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Curare la Street Art. Intervista a Marco Miccoli

Marco Miccoli (Ravenna, 1975) è un curatore che da anni lavora con artisti nazionali e internazionali. La sua passione per la Street Art inizia dal mondo dello skate, che frequenta fin da quando era un ragazzino. Nel 2013 crea il progetto Bonobolabo, uno skateshop che unisce lo skateboarding e il mondo dell’arte. Nel 2014, con la sua associazione culturale Indastria, organizza il Festival di Street Art di Ravenna Subsidenze, che l’anno dopo lo vede protagonista su Sky Arte con Jim Avignon. Dal 2016 è componente del team nazionale di esperti di Street Art di Inward, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana.
Collabora inoltre con svariati artisti e illustratori di fama internazionale e cura ogni anno la mostra Dante Plus, in occasione del settembre dantesco ravennate. Dal 2017 collabora con Magazzeno Art Gallery insieme ad Alessandra Carini. Dal 2018 è anche direttore artistico del festival di Street Art di Forlì Murali.

Ci puoi raccontare come è nato Bonobolabo e di cosa si occupa? Perché questo nome?
Bonobolabo nasce nel 2013 all’interno di un vecchio capannone di un fabbro, location ideale per realizzare uno skateshop con spazio espositivo e rampa da skate indoor. Il core del progetto era unire il mondo dello skate al mondo dell’arte realizzando collaborazioni con artisti del mondo dell’illustrazione, del fumetto, della Street Art creando tavole da skate, t-shirt e serigrafie. Dal 2017 il progetto si è evoluto e Bonobolabo si è trasferito all’interno di Magazzeno Art Gallery a Ravenna, dove tutt’oggi ha sede insieme alla galleria gestita da Alessandra Carini. Il nome deriva dal Bonobo, un primate della famiglia degli ominidi, l’animale con gli atteggiamenti più simili all’uomo, senso della famiglia, amore e gruppo. Nel mondo dello skate la scimmia è un animale molto utilizzato a livello grafico. Ci riporta alle origini.

Quando è nata la tua passione per la Street Art?
La mia passione per la Street Art nasce da giovanissimo, avendo sempre vissuto la strada e frequentando il mondo dello skate. Vedevo i miei coetanei che si approcciavano a tag, writing e alcuni disegni figurativi come per esempio Stuko. Dal 2007 ho iniziato a interessarmi alla Street Art in modo più diretto, cercando murales in giro per capannoni abbandonati o semplicemente su internet. La svolta per me è stata nel 2012 quando sono andato al Fame Festival di Grottaglie, dove ho visto e conosciuto alcuni degli artisti più interessanti del panorama internazionale di quel periodo come Ericailcane, Escif, 108, e altri. Da lì è nata l’idea, nel 2014, di formare un’associazione culturale e di realizzare il festival di Street Art Subsidenze, che a oggi vanta venticinque grandi pareti realizzate da artisti internazionali in poco più di cinque edizioni. Parallelamente nel 2016 ha portato Kobra a Ravenna per realizzare il volto del sommo poeta Dante Alighieri in pieno centro storico.

Marco Miccoli, 2017. Photo Alessandra Carini
Marco Miccoli, 2017. Photo Alessandra Carini

Che significato ha per te la Street Art oggi?
La natura della Street Art oggi si sta trasformando, in principio poteva essere un’espressione artistica di ribellione o di denuncia sociale, adesso una parte continua su questa strada, altri artisti invece li vedo solo come bravissimi decoratori, altri ancora come espressione della loro arte pittorica su pareti legali concesse dai Comuni.

Cosa ti colpisce di un artista emergente?
In un artista emergente ricerco un gusto estetico originale, una coerenza tra i suoi lavori, un messaggio da lasciare al pubblico che lo osserva.

Cosa pensi possa esser fatto in più o in modo diverso in Italia per comunicare e far conoscere la Street Art e gli artisti, i professionisti che ci lavorano?
Entrare nelle scuole con persone competenti che vivono questo “mezzo di comunicazione” e spiegare la differenza fra tag, writing, murales ecc. Far provare i ragazzi a dipingere con bombolette e pennelli per farli innamorare di questa arte e staccarli dal “virtuale” che oggi ci ha invasi, un ritorno al materico, insomma. Servirebbero anche le pareti “libere”, dove gli artisti, senza problemi di essere additati o denunciati, possano esprimere la propria arte.

Se parliamo invece dall’estero, c’è un Paese secondo te da prendere come “esempio”?
L’anno scorso a settembre ero a Lisbona e ho partecipato al Festival Iminente, organizzato da Vhils e il suo team, che racchiude in sé musica, Street Art, skate e mostre. Il tutto realizzato all’interno di un edificio in stato di semi abbandono, molto ben organizzato. Mi piacerebbe che in Italia si potesse essere più liberi di organizzare cose del genere, senza inciampare nella solita burocrazia ostacolante e restrittiva.

La Street Art è l’espressione artistica del futuro? Dove vedi le maggiori differenze con la mentalità che muoveva i writer o gli street artist di anni fa?
La Street Art è l’arte del presente e sicuramente continuerà a esserlo per molto tempo ancora. La sua grande diffusione negli ultimi anni e il fatto che sia stata sdoganata dalle amministrazioni hanno contribuito al suo cambiamento e al suo successo mondiale. A differenza del passato si è forse perso il sapore dell’illegalità e della ribellione, ma le cose cambiano, si evolvono e prendono diverse strade. Oggi la Street Art è il più grande veicolo artistico che avvicina milioni di persone all’arte ogni giorno, è un mezzo di comunicazione molto potente e sicuramente una forma artistica spettacolare.

Jim Avignon, City of Memories, Ravenna, 2015. Photo Marco Miccoli
Jim Avignon, City of Memories, Ravenna, 2015. Photo Marco Miccoli

Chekos’art ha dichiarato: “La Street Art è espressione estemporanea senza la pretesa di durare nel tempo“. Che ne pensi?
Penso che la Street Art sia un’arte che non debba durare nel tempo, penso che il metodo migliore sia documentarla in modo adeguato con la fotografia, mantenendo il rispetto dell’opera e del luogo dove è stata realizzata. La Street Art nasce per essere fruibile da tutti e staccarla dai muri per portarla dentro un museo, dove spesso si paga un biglietto di ingresso, oppure si vendono gadget delle opere stesse, diventerebbe l’opposto dell’idea di arte per tutti. La Street Art può entrare nelle gallerie e nei musei sotto forma di tele, sculture o altro materiale prodotto dagli stessi artisti appositamente per questi luoghi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
I miei prossimi progetti sono di continuare a dirigere il festival di Street Art di Ravenna e di Forlì. Insieme ad Alessandra Carini di Magazzeno Art Gallery partecipare a fiere in Italia e all’estero per promuovere i nostri artisti. Ho un progetto che sto portando avanti da circa un anno: realizzare collaborazioni con artisti per creare tavole da skate made in Italy con grafica AR (augmented reality) tramite l’app ARIA: le tavole da skate si animano grazie al team di di Alkanoids e quest’anno ho già prodotto le tavole da skate di Millo, NemO’s, Van Orton Design, Marcantonio, Camilla Falsini, Mauro Gatti e prossimamente di artisti del calibro di No Curves, Marco Mazzoni, Laurina Paperina, Emiliano Ponzi, Ale Giorgini e molti altri.

Alessia Tommasini

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