Sei qui

Il Cristo portacroce di Giorgio Vasari. Il capolavoro ritrovato esposto alla Galleria Corsini

“Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici d’oro”. E’ lo stesso Giorgio Vasari, pittore, architetto, celebre per aver dato inizio alla moderna storiografia artistica con le Vite, a segnalare nelle sue Ricordanze la realizzazione di un Cristo portacroce per il banchiere Bindo Altoviti, un fiorentino esiliato a Roma da Cosimo I in quanto fiero sostenitore della fazione antimedicea, prototipo dell’uomo di corte rinascimentale, dedito alle arti non meno che agli affari.

Il dipinto, passato nel Seicento nelle collezioni Savoia, era da tempo considerato perduto, finché non è stato identificato dallo studioso Carlo Falciani con una tavola recentemente comparsa ad un’asta ad Hartford (USA) ed ora, per la prima volta, proposta al pubblico dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica nella sede di Galleria Corsini a Roma.

La tavola con il Cristo portacroce testimonia un momento assai importante dell’attività romana dell’artista fiorentino, nell’Urbe dal 1545, al servizio di papa Giulio III e della sua cerchia. E’ infatti l’ultimo dipinto da lui eseguito per Bindo Altoviti pochi mesi prima di lasciare Roma ed entrare al servizio dei Medici a Firenze dove fu al centro dei principali avvenimenti artistici della città e concluderà la sua lunga, complessa carriera artistica con prestigiose commissioni tra le quali la prima costruzione del Complesso degli Uffizi nel 1560. Il soggetto del Cristo portacroce fu replicato più volte in pochi mesi da Giorgio Vasari. L’opera appare in dialettica con i modelli romani sui quali l’artista aretino aveva scritto nell’edizione delle Vite, pubblicata nel 1550, solo tre anni prima della realizzazione di questo dipinto, che può essere quindi considerato un’esecuzione aderente al gusto professato dal teorico che esaltava la potenza espressiva di Michelangelo, conosciuto nell’Urbe, considerato “divino” e l’unico tra gli artisti viventi di cui il biografo scrive:

“Ma quello che fra i morti e i vivi porta la palma a e trascende e ricuopre tutti è il divino Michel Agnolo Buonarroti il qual non solo tiene il principato di una di queste arti, ma di tutte e tre insieme. Costui supera e vince non solamente tutti costoro, che hanno quasi che vinto la natura, ma quelli stessi famosissimi antichi, che sì lodatamente fuor d’ogni dubbio la superarono”.

Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce

Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica – Galleria Corsini, fino al 30 giugno 2019

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento