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Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le prossime mostre

Albert Oehlen Untitled, 2016 Pinault Collection

In apertura al pubblico domenica 8 aprile del nuovo anno due esposizioni nelle sedi veneziane del magnate francese Francois Pinault

VENEZIA –  Palazzo Grassi e Punta della Dogana presentano le prossime mostre in programma dall’8 aprile del nuovo anno. Si tratta di  una mostra personale dedicata a Albert Oelhen a Palazzo Grassi mentre a Punta della DoganaDancing with myself”, una collettiva con opere dalla Collezione Pinault in collaborazione con il Museo Folkwang di Essen, Germania.

Palazzo Grassi ospita la mostra personale di Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania) nell’ambito del programma delle monografiche di artisti contemporanei – inaugurato a Palazzo Grassi nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito con Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke – alternate a esposizioni tematiche della Collezione Pinault.

La mostra a Palazzo Grassi rientra nell’ambito del programma delle monografiche di artisti contemporanei – inaugurato nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito con Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke – alternate a esposizioni tematiche della Collezione Pinault.

L’esposizione, la più grande monografica dedicata ad Albert Oehlen, già protagonista di importanti esposizioni in tutto il mondo, è curata da Caroline Bourgeois e traccia un percorso lungo la produzione di Oelhen attraverso una selezione di circa 85 opere, dalle più note a quelle meno conosciute, realizzate dagli anni ’80 ad oggi e provenienti dalla Pinault Collection e da importanti collezioni private e musei internazionali.

A Punta della Dogana, la mostra collettiva “Dancing with myself”, nata dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, è curata da Martin Bethenod, Florian Ebner e Anna Fricke ed è stata presentata in una prima versione a Essen nel 2016.

L’esposizione indaga l’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera. La mostra riunisce circa 100 opere dalla Pinault Collection – da Claude Cahun a LaToya Ruby Frazier, da Gilbert & George a Cindy Sherman, da Alighiero Boetti a Maurizio Cattelan, in dialogo con una selezione di opere provenienti dal Museum Folkwang, ed è presentata in una versione inedita per gli spazi espositivi di Punta della Dogana con oltre 45 lavori non esposti in occasione della mostra a Essen.

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MAXXI. L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell’arte contemporanea

Francesco Bonami

Venerdì 29 settembre, presentazione del nuovo libro di Francesco Bonami 

ROMA – Venerdì 29 settembre alle ore 19.00, il MAXXI ospita la presentazione del libro di Francesco Bonami dal titolo L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell’arte contemporanea. In questo suo ultimo lavoro, il critico riprende il discorso avviato dieci anni fa nel libro Lo potevo fare anch’io, raccontando perché ora all’arte non bastano più solo idee che si rincorrono con l’obiettivo di essere una più rivoluzionaria dell’altra.

Provocazione dopo provocazione, la contemporaneità ha esaurito il suo potere di stupire e l’arte, per tornare a essere utile, deve ritrovare la capacità d’inventare e narrare storie, recuperando quell’essenziale cocktail di ingenuità e genialità che è alla base della creatività umana.

«Qualsiasi persona di qualsiasi parte del mondo comprende quel gesto. L’oggetto, quale che sia nella mano del bimbo, diventa un universo di pensieri, l’inizio di una storia, di un viaggio che il bambino farà stando fermo quasi sdraiato per terra, praticamente senza muoversi. Ecco il destino dell’arte. Farci entrare in una storia, farci iniziare un viaggio senza doversi mai spostare

Vademecum

MAXXI. L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell’arte contemporanea
venerdì 29 settembre 2017, 19:00 – 20:30
Piazza del MAXXI – ingresso libero fino ad esaurimento posti
per i possessori della card myMAXXI possibilità di prenotazione scrivendo a mymaxxi@fondazionemaxxi.it, entro il giorno prima dell’evento (10 posti disponibili)

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Gagosian,“Iron Levels”, in mostra le nuove opere di Davide Balula

Davide Balula, Irons Levels, 2017 © Davide Balula.

L’artista di origini portoghesi ha creato per la galleria di Roma un percorso esperienzale direttamente collegato all’architettura dello spazio

ROMA – Dal 21 settembre al 18 novembre 2017, la Galleria Gagosian di Roma ospita la mostra dell’artista di origini portoghesi Davide Balula (Vila Dum Santo,1978). Il lavoro di Balula, surreale, spiritoso e impegnato, esamina l’interrelazione tra filosofia, fenomenologia e fisica. 

Spiega l’artista: “Sono affascinato dalla strumentazione e dalla tecnologia in generale…Credo nell’idea di un corpo “prolungato”. Sappiamo così poco, percepiamo così tanto”.

Alla Gagosian il visitatore verrà accolto da un metal detector che assumerà la funzione di portale che separa lo spazio idealizzato della galleria dal mondo esterno.

