica mista su tela, MASI Lugano, Collezione Cantone Ticino © 2019 Prolitteris, Zürich
Lutz & Guggisberg, Oh Ubi, 2005, tecnica mista su tela, MASI Lugano, Collezione Cantone Ticino © 2019 Prolitteris, Zürich

CONTEMPORANEITÀ E IRONIA

Bene hanno fatto dunque le curatrici Cristina Sonderegger e Francesca Benini a mostrare il cambio di passo operato dagli artisti svizzeri contemporanei: nei loro lavori la rappresentazione del “sentimento per la montagna” diventa ambivalente. La sua costante inclusione nella cultura popolare, il suo utilizzo per la promozione turistica hanno contribuito a creare uno stereotipo ripreso in chiave ironica. Come accade con i surreali assemblaggi di Lutz & Guggisberg, che includono paesaggi svizzeri apparentemente sconclusionati. O nell’opera Hotel vue des Alpes dove Monica Studer e Christophe van der Berg presentano una montagna ricostruita digitalmente includendovi tutti i cliché legati all’escursionismo alpino: compreso il soggiorno presso un hotel prenotabile online. O ancora le palle di neve realizzate in bronzo dipinto di bianco da Not Vital, che le ha sparse sul pavimento proprio di fronte alla finestra dove il Museo della Svizzera italiana si getta nello specchio d’acqua che fronteggia Lugano.

Aldo Premoli

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