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Apocalypse now. Alessandro Giannì a Roma

La pittura continua a dare segni di vitalità. Di più: sembra diventata, anche in Italia, la pratica più urgente e cool. Lo dicono molti artisti ventenni e trentenni di oggi, sui quali – evidentemente – l’equazione “medium vecchio uguale esiti vecchi” non ha più alcuna presa, anzi è solo formalismo. Alessandro Giannì (Roma, 1989) è tra questi. Ha una sua cifra, un suo specifico immaginario. Dipinge il figurale processandolo in riverberi e rispecchiamenti allucinatori, arrivando a pattern caleidoscopici che restituiscono la velocità comunicativa e introspettiva del nostro tempo.
La mostra, accompagnata da un ottimo testo del curatore Lorenzo Gigotti, ha il solo limite di un’eccessiva eterogeneità – non solo mediale – un po’ annacquante. Spiccano i pezzi che più si avvicinano alla bidimensionalità del design e delle vetrate medievali. Splendido un misterioso dittico intitolato Simultaneità, avente accenti horror e un taglio quasi optical.

Pericle Guaglianone

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