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Biennale di Venezia. Le mostre da vedere in città

Probabilmente mai come quest’anno il “fuori Biennale” è stato così ricco di mostre di livello e qualità, con un carnet di proposte che confermano l’internazionalità di Venezia durante la kermesse più importante per il mondo del contemporaneo. Ecco le esposizioni da non perdere.

LE DUE SEDI DELLA PINAULT COLLECTION

Luc Tuymans, Sundown, 2009. Collezione privata. Courtesy David Zwirner, New York London. Photo credits Studio Luc Tuymans, Antwerp
Luc Tuymans, Sundown, 2009. Collezione privata. Courtesy David Zwirner, New York London. Photo credits Studio Luc Tuymans, Antwerp

Partiamo dalla fondazione Pinault, che nelle sue due sedi propone due mostre da non perdere, con alcuni interessanti punti in comune.
Le sale di Palazzo Grassi ospitano La Pelle, ampia e articolata antologica dell’artista belga Luc Tuymans curata da Caroline Bourgeois, che prende il titolo dal romanzo di Curzio Malaparte. Ottanta opere, realizzate dal 1986 a oggi, raccontano ognuna una storia, dipinta con colori tenui e soffusi, tipici della pittura di Tuymans.
A Punta della Dogana Martin Bethenod e Mouna Mekouar hanno invitato 36 artisti a dialogare tra loro nella collettiva Luogo e Segni, concepita come un percorso rarefatto dalle atmosfere sensibili e quasi lunari, giocato su opere intime, come i video di Anri Sala e i gelsomini notturni di Hicham Berrada, i pastelli astratti di Etel Adnan e le fotografie di Berenice Abbott fino alle cere di Alessandro Piangiamore.

KOUNELLIS ALLA FONDAZIONE PRADA

Jannis Kounellis. Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro 2016. Photo Michele Alberto Sereni
Jannis Kounellis. Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro 2016. Photo Michele Alberto Sereni

Colpo grosso anche alla Fondazione Prada, con la prima retrospettiva di Jannis Kounellis curata da Germano Celant: 70 opere raccontano le tappe della carriera del maestro dell’Arte Povera, dalle tele con segni e numeri alle sculture degli Anni Settanta fino alle installazioni monumentali.

L’ANTOLOGICA DI BURRI

Alberto Burri, Città di Castello, 1976. Photo Aurelio Amendola
Alberto Burri, Città di Castello, 1976. Photo Aurelio Amendola

Un altro appuntamento da non perdere è l’antologica di Alberto Burri all’isola di San Giorgio Maggiore, curata da Bruno Corà: Burri. La Pittura Irriducibile Presenza riunisce cinquanta opere iconiche del percorso di Burri, dai Catrami ai Sacchi, dai Cretti ai Cellotex, con una novità: per la prima volta vengono ripresentati insieme i tre grandi Sacchi (1952) visti nello studio romano di Burri nel 1953 da Robert Rauschenberg, che potrebbero avere ispirato i suoi Combine Paintings, realizzati nel 1954.

DA CA’ PESARO A PALAZZO GRIMANI

Arshile Gorky, Portrait of Master Bill, 1937 ca. © 2018 The Arshile Gorky Foundation Artists Rights Society (ARS), New York
Arshile Gorky, Portrait of Master Bill, 1937 ca. © 2018 The Arshile Gorky Foundation Artists Rights Society (ARS), New York

A Ca’ Pesaro, invece, arriva Arshile Gorky 1904-1948, la prima retrospettiva in Italia dell’artista armeno: ottanta opere selezionate da Gabriella Belli ed Edith Devaney, con la collaborazione della Arshile Gorky Foundation e di Hauser & Wirth, per riflettere sull’influenza della sua ricerca su artisti come Cy Twombly o Willem de Kooning.
Un’altra artista attiva a New York nel dopoguerra, che torna a Venezia dopo più di mezzo secolo da quando rappresentò, nel 1966, gli Stati Uniti alla Biennale, è Helen Frankenthaler, protagonista dell’antologica Pittura/Panorama by Helen Frankenthaler 1952-1992 a Palazzo Grimani, con quattordici dipinti scelti da John Elderfield in collaborazione con la galleria Gagosian, per raccontare la ricerca dell’artista, caratterizzata dalla tecnica del soak stain (imbibizione a macchia).

ARP E BASELITZ FRA GUGGENHEIM E GALLERIE DELL’ACCADEMIA

Portrait of Arp, ca. 1926 Courtesy Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth
Portrait of Arp, ca. 1926
Courtesy Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth

La Collezione Guggenheim propone La Natura di Arp, una mostra dedicata al rapporto tra l’artista tedesco Jean Arp e alcuni processi della natura attraverso settanta opere selezionate da Catherine Craft. Un altro storico museo d’arte antica si apre al contemporaneo: alle Gallerie dell’Accademia è di scena un grande maestro della pittura tedesca, Georg Baselitz. Baselitz Academy, curata da Kosme de Barañano con il sostegno della galleria Gagosian, racconta con cento opere (dipinti, disegni, grafiche e sculture) il rapporto dell’artista con l’Italia e la storia dell’arte, in particolare il manierismo toscano.

