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Come si diventa curatori? Lo spiega Gabi Scardi in questa intervista

Una delle competenze più rappresentative delle nuove opportunità connesse agli ambiti creativi è senza dubbio quella del Curatore, un professionista che segue da vicino ogni fase dell’ideazione, concretizzazione e comunicazione verso il pubblico di un evento artistico: mostre, esposizioni, installazioni, performance, avvenimenti culturali in genere. L’opera d’arte ha di fatto una funzione di catalizzatore di pensieri, idee e sentimenti e ciascun spettatore viene messo in contatto con gli altri fruitori, grazie alla sollecitazione ed al dialogo dialettico che l’opera innesca. Le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per diventare un Curatore sono sfaccettate e molteplici. La sensibilità all’arte, le capacità organizzative, razionali e logistiche tra le più indispensabili. Al Curatore infatti, è richiesto di capire le dinamiche dell’arte, e renderle comprensibili al vasto pubblico; guidare l’artista nella creazione di attenzione sulla sua produzione; gestire le risorse a disposizione, massimizzandone l’efficacia; comunicare con il pubblico e la stampa; trovare e percorrere nuove strade per la comunicazione, senza limitarsi ai percorsi più scontati; approfondire le dinamiche del sistema dell’arte, il dibattito artistico, il rapporto fra pubblico e privato. E mille altre attività, che richiedono non solo competenza e realismo, ma anche creatività e fantasia, in un “mix” entusiasmante di compiti, che rendono il lavoro del Curatore una delle più dinamiche e interessanti attività fra le nuove professioni. Abbiamo chiesto a Gabi Scardi, curatrice, di raccontarci meglio la sua professione.

Oltre ad un’attività vivacissima sia sul piano curatoriale che su quello di ricerca ed insegnamento, la tua esperienza pone concreta attenzione a come l’arte possa permeare ed anche ispirare dinamiche commerciali, imprenditoriali ed istituzionali. Qual è, secondo te, la funzione sociale dell’arte?
Il contesto in cui viviamo è estremamente complesso, caratterizzato da una diffusa sensazione di incertezza, di precarietà, da fenomeni di polarizzazione delle idee e delle posizioni e, in molti casi, da atonìa, o viceversa da un’istintività e da una velocità delle scelte che ha effetti perniciosi. L’arte, invece, costringe a soffermarsi, ad osservare; è visione alternativa, ricerca di senso, articolazione di pensiero, processo di conoscenza e di approfondimento. Con la sua capacità di fare leva sulla sensibilità può favorire un rapporto riflessivo, di prossimità e di empatia, rispetto al contesto. Per questo credo che oggi i messaggi che l’arte può trasmettere siano più che mai preziosi. Si tratta di contribuire a risvegliare la sensibilità e l’attenzione.

In che modo le opere ci aiutano?
Ogni opera è un affaccio, una finestra sul mondo. Ogni artista ci trascina nel proprio universo. E nello stesso tempo interseca questioni e sentire condivisi, convoglia qualcosa che afferisce al mondo in cui viviamo e appartiene a molti. Per questo le loro opere possono illuminare un “nuovo senso” rispetto agli avvenimenti che ci circondano. Poiché ogni artista è un mondo a sé stante, quello che l’arte ci offre è uno straordinario caleidoscopio di vissuti e di visioni.  Se riusciamo a spogliarci delle convinzioni già radicate con le quali tendiamo a convivere e ad aprirci alle idee e alle suggestioni che ci offre, davanti a noi si aprirà un panorama vastissimo: un vero e proprio antidoto rispetto alla ristrettezza della visione, alla banalizzazione frettolosa; un invito a soffermarsi a pensare e a sentire. L’arte è la prova che la realtà non è riducibile a ciò che appare al primo sguardo.
Il ruolo del curatore è di creare piattaforme grazie alle quali l’artista si possa esprimere e l’opera possa raggiungere i suoi interlocutori, le persone, il “pubblico”. Farlo in relazione con un’istituzione è quanto di più importante ci possa essere. Significa parlare ai cittadini. Credo che le istituzioni restino il fulcro del sistema dell’arte e della cultura di qualsiasi paese.

