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A 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino la storia dell’artista Fulvio Pinna

Ha contribuito con la sua arte ad abbattere il muro di Berlino. Fulvio Pinna, pittore e scultore sardo classe 1948, si è sempre ispirato ai principi di libertà e uguaglianza. Così nel 1987 partì per Berlino con la macchina piena dei suoi quadri. “Volevo vedere il muro. Mi metteva in crisi. Volevo capire come avessero potuto innalzare un muro che divideva le persone della stessa città. Ai miei occhi era un’animalità. Dovevo digerire questa storia che mi faceva sentire male“, racconta l’artista.  Pinna ne sentiva parlare alla televisione e sui giornali, di questa città chiusa e piena di contraddizioni. L’arte era ridotta ai minimi termini, e gli artisti stranieri si contavano ancora sulle dita di una mano. Il 9 novembre 1989, quando venne ordinato lo smantellamento del muro, tutta Berlino si raccolse di fronte alla porta di Brandeburgo. C’era chi festeggiava euforicamente, e chi ancora si guardava intorno frastornato. Di lì a poco la città avrebbe cominciato a ricucire una ferita di quasi trent’anni. Così una parte del muro fu deciso di tenerla in piedi come memoriale di una pagina di storia indelebile.

GLI ARTISTI DEL MURO

Furono in tre a dare l’idea di una galleria d’arte a cielo aperto, e gli stessi tre furono anche i primi a dipingere sui resti del Muro di Berlino. C’erano Fulvio Pinna, appunto, un artista tedesco che si faceva chiamare col cognome italiano di Monti, e una pittrice scozzese. Fu lui il primo a stendere le sue pennellate di colore sul grigiore di un muro che per troppo tempo ha diviso in due la città (per quasi trent’anni, precisamente dall’agosto 1961 al 9 novembre 1989), simbolo di divisione politica e ideologica, diventato poi monumento nazionale: la East Side Gallery. Pinna è l’unico italiano ad aver dipinto su quel chilometro e duecento metri di “memoria storica”. Un’opera ricca di simbolismi, in cui la Sirena da lui ritratta sembra invitare l’osservatore a riflettere sull’idea di libertà di cui è emblema, un concetto che si arricchisce nelle varie epoche di sempre nuovi significati che si richiama all’ideale di libertà attraverso il doppio richiamo all’Inferno dantesco (i Paesi a est della Cortina di Ferro) e all’Inno alla Gioia di Beethoven (che dà il titolo al dipinto). Nell’affresco realizzato da Fulvio Pinna sono inseriti i versi di una poesia dell’artista: “Ho dipinto il muro della vergogna affinché la libertà non sia più una vergogna. Questo popolo ha scelto la luce dopo anni di Inferno dantesco. Tieni, Berlin: i miei colori, la mia fede di uomo libero“. La East Side Gallery è la sezione più lunga ancora esistente del muro di Berlino. Nel 1990, più di 100 artisti provenienti da più di 20 Paesi hanno decorato questo tratto del muro nell’entroterra con la loro arte. L’opera più rinomata è sicuramente “Fraternal Kiss”,che raffigura il bacio tra il leader russo Leonid Brezhnev ed il presidente del partito SED della Germania dell’est Erich Honecker. “Richiese settimane di lavoro. E quando fui sul punto di finirlo, ci scrissi sopra una poesia. Un inno alla gioia, appunto, che ricordasse la vergogna e il diritto dei popoli alla libertà“. Quella di Pinna è la prima opera che si incontra percorrendo il muro dal ponte Oberbaum che portava a Berlino est. “È il mio omaggio al muro che ho chiamato “della vergogna” perché divideva il mondo in due – spiega l’artista -. Era a quadri grigio e bianco e pensavo: ci vorrebbe un po’ di colore. E quando sono stato contattato ho scelto il posto più visibile per la mia opera. Volevo rappresentare l’idea di libertà che per me è come una sirena che nuota sopra di noi e si trascina, legati alla coda, i simboli della dittatura“.

FULVIO PINNA OGGI

Un messaggio ancora fortemente attuale, perché anche in epoca recente altri muri sono stati costruiti, “ma non servono a nulla”, commenta Pinna che per la realizzazione dell’opera, da febbraio a maggio 1990, si sottopose a un enorme sforzo fisico. “Rimasi per mesi in balia del freddo, del vento, mentre dipingevo l’Inno alla gioia, ascoltando la musica di Pavarotti”, racconta Pinna. “Questo stress fisico mi causò purtroppo un’infezione a seguito della quale fui ricoverato all’ospedale, dove mi venne tolto mezzo rene. In quei giorni mi vennero a trovare in molti, tantissime persone comuni e anche personaggi noti, fra cui, per esempio, un famoso vignettista, il quale mi scrisse una breve lettera augurandomi una pronta guarigione e mi portò in regalo una bottiglia di vino. Nella sfortuna, ebbi la fortuna di essere coccolato e circondato da molte persone che mi dimostrarono la loro vicinanza e il loro affetto“. Ancora oggi Fulvio Pinna vive nella capitale tedesca dove ha aperto la sua galleria nella zona di Zoologischer Garten. Attento ai temi sociali, negli anni Novanta nella zona di Berlino est organizzò la prima manifestazione su Dante Alighieri, incentrata sulle sue opere che illustrano la Divina Commedia, frutto di molti anni di lavoro. Davvero tanti gli articoli pubblicati su di lui dalla stampa tedesca e su testate nazionali, Fulvio Pinna è un volto noto anche nel mondo della pubblicità; sue sculture diventano premi di importanti eventi (la statuetta Sofia da lui creata, tanto per fare un esempio, viene consegnata ogni anno nell’ambito del Festival Internazionale del Cinema di Berlino ad artisti di fama internazionale). Conta al suo attivo numerosissime mostre, molte in prestigiose sedi istituzionali, altre in note gallerie; da parecchi anni vive dividendosi fra Berlino, Roma e la sua amata Sardegna. Ha recentemente esposto a Trento nella recente collettiva “Il Muro al muro” organizzata dall’Associazione culturale Event art in collaborazione con il Comune di Trento, negli splendidi spazi di Palazzo Thun.

RIPENSANDO IL MURO DI BERLINO

Sue opere sono esposte a Matera, quest’anno Capitale europea della cultura. Attualmente ha in programma esposizioni non solo in Italia, a Roma e Milano, ma anche in altre città d’Europa (Parigi, Berlino, Ginevra), prossimamente esporrà anche in Giappone, a New York, in Corea e Cina. “Purtroppo viviamo in un’epoca in cui ci sono ancora troppi muri da abbattere. Il messaggio contenuto nei versi inseriti nell’opera è di grande attualità, del resto il concetto di libertà non ha età. Per me la libertà è un valore che va difeso, non posso dimenticare come era la Berlino prima della caduta del muro. Io arrivai dall’Italia nel 1987 proprio per vivere in prima persona gli avvenimenti di quegli anni, per capire il motivo per il quale quel muro era stato costruito”.

Carlo d’Elia

 

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