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Alla Omal di Brescia, la street art entra in azienda

Alla Omal di Brescia, la street art entra in azienda

L’azienda meccanica ha ospitato due writers che in una serata aperta a tutti hanno realizzato un dipinto insieme ai dipendenti. La scommessa dell’azienda è utilizzare l’arte e la cultura come strumento di comunicazione ma anche di aggregazione e crescita aziendale

BRESCIA – L’azienda meccanica Omal di Brescia punta sull’arte e sulla cultura come strumento di crescita aziendale. La società, che produce valvole interessando vari settori industriali, conta circa un centinaio di dipendenti ed è  localizzata in Franciacorta. La scommessa dell’azienda è l’utilizzo dell’arte e della cultura, con il coinvolgimento dei dipendenti, come strumento di comunicazione. 

“L’arte è divenuta un linguaggio per trattare temi manageriali. – Spiega Lucia Dal Negro, social innovation manager dell’azienda – I murales sono diventati strumento di comunicazione per tutti, dagli operai al Direttore Commerciale”.

Al momento sono circa 200 metri quadrati suddivisi in quattro ambienti, quelli interessati da alcuni interventi  firmati da Luca Zammarchi e Diego Finassi della Fo-Deco Art Maker. 

I due writer sono stati ospitati in azienda in una serata aperta a tutti, durante la quale hanno realizzato un dipinto insieme ai dipendenti. I due artisti, il primo architetto, il secondo laureato in decorazione all’Accademia di Brera, hanno realizzato infatti writing e murales di vario genere, che trovano il loro comune denominatore nella valvola, ovviamente. Tuttavia il messaggio che si vuole trasmettere è come la valvola rappresenti uno strumento di “transito”, attraverso la quale si può intercettare un fluido, permettendo di passare da una zona ad un’altra. Questo processo diventa dunque metafora del fluire delle idee e dell’innovazione, del connettere le strategie, le persone e le culture.

“La risposta dei dipendenti – spiega una nota dell’azienda – è stata molto positiva. In moltissimi hanno usufruito delle agevolazioni per seguire gli eventi culturali e ne hanno tratto giovamento con un arricchimento di cui anche il lavoro ha beneficiato: l’impatto si misura nella maggiore creatività e nella coesione del gruppo”.

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Gli Uffizi accolgono le nudità di Vanessa

Firenze. Venti ragazze, di cui diciannove coperte vestite soltanto di velo trasparente e una nuda dal corpo pitturato di viola, nella luce del tardo pomeriggio fanno lievi movimenti, gesti come per proteggersi, o emettono sospiri e lamenti appena percettibili nella Sala della Niobe degli Uffizi. Vanessa Beecroft (Genova, 1969, ma abita negli Stati Uniti) ha creato per il museo italiano più visitato una delle sue performance, intitolata VB84, che si è dimostrata in forte sintonia con le forme e il pathos delle statue classiche della sala: in un ambiente settecentesco dai colori pastello, le sculture narrano il mito di Niobe e dei suoi sette figli e sette figlie mentre stanno per essere massacrati da Apollo e Artemide perché la madre aveva osato irridere la dea Latona per aver generato appena due figli (appunto Artemide e Apollo) mentre l’arrogante umana era stata molto più prolifica. E qui i corpi delle sculture viventi dirette dall’artista hanno dato forma a una rappresentazione molto concentrata, dal respiro tragico e al tempo stesso forte di una trattenuta eppure forte sensualità. Che l’azione sia avvenuta agli Uffizi, rende VB84 un avvenimento particolare sia nella carriera di Vanessa Beecroft sia nella storia degli Uffizi.Il museo ha ospitato la performance gioco forza di lunedì, nel giorno di chiusura, altrimenti sarebbe stato il caos. L’operazione faceva parte del festival Firenzesuonacontemporaneaal quale Vanessa Beecroft ha partecipato anche con il documentario sul suo soggiorno in Sudan del Sud «South Sudan» proiettato in un cinema e con un’altra performance, venerdì scorso stavolta con modelle nude, nel cortile di Palazzo Strozzi.Articoli correlatiVanitas & VanessaRisorse in rete: Gallerie degli UffiziVanessa BeecroftIl festival Firenze suona contemporaneoFondazione Palazzo Strozzi

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Galleria Corsini di Roma. Andrea De Leone (1610-1685). Dipinti e disegni, a cura di Miriam Di Penta

Galleria Corsini di Roma. Andrea De Leone (1610-1685). Dipinti e disegni, a cura di Miriam Di Penta

Presentazione del volume mercoledì 4 ottobre 2017, ore 17.00 

ROMA – Nell’ambito della rassegna LIBRI BARBERINI / CORSINI a cura di Silvia Pedone, mercoledì 4 ottobre 2017 alle ore 17.00, si terrà nella sede della Galleria Corsini la presentazione del volume Andrea De Leone (1610-1685). Dipinti e disegni, a cura di Miriam Di PentaDe Luca Editori d’Arte, Roma 2017.

