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Venti ballerini accusano Jan Fabre di comportamenti inadeguati e molestie sessuali

La notizia arriva come un colpo di fulmine a scuotere il sistema dell’arte internazionale. Del resto, il nome è uno di quelli che contano sul serio. Jan Fabre (Anversa, 1958), artista, coreografo, regista teatrale e scenografo tra i più famosi del mondo, è accusato da una ventina di ballerini, suoi ex collaboratori, di intimidazioni e umiliazioni sessuali e di aver avuto un comportamento “sessista e inappropriato” nei loro confronti. Gli artisti sostengono di essere stati spinti a parlare dal clamore generato dal #MeToo, movimento nato nel 2017 negli Stati Uniti per denunciare molestie e violenze contro le donne sul posto di lavoro.

LA DENUNCIA VIA WEB

La denuncia è partita da una lunga lettera pubblicata sul sito della rivista belga Rekto: Versoe firmata da una ventina di artisti, ex dipendenti del coreografo, otto con il proprio nome e cognome e gli altri in forma anonima. Nella lettera gli artisti sostengono che l’umiliazione fosse pane quotidiano all’interno di Troubleyn/Jan Fabre, la compagnia di performing art fondata e diretta dall’artista belga, e che Fabre avesse l’abitudine di mortificare le donne con commenti apertamente sessisti oppure commenti inappropriati sulla loro fisicità. E come se il quadro non fosse già abbastanza inquietante, a complicare ulteriormente la situazione arrivano anche le accuse di molestie sessuali. Gli artisti dichiarano che Fabre abbia invitato alcuni di loro a casa sua con il pretesto di provare lo spettacolo e lì abbia tentato un approccio di natura sessuale. Di fronte al rifiuto di una prestazione sessuale, Fabre avrebbe – il condizionale è d’obbligo – ridimensionato notevolmente il ruolo degli artisti nello spettacolo. Non solo, ma – sempre secondo l’accusa – coloro che hanno rifiutato le avances sessuali sarebbero stati bersaglio di molestie morali e persino di aggressioni al punto da dover in più casi far ricorso ad un sostegno psicologico per i traumi subiti.

LA RISPOSTA DI FABRE

La stessa rivista, Rekto: Verso, ha offerto a Jan Fabre il diritto di replica alle accuse mosse, che ovviamente l’artista belga rispedisce al mittente. Non lo fa direttamente ma con un comunicato stampa emesso dalla sua compagnia in cui emerge il dispiacere per le accuse rivolte all’artista, soprattutto perché tutto è avvenuto esclusivamente tramite i media. “Siamo accusati di comportamento inappropriato e, inoltre, si afferma che la società non reagisce in modo adeguato a queste situazioni”, si legge nel comunicato, “Deploriamo questo attacco attraverso i media, in quanto ciò costituisce un processo pubblico ingiusto. Jan Fabre viene pubblicamente attaccato senza alcuna forma di difesa, sulla base di testimonianze anonime e accuse difficili da verificare. L’azienda non è stata contattata dai firmatari della lettera di cui non conosciamo l’identità. Non costringiamo nessuno a fare cose contro la propria volontà: da Troubleyn tutto deve avvenire con reciproco consenso e rispetto”. Ed infine la difesa nei confronti dell’artista con toni, tuttavia, che suonano come una leggera ammissione di inappropriatezza. “Nella lettera aperta leggiamo varie storie riguardanti il ​​modo di lavorare di Jan Fabre. Non è un segreto che Jan abbia una forte personalità e uno stile semplice come regista. Tuttavia, questo non significa che ci sarebbero casi di molestie sessuali”.

–       Mariacristina Ferraioli

 

 

 

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