OPALKA DA MILANO A VENEZIA

Roman Opałka, Opalka 1965 1 ∞ Détail   4822483
Roman Opałka, Opalka 1965 1 ∞ Détail 4822483

Ancora pittura alla Fondazione Querini Stampalia, con Dire il Tempo, la retrospettiva del polacco Roman Opalka, curata da Chiara Bertola con la collaborazione della galleria BUILDING e incentrata sul progetto OPALKA 1965 / 1 – ∞, al quale l’artista ha dedicato la sua attività a partire dal 1970, dipingendo su tele dello stesso formato lo scorrere del tempo.
Insieme a Opalka la Querini Stampalia propone una personale dell’artista italiana Mariateresa Sartori, molto vicina al maestro.

PASCALI FOTOGRAFO E FAVELLI SETTECENTESCO

Pascali Pazzariello (Carosello Cirio), 1965. Courtesy Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare
Pascali Pazzariello (Carosello Cirio), 1965. Courtesy Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare

A Palazzo Cavanis la Fondazione Pino Pascali presenta Pino Pascali. Dall’immagine alla forma, curata da Antonio Frugis, Roberto La Carbonara e Rosalba Branà, basata sul confronto tra alcune sculture di Pascali e un gruppo di 165 fotografie scattate dall’artista, scoperte di recente, per sottolineare la centralità della progettazione nella sua ricerca.
A Ca’ Rezzonico Flavio Favelli contamina con quattordici opere inedite gli ambienti settecenteschi del palazzo veneziano con la mostra Il bello inverso, curata da Gabriella Belli

BELLEZZA & MORTE

Chiara Dynys. Sabra Beauty Everywhere. Installation view at Museo Correr, Venezia 2019. Collezione Volker W. Feierabend, Milano. Photo credits Paolo Vandrasch
Chiara Dynys. Sabra Beauty Everywhere. Installation view at Museo Correr, Venezia 2019. Collezione Volker W. Feierabend, Milano. Photo credits Paolo Vandrasch

Nella sala dei Quattro Venti del Museo Correr Chiara Dynys è protagonista di Sabra Beauty Everywhere. Nella Chiesa di Santa Maria della Visitazione alle Zattere, il collezionista Walter Vanhaerents presenta The death of James Lee Byars, una mostra incentrata su una delle più famose installazioni di James Lee Byars, creata a Bruxelles venticinque anni fa.

IL PADIGLIONE DEL PIEMONTE E LA FOTOFASHION

The Piedmont Pavilion. Courtesy of Thales Alenia Space
The Piedmont Pavilion. Courtesy of Thales Alenia Space

Nell’ex convento dei Gesuiti a Cannaregio, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e il Castello di Rivoli presentano la collettiva The Piedmont Pavilion con artisti di generazioni diverse, da Michelangelo Pistoletto a Renato Leotta.
Le sale di Palazzo Mocenigo ospitano invece la mostra di Brigitte Niedermair Me and fashion 1996-2018, curata da Charlotte Cotton, incentrata sul rapporto tra la fotografa austriaca e il mondo della moda.

LA PITTURA A CONFRONTO COL PASSATO

Adrian Ghenie, Figure with Dog, 2019. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London Paris Salzburg © Adrian Ghenie
Adrian Ghenie, Figure with Dog, 2019. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London Paris Salzburg © Adrian Ghenie

Il magnifico Palazzo Contarini Polignac ospita Förg in Venice, la mostra organizzata dal Dallas Museum of Art e curata da Elisa Schaar, con trenta opere dell’artista tedesco Gunther Förg che dialogano con le sale dell’edificio.
Palazzo Cini, invece, punta sul pittore rumeno Adrian Ghenie, con The Battle between Carnival and Feast, un ciclo di opere ispirate ai dipinti della quadreria.
Un altro dialogo con un maestro del passato, Jacopo Robusti detto il Tintoretto, si svolge nella Chiesa di San Fantin, grazie alla mostra There is a Beginning in the End. The Secret Tintoretto Fraternity, promossa dalla Stella Art Foundation insieme al Museo Pushkin e curata da Marina Loshak e Olga Shisko: un dialogo fra le tele di Tintoretto e le opere di tre artisti, i russi Dmitry Krymov e Irina Nakhova e l’americano Gary Hill.

IL BRUTO E IL GEOMETRICO

Peter Halley a Venezia, 2019
Peter Halley a Venezia, 2019

Palazzo Franchetti ospita Jean Dubuffet e Venezia, che riunisce i tre cicli più importanti dell’artista francese, selezionati da Sophie Webel e Frédéric Jaeger.
Infine, al Magazzino del Sale, Gea Politi cura Heteropia I Peter Halley: otto stanze dove l’artista americano ha realizzato murales, oggetti e sculture per creare uno spazio con interventi di altri artisti, coinvolti in un progetto comune e condiviso.

Ludovico Pratesi

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