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Bill Beckley e la semiotica della rosa. A Bologna

Dal romanzo di Umberto Eco, dove la semantica e la suggestività della parola giocano un ruolo chiave, Bill Beckley (Hamburg, Pennsylvania, 1946) ha tratto ispirazione per costruire un proprio percorso artistico attraverso cui sezionare, analizzare e ricomporre la rosa, fiore romantico per antonomasia, soggetto oggi quanto mai abusato e banalizzato.
Fra i primi a utilizzare la fotografia come mezzo di manipolazione artistica sin dagli Anni Settanta, l’americano crea soluzioni compositive dal forte impatto visivo, esplosioni di colori come fuochi d’artificio (quasi una partitura di Beethoven), o più sobri richiami all’intimità di una serata di coppia. Il soggetto “rosa” diviene il tramite per esplorare la vastità dell’universo e la bellezza dei colori della natura. Con vena ora romantica ora più aggressiva, Beckley immerge la rosa in atmosfere ora scintillanti ora dal sapore d’acquerello. Esercizi di stile che alleggeriscono il senso di artificioso grazie a una narrativa dall’afflato cinematografico.

Niccolò Lucarelli

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