Nella prima sala il visitatore viene invitato a prendere in mano una sfera di acciaio, conservata all’interno di un contenitore scolpito da artigiani in pietra calcarea, che rievoca la morbidezza e le curve della pelle e la resa anatomica dei Maestri scultori italiani. La sfera e il suo supporto esplorano l’equilibrio gravitazionale tra il corpo e la Terra, invitando a riflettere sul peso, la massa e la densità.

A seguire un video dal titolo Air Between Fingers (2014), girato con un iphone, che ritrae il pollice e il dito medio dell’artista che si sfiorano lasciando un millimetro di spazio tra i polpastrelli, toccandosi occasionalmente come se la mente perdesse il controllo su uno spazio così ridotto, in un’affascinante rappresentazione di forza di gravità, attrito e magnetismo che agiscono sul corpo e al suo interno. 

Una nuova serie dei noti Burnt Paintings sono invece ospitati nella sala ovale. Queste opere, create appositamente per lo spazio della galleria esaminano la ciclica, quasi alchemica, trasformazione di energia in natura, fenomeno fondamentale nel lavoro di Balula.

Fino al 24 settembre, inoltre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Mibact, una delle nuove sculture di Balula sarà in mostra nel Salone monumentale, capolavoro del Vanvitelli, della Biblioteca Angelica di Roma, la più antica biblioteca pubblica d’Europa, fondata nel 1604. L’opera dell’artista sarà affiancata da preziose edizioni Seicentesche: Discorsi e dimostrazioni matematiche di Galileo Galilei (1638), Philosophiae Naturalis principia mathematice, di Isaac Newton (1687) e Della gravità dell’aria, e fluidi, esercitata principalmente nelli loro homogenei (1671) di Stefano degli Angeli, inscenando così un dialogo silente a proposito della gravità e della materia con queste importanti trattazioni scientifiche.

Vademecum

GAGOSIAN GALLERY
Via Francesco Crispi 16 – Roma
Davide Balula – Iron Levels
dal 21/09/2017 al 18/11/2017
Info: +39.06.4208.6498 o roma@gagosian.com.
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hashtags #DavideBalula  #IronLevels  #GagosianRome  #GagosianRoma
 

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Grande Progetto Pompei. Aprono al pubblico due eleganti edifici residenziali dell’Antica Pompei

Casa del Marinaio

Si tratta del complesso Championnet e della casa del Marinaio che comprende, oltre a un impianto termale, anche un ampio sotterraneo adibito a panificio

POMPEI (NAPOLI) –  Dopo la messa in sicurezza e dopo gli interventi di restauro effettuati grazie al Grande Progetto Pompei, aprono per la prima volta al pubblico, due eleganti ed esclusivi quartieri panoramici a terrazze dell’Antica Pompei. 

Le due grandi strutture residenziali in questione sono: il complesso Championnet, che comprende oltre 60 ambienti, e la casa del Marinaio che comprende un edificio a doppio atrio con impianto termale privato e un ampio sotterraneo adibito a panificio. 

Si tratta dunque di due strutture imponenti, per le quali è stato avviato anche un progetto di musealizzazione per la ricollocazione in loco di tutti i reperti originali ritrovati. 

Gli interventi del Grande Progetto Pompei verranno illustrati venerdì 22 settembre alle 11 dal direttore Generale Massimo Osanna e dal direttore Generale del Grande Progetto Pompei Luigi Curatoli. 

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Arte e denaro. Quando l’arte incontra la finanza su Rai 5

Arte e denaro. Quando l’arte incontra la finanza su Rai 5

Quattro puntate: “Soldi e Arte”, “Banche e Arte”, “Arte e Stato”, “I nuovi Mecenati” per spiegare come la storia dell’arte sia legata con quella dell’economia

Un intreccio raccontato dalla serie “MoneyArt” nata da un’idea di Patrizia De Micheli – scritta e diretta da Massimo Brega –  che Rai Cultura propone da giovedì 21 settembre alle 19.30 su Rai5.

La serie è un viaggio in cui Alex Ricchebuono – un giovane e affermato esperto di alta finanza, e appassionato collezionista – guida i telespettatori attraverso le storie, i segreti, i misteri “dietro le quinte” di innumerevoli capolavori per conoscere la relazione tra arte e denaro che mette gli artisti di fronte a governanti, banchieri, mercanti, collezionisti e mecenati.

Una storia che parte da Alessandro Magno a Napoleone, da Mecenate alla Deutsche Bank, fatta anche da  personaggi, sconosciuti ai più, che hanno invece profondamente influenzato arte e finanza in tutti i tempi. Come Jacob Fugger detto il Ricco, il banchiere che tenne in scacco Papi e Imperatori o John Law, lo spregiudicato finanziere scozzese che all’inizio del ‘700 fu il primo a mettere in circolazione la carta moneta. E John Maynard Keynes, uno dei più grandi economisti del XX secolo che ha sostenuto la necessità dell’intervento pubblico statale nel sostegno alle arti. Fino ai grandi Mecenati di ieri e di oggi: da George Costakis a Axel Vervoordt a Uli Sigg, il più importante collezionista al mondo di arte cinese contemporanea.