Andrea De Leone (Napoli 1610-1685). Dipinti e Disegni è il primo saggio monografico sul pittore del Barocco napoletano Andrea De Leone, corredato di un ampio catalogo ragionato dei dipinti e dei disegni. Il libro ne analizza la camaleontica personalità artistica non solo quale specialista di battaglie allievo di Aniello Falcone, ma anche nel meno noto ruolo di frescante e nel confronto con l’ambiente romano durante il papato di Urbano VIII Barberini (1623-1644) e Innocenzo X Pamphilij (1644-1655). Nato a Napoli, Andrea De Leone si forma accanto ad Aniello Falcone e ai giovani Salvator Rosa e Micco Spadaro, ma intesse un dialogo serrato anche con artisti attivi a Roma tra il 1630 e il 1650, personalità del calibro di Giovanni Benedetto Castiglione, Nicolas Poussin, Pietro Testa e Andrea Sacchi, e accanto a loro è protagonista della diffusione di un gusto neoveneto, classicista e antiquario tra le due capitali. L’elaborazione di una cifra molto personale gli consente di entrare nel novero dei pittori italiani chiamati dal re di Spagna Filippo IV a decorare la Villa del Buen Retiro a Madrid e di godere a Napoli di una lunga e intensa carriera. 

Intoduce: Flaminia Gennari Santori

Presentano: Francesco Solinas, Francesca Cappelletti, Mario Esposito e Riccardo Lattuada 

Vademecum


Gallerie Nazionali di Arte Antica – Galleria Corsini. Via della Lungara 10, Roma
4 ottobre 2017, ore 17.00
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Informazioni: tel. 06-68802323
email: Gan-aar@beniculturali.it | silvia.pedone@beniculturali.it
www.barberinicorsini.org

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Musei Reali di Torino. Miró! Sogno e colore. Foto

Musei Reali di Torino. Miró! Sogno e colore. Foto

Nelle sale di Palazzo Chiablese in mostra 130 opere, quasi tutti olii di grande formato, grazie al prestito della Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca, che conserva la maggior parte delle opere dell’artista catalano, create nei 30 anni della sua vita sull’isola

TORINO – La mostra “Miró! Sogno e colore”, a partire dal 4 ottobre 2017,  presenta la produzione degli ultimi trent’anni della vita di Miró: un periodo indissolubilmente legato alla “sua” isola, Maiorca, dove visse dal 1956 fino alla morte nel 1983, e dove si dedicò ai suoi temi prediletti: donne, uccelli e paesaggi monocromi. 

L’esposizione a cura di Pilar Baos Rodríguez, ospita, oltre ai grandi dipinti, anche un nucleo di sculture frutto delle sperimentazioni che l’artista fece con diversi materiali, collage e “dipintioggetto”.

Al centro della rassegna c’è appunto l’isola di Maiorca, “luogo del cuore” per l’artista, dove nacque sua madre, dove vivevano i nonni materni e dove lo stesso Miró decise di trasferirsi. In questa perla delle Baleari, protetto dal silenzio, il pittore poté realizzare il desiderio di creare, in un ampio spazio, uno studio tutto suo in cui poter dar forma alle sue brillanti immagini mentali. L’esposizione riesce a restituire l’interiorità dello scultore e ceramista spagnolo, il suo modo di pensare, l’attaccamento a quelle radici fatte di mare e mulini, donne e paesaggi.

Suddivisa in cinque sezioni: Radici, Principali influenze artistiche di Miró, Maiorca. Gli ambienti in cui creava, La metamorfosi plastica (1956-1981), Vocabolario di forme, la mostra prende le mosse dall’idea che l’artista aveva della propria opera: una sorta di monologo interiore e, al tempo stesso, un dialogo con il pubblico.

Tra i capolavori figurano opere come OiseauxFemme au clair de luneFemme dans la rue, esposte a Torino per raccontare la sperimentazione ricercata da Miró all’interno delle principali correnti artsitiche del Novecento, dal Dadaismo all’Espressionismo.

