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New York, il Met impone biglietto di ingresso ai visitatori dopo 50 anni di “pay-as-you-wish”

Dopo 50 anni il famoso museo newyorchese cambia le regole di accesso del pubblico e impone il biglietto di ingresso ai visitatori, che finora hanno usufruito della formula “pay-as-you-wish”. Scelta giustificata dal dissesto finanziario che da anni attanaglia l’istituzione, ma che ha sollevato non poche polemiche.

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Il SuperDesign della stagione radicale. Intervista a Maria Cristina Didero

Attraverso una mostra, un libro e un film, Maria Cristina Didero ricostruisce a distanza di cinquant’anni il profilo di una stagione shock del progetto italiano. In cui il legame inedito tra ideologia & pop si era trasformato in uno strumento sovversivo, per radere al suolo e ricominciare a pensare, con molta ironia, la nostra dimensione sociale e identitaria attraverso una nuova cultura dell’abitare.

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Una petizione per il Metropolitan di New York. Togliete quel Balthus: è un invito alla pedofilia

In tempi di denunce contro molestie e abusi sessuali, anche un quadro diventa oggetto di polemiche. E la situazione sfugge di mano. In America arriva la petizione per far ritirare dalla collezione del Met una tela del grande Balthus. Lo spettro della censura non muore mai.

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Jens Hoffmann alla gogna. Il super curatore newyorchese accusato di molestie sessuali

La giostra amara delle accuse e dei processi sommari, in tema molestie sessuali, non si ferma. Oggi tocca a un altro esponente del mondo dell’arte, tra i più noti curatori internazionali di media generazione: Jens Hoffmann, che per un soffio non divenne nel 2009 direttore dei Castello di Rivoli, viene scaricato dal Jewish Museum di New York. Ecco perché.

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In mostra a New York le opere realizzate dai detenuti di Guantánamo. E forse nascerà un archivio

È in corso a New York una mostra di 36 opere realizzate dai detenuti del campo di prigionia di Guantánamo. La scelta delle forze militari statunitensi di chiudere anzitempo la mostra e distruggere i lavori “galeotti”, ha suscitato un polverone mediatico tale da spingere il Pentagono a valutare l’idea di creare un archivio per conservare i manufatti dei prigionieri

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In mostra a New York le opere realizzate dai detenuti di Guantánamo. E forse nascerà un archivio

È in corso a New York una mostra di 36 opere realizzate dai detenuti del campo di prigionia di Guantánamo. La scelta delle forze militari statunitensi di chiudere anzitempo la mostra e distruggere i lavori “galeotti”, ha suscitato un polverone mediatico tale da spingere il Pentagono a valutare l’idea di creare un archivio per conservare i manufatti dei prigionieri

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