Protagonisti della serie anche i grandi artisti del passato come Michelangelo, Caravaggio e Dürer, e le loro opere, insieme ai contemporanei come Safet Zec, grande artista estraneo al jet set, che ha realizzato la Pala della Deposizione di Cristo, commissionata nel 2014 dai Gesuiti per la Chiesa del Gesù a Roma e inaugurata e benedetta da Papa Francesco.

La serie permetterà di visitare anche alcuni luoghi raramente accessibili, come la cripta della Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana di Milano o per la prima volta,  gli interni delle sedi di Milano, Londra, Francoforte e New York della Deutsche Bank,  per ammirare  una delle più importanti collezioni private di arte contemporanea del mondo.

Il tutto arricchito dalle musiche di Pino Donaggio e dagli interventi di grandi personalità dell’arte, della cultura e dell’economia, come Marina Abramovic, Jacques Attali e Giandomenico Romanelli,  “Money Art” apre, infine, una finestra sulle nuove frontiere che uniscono arte ed economia, dal crowdfounding alla crypto arte.

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Anna Magnani al Vittoriano tra passione, intensità, dedizione e sentimento

Anna Magnani al Vittoriano tra passione, intensità, dedizione e sentimento

Nella sala Zanardelli, fino al 22 ottobre è possibile ammirare la più grande attrice italiana di tutti i tempi 

Anna Magnani non è solo un nome tra i tanti, un’attrice tra le tante da mettere nel ripiano della memoria e dimenticare. Anna Magnani è sta l’attrice per eccellenza, la donna che meglio ha saputo interpretare ruoli sia tragici che ironici con passione, intensità, dedizione e sentimento portando l’arte recitativa a livelli talmente alti che pochi altri hanno saputo raggiungere.

Ora è possibile ammirarla di nuovo al Vittoriano, nella sala Zanardelli, a Roma, con ingresso libero, fino al 22 ottobre dove sono esposte una serie di fotografie, registrazioni e filmati che ne ripercorrono la sua fulgida carriera dagli esordi in teatro e nella rivista fino ai successi in Italia e all’estero. Nata nel 1908 a Roma, Anna Magnani abbandona presto gli studi per dedicarsi alla recitazione che sarà per sempre la sua vita. Dopo gli inizi con Paolo Stoppa con il quale frequenta la scuola di arte drammatica Eleonora Duse, passa alla rivista accanto ai fratelli De Rege, lavorando poi in una serie fortunata di spettacoli con il grande Totò. Terminato l’avanspettacolo e la gavetta dove ebbe modo di farsi le ossa e apprendere gli strumenti interpretativi, è nel cinema  che esplode tutto il suo talento iniziando a recitare in pellicole di grande spessore che la renderanno famosa in tutto il mondo, a partire da quel “Roma, città aperta” di Roberto Rossellini che fu il manifesto del neorealismo e che gli valse il primo Nastro d’Argento. Da lì in poi la sua carriera di attrice fu solo una lunga, inarrestabile ascesa lavorando con registi del calibro di Luchino Visconti, Luigi Zampa, Goffredo Alessandrini.

Il suo momento magico lo raggiunse nel 1956 quando vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione di Serafina Delle Rose nel film “La Rosa tatuata” del 1955 con Burt Lancaster, per la regia di Daniel Mann. 

Ma tanti furono i riconoscimenti e i premi che Anna Magnani vinse nel corso degli anni, come al Festival di Berlino nel 1958 per l’interpretazione del film “Selvaggio è il vento” di Gorge Cukor in cui è affiancata da Anthony Quinn e Anthony Franciosa o il David di Donatello nel 1959 per il film “Nella città l’inferno” con la regia di Renato Castellani, interpretato assieme a Giuletta Masina.

Impossibile poi non citare la splendida pellicola “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, del 1962, dove tutta la sua drammaticità, la sua passione, la sua duttilità nel calarsi nel ruolo, viene fuori in maniera esplosiva e sconvolgente. Nella mostra è dunque possibile ripercorrere tutto questo. Ritrovare tutta l’esistenza, l’essenza e l’intimità di Anna Magnani. Un’artista completa, unica e irripetibile, al cui confronto sbiadiscono le attrici odierne. Una donna che ha saputo interpretare i suoi personaggi con piena consapevolezza restituendoli al pubblico con poesia e lirismo eccezionale. All’interno del percorso della mostra è possibile anche leggere alcune sue riflessioni, le sue frasi emblematiche che lasciano stupiti per profondità, saggezza, capacità di leggere sul serio l’animo umano. In esse comprendiamo quanto Anna Magnani debba aver sofferto durante la sua vita, gli amori non corrisposti, le delusioni subite, le difficoltà iniziali, l’affetto incondizionato per l’unico figlio Luca. Ed abbiamo il senso di un’artista che non può essere etichettata come popolana, come i più amano fare, ma come persona artistica nel pieno senso della parola che ha portato la recitazione su piani irraggiungibili.

 

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