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Dopo il restauro, risplende al Prado di Madrid un’opera di Pieter Brueghel il vecchio

Non si conoscono a fondo le vicende storiche della celebre tavola ad olio dal contenuto moralizzante dipinta da Brueghel il Vecchio intorno al 1562-1563: si tratta senza dubbio di un quadro meraviglioso, uno dei pezzi fondamentali della storia della pittura dell’Occidente, giunto nelle Collezioni Reali di Madrid durante il XVIII secolo, procedente forse da Napoli, dall’ambiente aristocratico intorno alla corona borbonica. Su Brueghel il Vecchio – padre di Peter e di Ian, entrambi ottimi pittori, che copiarono e diffusero sul mercato le opere del padre –  sono poche le notizie biografiche: visse tra il 1525-30 e il 1569, e realizzò solo in tarda età una quarantina di dipinti, di cui due sono custoditi ora nella pinacoteca di Madrid, entrambi nella sala 55 A dell’edificio del Villanueva. Basta osservare il quadro”, commenta Alejandro Vergara, conservatore capo della pittura fiamminga del Prado, “per accorgersi che non si tratta di un artista meno importante di Bosch, Michelangelo o Leonardo. In quest’opera Brueghel combina con maestria la tradizione cristiana medievale, l’iconografia presente nei capitelli e nei portali delle chiese romaniche, con una straordinaria inventiva, il tutto condito da un sottile senso della satira, proprio della retorica dell’epoca”.

GLI SCHELETRI DI BRUEGHEL

Come Bosch nel Giardino delle delizie, Brueghel nel Trionfo della morte dipinge con dettagli minuziosi una folla di fantasiosi personaggi: la maggior parte sono scheletri, che si comportano come gli uomini e che, con tono scanzonato, trionfano sulla mondanità della vita e i suoi rituali (dalla guerra al gioco dell’azzardo, dal piacere della tavola agli eccessi del potere). Nella concitazione della scena centrale, tra il fuggi fuggi generale degli umani davanti alla Morte, c’è uno scheletro che medita osservando un passero a terra, due scheletri che manovrano un carro carico di teschi e, sul fondo, due altri che, con cura, seppelliscono una bara. Lo spirito dissacratorio e moralizzante del Trionfo della morte influenzerà poi l’arte di Velázquez, El Greco e soprattutto di Goya, alla ricerca di di un’umanità autentica.

UN MINUZIOSO RESTAURO DI SUPPORTO E PITTURA

Ogni anno i prestigiosi laboratori del Museo del Prado portano a termine una serie di importanti restauri non solo ma anche grazie al contributo di istituzioni private come la Fondazione Iberdrola, impresa leader in Spagna nel settore energetico. “Il dipinto era deteriorato, aveva bisogno di una ripulitura e di una messa in sicurezza, ma per fortuna non aveva subito danni irreparabili”, spiega Maria Antonia López de Asiain che, insieme a José de la Fuente (specialista in cornici e supporti di legno) ha realizzato il delicato intervento di restauro. Il recupero della tavola di Brueghel è durato un anno e mezzo ed è stato realizzato in due momenti: dapprima la fondamentale messa in sicurezza dei quattro pannelli di quercia che, negli anni, erano stati assottigliati e rinforzati con un sistema di ganci che impedivano loro il movimento naturale del legno; sono stati riassemblati con un moderno sistema di molle in acciaio e di viti in nylon, che ne permettono ora un’assoluta flessibilità. In seguito, è stata ripulita della cappa pittorica, con mezzi chimici e fisici (l’aiuto fondamentale del bisturi) per eliminare gli strati di vernice sovrapposti durante i precedenti restauri e il recupero della tonalità originali, i nitidi toni azzurri e rossi, la policromia luminosa contro l’omogeneo color ocre, ossidato e quasi monocromo del passato.

TRACCE DELL’UMANITÀ DI BRUEGHEL SULLA TAVOLA

Il risultato del restauro è davvero emozionante: visto da vicino Il trionfo della morte di Pieter Brueghel il vecchio ha recuperato la nitidezza, la delicatezza del tratto e i colori del primigenio splendore, sotto le mani esperte dei professionisti del Prado. “Abbiamo potuto recuperare molti dettagli perduti anche attraverso l’analisi di due copie del quadro fatte dai figli del pittore, che usarono gli stessi cartoni del padre”, conclude Maria Antonia,  “Brueghel era preciso nei dettagli, e per ottenere le trasparenze usava sue stesse dita, lasciando segni evidenti delle mani sulla tavola”. Incuriosisce il fatto che l’altra opera di Brueghel il Vecchio presente nella stessa sala del museo di Madrid – Il vino alla festa di San Martino, datato 1566-67, riscoperto e acquisito dal Museo spagnolo nel 2011 e anch’esso da poco restaurato – risulti a prima vista diversissima, probabilmente per ragioni dovute al tipo di fattura: si tratta infatti di una tempera di colla su lino, che con il tempo ha perso in maniera irreparabile tutti i dettagli di luminosità e nitidezza.

 

-Federica Lonati

 

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