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Cop25. A Madrid anche l’arte si mobilita contro il climate change

In Spagna l’arte si mobilita per salvare il pianeta e da sempre gli artisti sono particolarmente sensibili alle tematiche medio-ambientali.Il Museo del Prado e il Museo Thyssen partecipano attivamente alla Cop25, la 25esima Conferenza della Nazioni Unite sul cambio climatico, che la capitale spagnola ospita fino al 13 dicembre al posto di Santiago del Chile, coinvolta nei recenti disordini sociali. L’arte, antica o contemporanea che sia, sfoggia il suo alto valore simbolico e con un linguaggio universale si fa portatrice di messaggi dal forte impatto emotivo, politico e sociale. 

LA BANDIERA DI FUMO DI JOHN GERRARD 

Fino al 13 dicembre nel cortile del Museo Thyssen “sventola” giorno e notte un’inquietante bandiera di fumo. TBA21 – fondazione creata e presieduta da Francesca Thyssen-Bornemisza, da sempre impegnata in progetti artistici su temi ambientali – presenta Western Flag (Spindeltop. Texas), opera creata dall’artista irlandese John Gerrard(1974) per la Giornata della Terra del 2017. Si tratta di una simulazione digitale con una bandiera composta da un’emissione ininterrotta di fili di fumo nero. Spindeltop è il luogo in cui, nel 1901, si scavò il primo giacimento petrolifero negli States. Simbolizza il mondo occidentale, con il suo vorace consumo di energia e la sua lenta aggressione ambientale alla biosfera. “Western Flag”, spiega Gerrard, “è un oggetto di ossido di carbonio per un mondo in fiamme, un monumento per un secolo di consumi. In sintonia con Cop25, mostra in un’immagine il rischio potenziale che rappresenta il CO2, è una maniera di rappresentarlo politicamente”.

1,5 GRADI IN PIÙ CAMBIANO TUTTO. ANCHE LA PITTURA

Anche il Museo del Prado si unisce al grido d’allarme per il deterioro ambientale della terra e i rischi del cambio climatico. E lo fa prestando letteralmente le immagini di quattro capolavori della sua collezione a una compagna di sensibilizzazione, realizzata dall’agenzia pubblicitaria China in collaborazione con WWF Spagna e con la supervisione della direzione del museo. Come sarebbe infatti il nostro pianeta se la temperatura atmosferica aumentasse oltre i 1,5 gradi centigradi? Cambierebbe tutto. Il re Filippo IV a cavallo, dipinto da Velázquez, annasperebbe nell’acqua: il livello del mare si alzerebbe di un metro e sparirebbero stati e popolazioni intere. Le dolci fanciulle dipinte da Goya all’ombra di un parasole si convertirebbe in rifugiati climatici come tante altre milioni di persone; i ragazzini che nuotano nudi sulla spiaggia, ritratti da Sorolla, si ritroverebbero circondati da migliaia di specie marine morte a causa dell’aumento dell’acidità dell’acqua del mare. E infine, le verdi e rigogliose pianure bagnate dallo Stige nel luminoso quadro di Patinir con la siccità si convertirebbero in aride distese deserte, minacciando l’esistenza dei fiumi e dei campi coltivati. Ritoccare i capolavori di Goya, Sorolla, Velázquez e Patinir può servire per spronare la gente ad agire, a fare qualcosa immediatamente perché tutto resti meravigliosamente immutato. #locambiatodo. 

IMMERGERSI NELLO SMOG AD ARTE

Nel cortile centrale dei padiglioni di Ifema – la Fiera di Madrid che ospita il vertice Cop25 – è stata collocata infine l’installazione Pollution Pods, dell’artista britannico Michael Pinsky(1967). Si tratta di un’esperienza sensoriale creata ad arte per sperimentare la densità degli effetti perniciosi che provoca l’inquinamento. Attraverso una simulazione artificiale, a base di aromi e di profumi non nocivi che imitano le particole di ossido di nitrogeno, azoto e monossido di carbonio, l’artista ha ricreato le sensazioni sgradevoli che provocano nel corpo umano i livelli di smog in città super-inquinate come New Delhi, Londra, San Paolo e Pechino. 

-Federica Lonati

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