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Un sogno a occhi aperti. Maria Teresa Ortoleva a Milano

Secondo il mito greco, i sogni erano figli del sonno: comparivano grazie a Morfeo, figlio di Ipno, dio del sonno, e della dea Notte. A convalidare questa genealogia la scienza interviene nel 1953, quando Aserinsky e Kleitman scoprono il sonno REM, la fase in cui, dormendo, il cervello si attiva, i bulbi oculari si muovono, battito cardiaco e frequenza del respiro variano. E nascono i sogni.
Sonno e sogno, scienza e fantasmagoria sono al centro dell’installazione di Maria Teresa Ortoleva (Milano 1990; vive a Londra). Lo spazio della galleria si presenta come una “via regia verso l’inconscio” tagliata da luce naturale, un’ambiente in cui fluttuano strutture sinuose in plexiglass a colori, la cui sagomatura ricalca le onde elettroencefalografiche registrate durante il sonno, il sogno, o l’attività immaginativa. A parete, materiale d’archivio e disegni preparatori sono note a margine del testo e testo stesso.
In uno stile che accosta rigore analitico e sublimazione estetica, ratio e rêverie, l’artista indaga l’intimità dell’immaginazione. Interrogandosi: è possibile misurare l’incommensurabile?

Margherita Zanoletti

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