Come sottolinea la direttrice dei Musei Reali di Torino Enrica Pagella: “I Musei Reali ospitano Miró, dopo Tamara de Lempicka, Matisse e Toulouse-Lautrec. Un nuovo appuntamento con l’arte moderna e con uno degli artisti che ne hanno maggiormente segnato la storia. L’esposizione approfondisce il momento più felice della ricerca dell’artista, tra il 1956 e il 1983, anno della morte, ed evidenzia opportunamente le radici storiche e visive che l’hanno alimentata. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fundació Pilar i Joan Miró di Maiorca e Arthemisia Group, ha trovato il sostegno della Regione Piemonte e della Città di Torino, offrendosi come momento per rinnovare un confronto attivo tra i Musei Reali e le amministrazioni del territorio.”

La mostra, che resterà aperta fino al 14 gennaio 2018, è accompagnata da un catalogo edito da Skira. 

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Vademecum

Miró! Sogno e colore
Palazzo Chiablese Piazzetta Reale, Torino
4/10/17 – 14/01/2018
Orario apertura
lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30
giovedì 9.30 – 22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti Intero € 14,00 Ridotto € 12,00
Informazioni e prenotazioni gruppi T. +39 011 024301
www.mostramirotorino.it www.arthemisia.it

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Van Gogh a Vicenza

Il ponte di Langlois (1888)

Il pittore olandese è protagonista di una grande esposizione, aperta dal 7 ottobre all’8 aprile 2018 nella Basilica Palladiana, attorno alla quale è stato ideato un più articolato “Progetto Van Gogh” che si declina in altre forme, tra cui anche un film e uno spettacolo teatrale itinerante

VICENZA – Marco Goldin, curatore della mostra, ha ideato un più articolato “Progetto Van Gogh” che fa della grande esposizione il suo fulcro.

La rassegna in Basilica,  attraverso 129 opere in totale (43 dipinti e 86 disegni), delinea l’intero percorso artistico di Vincent van Gogh, dai disegni di esordio assoluto fino ai quadri conclusivi con i campi di grano realizzati a Auvers-sur-Oise nel luglio del 1890, pochi giorni prima di suicidarsi. Le opere del grande maestro olandese saranno esse a confronto con alcuni dipinti di altri artisti, come il Seminatore di Jean-François Millet e alcune opere dei pittori della Scuola dell’Aia, che il giovane Vincent guardava con ammirazione, da Israëls ai Maris.

L’esposizione si svolge grazie al contributo fondamentale del Kröller-Müller Museum di Otterlo e un’altra decina di istituzioni e collezioni private. In particolare per questa occasione, concessa eccezionalmente dal museo di Colonia, si potrà ammirare la versione più amata dal pittore de Il ponte di Langlois (1888), una tra le immagini simbolo della sua parabola artistica. 

A corollario della mostra c’è poi il “Progetto Van Gogh” che offre ulteriori opportunità di non minore rilievo. 

Tra queste innanzi tutto la pubblicazione, a cura di Marco Goldin e Silvia Zancanella, per le edizioni di Linea d’ombra, delle “Lettere”, una monografia che si pone come fondamentale apporto all’esposizione vicentina, anche perché la scelta è caduta sulle lettere che parlano delle opere in esposizione nella Basilica Palladiana.

Un’ulteriore sottolineatura riguarda l’allestimento della grande rassegna, pensato come un “viaggio” anche nei luoghi nei quali Vincent ha vissuto: il Borinage, Etten, l’Aia, il Drenthe, Nuenen, Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise. 

Nel Progetto rientra poi un film originale, appositamente creato sulla vita e l’opera di Van Gogh. A proposito del film Marco Goldin evidenzia: “’Van Gogh. Storia di una vita’ – questo il titolo del film – ha la durata di un’ora e viene proiettato in una vera e propria sala cinema, studiata in ogni dettaglio tecnico e funzionale, all’interno della Basilica Palladiana, come ultima, grande stanza del percorso espositivo. Un film destinato a vivere come un prodotto anche slegato dalla mostra e per questo lo abbiamo raccolto in un dvd in vendita, unito a tante foto del backstage”. 

Il film è stato proiettato in anteprima nei teatri di Vicenza (25 settembre), Verona (26 settembre), Padova (27 settembre) e Treviso (28 settembre). 