Gabi Scardi
Gabi Scardi

Il curatore, di fatto, funge da “mediatore culturale”, da ponte concettuale, fra chi l’arte la pensa e produce, e chi ne è invece spettatore e fruitore. Cosa consiglieresti a chi si avvia verso una professione così delicata?
Naturalmente la prima qualità che un curatore deve sviluppare è la sensibilità nei confronti dell’arte e della figura dell’artista. Possedere questa sensibilità e poterla esercitare è un privilegio; ma riuscire a cogliere il nucleo germinativo di un’opera è anche necessario per poterne trasmettere il senso e il messaggio; per poter quindi svolgere quel ruolo di ponte di cui stiamo parlando. Consiglio e auguro anche a ogni curatore di potersi appassionare; ma appassionare con impegno. Di riuscire a coniugare apertura, trasporto, entusiasmo, volontà consapevolezza e rigore. Ritengo inoltre che doti essenziali, da perseguire strenuamente, siano onestà e indipendenza intellettuale. I critici e i curatori “funzionali” sono fin troppo numerosi. Mettono in scena mostra, performance o installazione, ma vengono meno alla loro funzione di interpreti e messaggeri delle nuove visioni – non filtrate – che l’artista genera. Occorre, quindi, esercitare pienamente la propria sensibilità, nel dialogo con l’Artista. Per potere trasmettere ad altri il messaggio che l’Artista gli affida, occorre essere arrivati al nucleo germinativo, che rende – appunto – l’Arte differente da ogni altro modo di comunicare. Al Curatore, insomma, occorre entusiasmo ed indipendenza, ma anche rigore e serietà.

Anche se è molto azzardato tentare bilanci e prospezioni sull’andamento di un settore tanto complesso e cangiante quanto quello collegato all’Arte, che direzioni, mete o derive vedi attualmente caratterizzare il panorama artistico italiano e mondiale?
In altri tempi sono esistiti tendenze, gruppi, manifesti. Oggi, a fronte di un allargamento del mondo, la situazione è fluidissima. Temo davvero di non essere in grado di fare previsioni sulle tendenze a venire. Ma certo l’arte continuerà ad accompagnare le trasformazioni in atto, restituendole, interpretandole in tempo reale e, simultaneamente, rilanciando in avanti. Oggi si può giusto riflettere sualcuni ambiti di attenzione; tra questi temi ci sono la vivibilità, la sostenibilità, la migraticità. L’orientamento tecnologico è evidente, ma anche il suo opposto, ossia la tendenza a realizzare opere low tech o “a bassa risoluzione”. Uno degli ambiti più fecondi che riscontro è costituito da artisti che tendono ad aderire a contesti territoriali, e a trarne stimolo. Ma si tratta, come accennato, di risonanze, consonanze, non di vere e proprie tendenze. Tutto dipende dallo sguardo dell’artista in questione. E ogni sguardo è unico, individuale, eccezionale.

Visitatori al museo
Visitatori al museo

Alla luce della tua personale esperienza, quanto ritieni che sia importante – nella crescita professionale di un curatore – una formazione specifica?

La formazione non è tutto, ma è molto. Una formazione che comprenda una compiuta conoscenza storica, per esempio, è indubbiamente importante; perché per capire ciò che sta succedendo e dove stiamo andando abbiamo assolutamente bisogno di sapere cosa è stato. Quando manca il radicamento è difficile fare scelte e individuare direzioni, e c’è il rischio di farsi sommergere dai trend e dalla “monocultura”. D’altro canto, la stessa sensibilità e la capacità interpretativa si affinano nel confronto, nell’interazione, e gli anni della formazione possono essere ideali in questo senso. Esiste poi un bagaglio di informazioni e di competenze dalle quali non si può prescindere, e che in gran parte un percorso di formazione può fornire. Questo consente senz’altro di accelerare processi di inserimento altrimenti lunghi e complicati.

-Roberto Tomesani

Un’opportunità da seguire per tutti coloro che vorrebbero lavorare nel mondo dell’arte e imparare a svolgere questa complessa ma affascinante professione è senza dubbio l’edizione di maggio del Corso di Specializzazione in fascia serale in Curatela di Mostre ed Eventi Artistici proposto da IED Milano. Un percorso per comprendere nel concreto in che modo le proprie abilità possano essere finalizzate alla costruzione di una reale competenza curatoriale.

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