Infine si passa al teatro per poi tornare nuovamente all’arte con i quadri di Matteo Massagrande

Spiega Goldin: “Nella scorsa primavera, mentre mettevo mano a uno spettacolo teatrale sulla sua storia, e che vedrà la luce sul finire del 2018, ho scritto, proprio per questo spettacolo, il breve monologo che l’attore che impersonerà Vincent sul palcoscenico reciterà sotto un ultimo albero della vita, accanto a un ultimo campo di grano. Gli ho dato come titolo Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh) […] Tempo dopo averlo scritto, ho provato il desiderio che un pittore potesse non illustrarne alcune scene, ma traendovi spunto desse loro una temperatura insieme d’anima e di colore. Allora ho chiamato un artista che stimo molto, Matteo Massagrande, e gli ho mandato il testo, dicendogli solo: “Matteo, non aggiungo altro a quello che ho scritto, non ti spiego, non ti chiedo di illustrare una scena piuttosto che un’altra, falla diventare, se ti va, la tua storia. Io l’ho scritta, tu la dipingerai. Come vorrai”.

Le opere di Matteo Massagrande si potranno ammirare nella sala successiva all’ultima dell’esposizione dedicata a Van Gogh, sempre in Basilica Palladiana, prima della sala cinema.

Vademecum

ORARIO MOSTRA
da lunedì a giovedì: 9 – 18
da venerdì a domenica: 9 – 20
la vendita dei biglietti viene sospesa 75 minuti prima dell’orario di chiusura
SERVIZIO PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
telefono 0422 429999 
biglietto@lineadombra.it
da lunedì a venerdì: ore 9 – 13.30 e 14.30 – 18
chiuso sabato, domenica e festivi
BIGLIETTI PER PRIVATI
SENZA PRENOTAZIONE (acquistabili solo in mostra)
– Intero € 14
– Ridotto € 11 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 8 minorenni (6-17 anni)
CON PRENOTAZIONE
– Intero € 16
– Ridotto € 13 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 10 minorenni (6-17 anni)
CON PRENOTAZIONE E VISITA GUIDATA (in italiano)
– Intero € 23
– Ridotto € 20 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
– Ridotto € 17 minorenni (6-17 anni)
BIGLIETTO APERTO € 20
Visita le mostre quando vuoi, senza necessità di bloccare data e fascia oraria precise.
Acquistabile via internet (dall’8 maggio), tramite call center (dal 15 maggio) o, a mostra aperta, alla biglietteria in Basilica Palladiana.
Questo stesso biglietto potrà essere regalato a chi si desidera.

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Castello di Sammezzano, una storia senza fine

Castello di Sammezzano, una storia senza fine

Ancora incerta la nuova propietà. In attesa di una decisione del Tribunale di Firenze il sindaco di Reggello auspica “che questa vicenda trovi una soluzione rapida, affinché vi si possa mettere mano per evitare ulteriori danni allo stato di conservazione, messo ormai a dura prova”

FIRENZE – La storia dello splendido Castello di Sammezzano sembra non trovare fine, almeno un lieto fine per ora. Dopo anni di incuria e abbandono, il meraviglioso edificio di Regello, realizzato per volontà del marchese Panciatichi Xiemens a metà del XIX secolo, era stato aggiudicato, in via provvisoria lo scorso maggio, a seguito di un’asta pubblica, a una società degli Emirati Arabi per 15 milioni e mezzo di euro, la Helitrope Limited. Successivamente era rientrata in gioco per l’acquisizione dello stesso la Kairos, società creditrice della ‘Sammezzano srl’, ex proprietaria del Castello. La società aveva infatti raccolto i 13 crediti della procedura esecutiva immobiliare, e aveva chiesto la compensazione tramite la soddisfazione della proprietà.

Nel frattempo la Helitrope Limited ha presentato ricorso contro l’assegnazione del Castello alla societa’ Kairos. La Sezione Civile del Tribunale di Firenze si è riservata di decidere sulla questione. Al momento non è stata ancora stabilita una scadenza ma è plausibile che la decisione possa essere presa entro la metà di ottobre e comunque al più presto, come auspicato dal sindaco di Reggello Cristiano Benucci che ha commentato: “è necessario che questa vicenda trovi una soluzione rapida, che esca dalle aule dei tribunali dando una proprietà certa al Castello, affinché vi si possa mettere mano per evitare ulteriori danni allo stato di conservazione, messo ormai a dura prova”.

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Rai 5. Art Buffet i capolavori in cucina

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